Chet Baker. La Lunga Notte di Un Mito

«Dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo.»⁠
«Per andare dove, amico?»⁠
«Non lo so, ma dobbiamo andare»⁠


🎺 Un libro trovato per puro caso (o fortuna direi), tra gli scaffali affollati di una libreria nel cuore della Bologna universitaria. Pagine ingiallite e odore di polvere. Ovviamente non potevo farmelo sfuggire…tanto più se racconta la vita di uno dei miei musicisti preferiti: Chet Baker. Per me il poeta maledetto del jazz. ⁠


Dagli inizi, negli anni ’50, quando un bellissimo ragazzo dell’Oklahoma arrivò sulla West Coast, per diventare il principe del cool jazz, fino alla morte violenta avvenuta in circostanze misteriose ad Amsterdam nel 1988. Ricordo ancora quella sera in cui al telegiornale parlarono della sua scomparsa, avevo 8 anni, e ancora non conoscevo nulla di lui, non potevo immaginare quanto mi sarei emozionata sulle note delle sue improvvisazioni. ⁠

Dietro quel volto sexy, angelico, dall’espressione cool, si nascondeva un animo profondamente tormentato e ribelle che lo portò verso la completa rovina di sé. Tanto affascinante quanto bugiardo, imbroglione, figlio di puttana. Caduto, come molti jazzisti del suo tempo, in una spirale di dipendenza dalle droghe che travolse verso la rovina chiunque gli fu accanto: musicisti, amici, donne. 🎺⁠

La sua tromba tra sensualità e incanto e la sua voce come velluto blu, seducentemente ipnotica. La prima volta che lo ascoltai ne rimasi stregata e non riuscii a resistere al suo fascino. Succederà anche a voi?⁠


🖤 Quale sarà il prossimo jazzista di cui vi parlerò? Avete richieste o preferenze? 🖤 ⁠

Titolo: Chet Baker. La Lunga Notte di Un Mito
Autore: James Gavin
Traduttore: Marco Rossari
Casa Editrice: Baldini&Castoldi
Anno di edizione: 2002
Genere: musica
Pagine: 457
Voto: 4,5/5

Musica Dentro, Paolo Fresu

“La bellezza di quella musica era racchiusa nel suo essere imperfetta, umana, profonda e al tempo stesso misteriosa: la profondità stava nel suono, il mistero nel silenzio. Due elementi apparentemente inconciliabili ma di fatto indissolubili. Se non c’è suono e non c’è silenzio, non c’è musica”.⁠

Come il giorno non potrebbe esistere senza la notte, il sole senza la luna. Ciò che ho imparato nella mia esperienza di cantante jazz è stato anche quello di ascoltare i silenzi: tra una frase e l’altra, tra una parola e l’altra, e percepirne la dirompenza…a volte più delle note stesse. ⁠

I silenzi, gli spazi, come respiri dell’anima. Il jazz rivela tutto questo e molto altro. È un’esperienza di vita, che segna un profondo percorso interiore. Una continua scoperta di sé, del suono della propria voce.

Jazzista di fama internazionale, Paolo Fresu racconta il suo intimo rapporto con la musica e il percorso che lo ha fatto crescere come musicista, attraverso passione, umanità e dedizione. Soprattutto amore. La musica, e il jazz in particolare, mettono di fronte a tante sfide non solo musicali ma anche personali, allo stesso tempo possono regalare momenti indimenticabili di condivisione e importanti occasioni per conoscere sé stessi. ⁠

Un libro per tutti, non solo musicisti o appassionati di jazz, ma per chiunque sia alla ricerca di una storia autentica, che prima di tutto racconta quanto possa essere fondamentale il rapporto con le proprie radici per dispiegare le ali.

Un libro per tutti, perché ognuno di noi ha la sua “musica dentro”.

🖤

Titolo: Musica Dentro
Autore: Paolo Fresu
Casa Editrice: Feltrinelli
Anno di edizione: 2009
Genere: saggio
Pagine: 185
Voto: 3,5/5

La Ladra Di Fragole – Joanne Harris [Collaborazione con Thrillernord.it]

Ha ripreso a soffiare, il vento. Il vento danzante che fa sentire la sua voce, e quando ritorna, arriva con tutta la forza dirompente e la rabbia dell’Hurakan. Vianne lo sa bene: Il vento è trasformazione e non c’è trasformazione senza perdita. Cosa si porterà via questa volta? 

La vita è in prestito, ogni cosa che troviamo lungo la strada – amanti, figli, felicità – alla fine va restituita.

L’amore non è sicuro, porta nel suo significato intrinseco la caducità dei boccioli di primavera. Un libro che parla del significato profondo dell’amore, quell’amore che tutto tace e al contempo tutto rivela. E’ possibile proteggere chi amiamo dalla forza dirompente del vento, della vita? Quanto è difficile lasciar andare chi amiamo e accettarne la perdita?

Dopo il grande successo di Chocolat (1999), Le Scarpe Rosse (2007), Il Giardino delle Pesche e delle Rose (2012), tra profumi di bosco, di foglie cadute e le avvolgenti fragranze delle spezie invernali; tra incantesimi e arte divinatoria, Joanne Harris ci riporta nel paesino di Lansquenet-sous-Tannes per emozionarci con una storia da scartare come un cioccolatino dalla fragranza di altri luoghi e dal dolce sapore di eventi meravigliosi. Un intreccio di storie ricche di colpi di scena, che a poco a poco rivelano i segreti più profondi degli abitanti che animano l’apparente tranquillità del villaggio.

Le storie ci dicono chi siamo, chi eravamo e chi speriamo di essere. Le storie danno forma alle nostre vite, una narrativa che è alla loro radice. E a volte, le storie ci permettono di dire quelle cose che non si possono pronunciare – segrete perfino a noi stessi – al di fuori delle convenzioni e delle favole. 

Personaggi fortemente autentici, quelli della Harris, che vivono intensamente tra le righe di questa storia, mettendo a nudo le proprie fragilità e i desideri più profondi. Vianne, che con l’arte del suo cioccolato, inebria di misteriosi incantesimi i palati degli abitanti di Lansquenet. Il suo essere madre e amante. Il vento che ricomincia a soffiare, gli anni che passano, il tempo che cambia. I figli che crescono e il dover fare i conti con la contraddizione più profonda dell’amore materno: tanto più potente e forte quanto più capace di donare libertà. Anouk, bambina in Chocolat, ormai ventunenne che sta dispiegando le ali verso la realizzazione della propria vita. E Rosette. La sua bambina speciale, che legge nel cuore delle persone attraverso i suoi disegni, alla quale Narcisse, il fiorista del villaggio, lascerà la propria eredità tra lo sgomento di tutti. Ma quale sarà davvero questa eredità? Nulla è come sembra e ciò che pensiamo di aver perso, alla fine tornerà? Torna sempre il vento del Nord, cantando la sua canzone desolata sopra il suono della neve che si scioglie. 

Assaggiami. Provami. Gustami. Una tentazione provata già dalle prime pagine, trasformatasi in un’esperienza di lettura fortemente evocativa, dalle emozioni intense come le fragranze dell’oud, del legno di sandalo, del cumino e dell’ambra grigia. Le ultime battute del libro e anch’io mi sono sentita magicamente parte di questo incantesimo. 

In collaborazione con Thrillernord.it

🖤

Titolo: La ladra di fragole
Autore: Joanne Harris
Traduttore: Laura Grandi
Casa Editrice: Garzanti
Anno di edizione: 2019
Genere: narrativa moderna
Pagine: 346
Voto: 4,5/5

Joanne Harris: Scrittrice britannica. Nata da madre francese e da padre inglese nel negozio di dolciumi dei nonni, è cresciuta a cibo e folklore. La sua bisnonna era una “strega” e una guaritrice. Tutto ciò è stato un ingrediente essenziale per lo sviluppo dei suoi romanzi. Ha studiato presso la scuola media di Wakefield e si è laureata presso il St Catharine’s College di Cambridge, in Lingue medievali e moderne. Dopo la laurea si è dedicata all’insegnamento di lingua e letteratura francese. Il suo primo romanzo, The Evil Seed, è stato pubblicato nel 1989. Nel 1999 esce Chocolat (pubblicato in Italia da Garzanti con la traduzione di Laura Grandi), che l’ha resa famosa e che è diventato un film della Miramax, diretto da Lasse Hällstrom con Juliette Binoche e Johnny Depp. A questo hanno fatto seguito Vino, patate e mele rosse (1999 – Garzanti 2001 sempre tradotto da Laura Grandi), anch’esso diventato un film (prodotto dalla Eagle Pictures), Cinque quarti d’arancia (2000), La spiaggia rubata (2002), La donna alata (2003), Profumi, giochi e cuori infranti (2004), Le scarpe rosse (2007), seguito di ChocolatLe parole segrete (2008), Il seme del male (2009), Il ragazzo con gli occhi blu (2010), Il giardino delle pesche e delle rose (2012), Un gatto, un cappello e un nastro (2014), Il canto del ribelle (2015), La classe dei misteri (2016), La ladra di fragole (2019).È anche autrice, con Fran Warde, di La cucina di Joanne Harris (2003). I suoi libri sono pubblicati in Italia da Garzanti.

Intervista a Lorenzo Foltran autore del libro “In Tasca La Paura di Volare”, Oèdipus Edizioni, 2018

In un mondo come quello di oggi, frenetico, dominato dal digitale e dai social, c’è ancora spazio per la poesia?

Non mi stancherò mai di ripetere che oggi esistono almeno tre validi motivi per leggere poesia:

. La brevità della poesia comporta un tempo di lettura ideale per il lettore contemporaneo che ha sempre meno tempo da dedicare ai libri.

. Tale brevità è perfetta per la condivisione sui social.

. A chi pensa che la poesia sia un genere di difficile comprensione rispondo: una poesia può comunicare prima ancora di essere capita.

Quindi, sì, c’è ancora spazio per la poesia. Proprio grazie ai social media è più facile arrivare ai lettori, basti pensare al successo di alcuni, cosiddetti, “instapoeti”. Il problema, però, è riuscire a trasformare il “mi piace” in acquisto del libro ed evitare di diventare unicamente un “brand”, una faccia da mostrare in video su Youtube o nelle storie di Instagram. Altra questione è la qualità dei testi: trovo che quasi la totalità delle poesie pubblicate in rete si limiti a formule a effetto pensate e scritte per fare breccia nei cuori dei non-lettori o in quelli dei lettori sprovveduti. Sono frasi sdolcinate o pseudoromantiche, non poesia.

Com’è nata l’idea di questa raccolta di poesie?

La silloge è l’evoluzione di altre due raccolte, “La ragazza luna” e “L’una la musa dell’altro”, rimaste, fortunatamente, inedite in quanto entrambe contraddistinte da una scrittura adolescenziale. Erano una sorta di canzoniere amoroso con molta ispirazione ma poca sostanza. Infatti, il piano autobiografico su cui si basavano i testi non mi permetteva di dare un significato culturale, universale oltre che privato, alla mia poesia. Attraverso un lungo e accurato lavoro di rifinitura, anche su testi che ritenevo intoccabili, ho rivoluzionato la struttura della raccolta ed è nata In tasca la paura di volare.

Ciò che da subito mi ha colpito della tua poetica è un più che evidente richiamo alla poesia petrarchesca e ai suoi stilemi, ma il tutto direi “vissuto” nella contemporaneità, riportato ai giorni nostri per quanto riguarda anche i contenuti. Un contrasto interessante quanto ardito a mio avviso. Vuoi spiegarci nel dettaglio questa scelta?

Oltre agli stilemi petrarcheschi, non bisogna dimenticare che vi è molto anche della poesia provenzale. Sono stati i poeti provenzali a inventare il concetto di cortesia che si basa sul riconoscimento del valore della donna per lo sviluppo morale dell’uomo. La poesia provenzale ci ha donato un prezioso patrimonio letterario e anche una profonda eredità spirituale. Ma oggi chi conosce o ha letto le poesie di poeti come Jaufré Rudel o Raimbaut d’Aurenga? Rinnovare e attualizzare tale concetto permette di riproporlo e renderne più facile la fruizione ai lettori di oggi. Tuttavia questa componente cortese/petrarchesca caratterizza unicamente la prima sezione della raccolta. I lettori sono affascinati dalla prefazione di Dario Pisano, ma non prendono in considerazione una parte della sua, corretta, interpretazione: l’aspetto ironico. Dario scrive: “La sua musa abita le rive dell’antica tradizione poetica italiana, e riscrive, con una dose di umorismo e ironia, celebri pagine della tradizione stilnovistica e petrarchesca”. Tutto ciò presuppone una presa di distanza dalla poesia d’amore tradizionale. Come Orfeo con Euridice, il poeta può tenere per mano la sua musa, ma non può voltarsi per guardarla se non vuole perderla (o perdersi nel suo sguardo). In In tasca la paura di volare il poeta si è voltato alla ricerca della sua musa, perdendola per sempre. Da questo deriva il fallimento del rapporto io-tu, del binomio poeta-musa tipico della lirica d’amore.

In Tasca La Paura Di Volare è una delle poesie contenute in questo libro e che dà il titolo alla raccolta. Qual è il significato di questa espressione e perché hai scelto proprio questa poesia come rappresentativa della raccolta?

È un titolo evocativo, un endecasillabo che suona davvero bene. Si tratta di un verso della poesia che chiude il libro. L’ho scelto perché penso riassuma perfettamente l’atmosfera della raccolta e ciò che resta del viaggio effettuato lungo le tre sezioni. Quella paura è l’unico biglietto di cui disponiamo verso il futuro, ed è di sola andata.

Cosa significa per te scrivere poesie? Che rapporto hai con la tua opera?

La poesia è un bisogno, qualcosa che nasce spontaneamente. Come diceva il poeta Dario Bellezza, andare a fare la spesa, mangiare, scrivere una poesia sono la stessa cosa, se uno è un vero poeta, poi se uno deve fare uno sforzo per esserlo è inutile che lo fa. Poi, ovviamente, a questa prima fase più creativa deve seguire un continuo lavoro di lima. Per questo ho un rapporto difficile con la mia opera, come penso lo sia per tutti i poeti. Dopo aver lavorato mesi, o anni, sulla stessa raccolta è necessario abbandonarla, addirittura smetterla di rileggerla. Questo perché il poeta che si migliora vi troverà sempre dei difetti: una poesia non finisce mai, è un testo in continua evoluzione, ma bisogna avere il coraggio di allontanarsene altrimenti si corre il rischio di restare bloccati. Se oggi potessi intervenire su In tasca la paura di volare modificherei non poche cose.

Progetti per il futuro. Hai qualche anticipazione?

Mi trovo in una fase straordinariamente creativa. Ho da poco ordinato e corretto quella che sarà la mia seconda raccolta. L’obiettivo è di pubblicare con un editore più grande e importante. In attesa delle risposte delle case editrici alle quali ho inviato il manoscritto, mi sto concentrando sulle pubblicazioni in rivista e sulla traduzione in francese delle mie poesie. Una mia poesia è stata da poco pubblicata sulla rivista letteraria “Méninge” e altri miei testi saranno presto pubblicati sulle riviste “Meteor” e “Filigranes”. Infine, ho cominciato a dedicarmi anche alla prosa, infatti sono al lavoro sul mio primo romanzo in cui la poesia avrà un ruolo fondamentale. 

🖤 VUOI SAPERNE DI PIÙ? LEGGI LA RECENSIONE AL LIBRO DI LORENZO FOLTRAN! 🖤

I LOVE CELLULITE – Martina Semenzato [Collaborazione]

L’idea di questo libro nasce 8 anni fa, ma la mia battaglia contro la cellulite, meglio detta malefica, inizia molto prima. A poco a poco la lotta si è trasformata in una passione. A forza di averla sempre con me, alla malefica mi sono affezionata. Il consiglio migliore alla fine sarà sempre la leggerezza. Leggerezza non di culo, non di cosce, ma di animo e di spirito. Prefazioni di Dario Ballantini e Alice Mangione di The Pozzolis family.

Passeremo l’intera esistenza a cercare di essere migliori di…più belle di…simili a…

Creme, tisane, trattamenti, pubblicità, influencer, la prova costume, la tua amica che non ne ha neanche l’ombra eppure si scofana sempre di tutto e di più (forse è il mio cul…ehm, volevo dire, è il mio karma che negli ultimi 25 anni ha avuto qualche piccolo intoppo?). Insomma, come ci giriamo e rigiriamo alla fine si finisce sempre a pensare a lei: la cellulite.

Inutile dire, ahimè, perché il titolo di questo libro mi abbia incuriosita così tanto. Non appena arrivatomi, ho cominciato subito a leggerlo e l’ho letteralmente divorato. Ironia e leggerezza con cui Martina Semenzato tratta un argomento che riguarda ben l’80 per cento delle donne, alcune delle quali lo vivono come un vero e proprio disagio. L’autrice racconta il suo rapporto con la “malefica” a partire da quando era ragazzina, e la sua personale e ossessiva lotta alla cellulite fino ad arrivare al bisturi del chirurgo. Pagina dopo pagina, tra un sorriso e l’altro, ti rendi conto che questa storia autobiografica, che chiama in causa i rapporti sentimentali con il proprio partner, quelli intricati con la propria suocera, madre e le strambe amicizie femminili, sta in realtà parlando anche di te, e rivela un messaggio molto profondo che va al di là del semplice ironizzare sull’essere donna e per di più, donna con quei buchetti che tanto ci fanno dannare e spendere (tra l’altro).

La cellulite alla fine puoi debellarla definitivamente innanzitutto dalla tua testa: meno ci pensi, meno ne vedi, meno ne vedranno gli occhi di chi ti guarda. La medicina migliore è sempre la leggerezza, non di culo, non di portafoglio ma di testa!

La questione riguarda piuttosto quegli inestetismi che abbiamo nella nostra testa, che anni di marketing pubblicitario a valangate di photoshop, condizionamento culturale, canoni estetici imposti dalla società, hanno inculcato nella nostra mente e nelle nostre chiappe, direi (fermatemi, vi prego!!), alleggerendo i nostri portafogli (ahhh se potessero parlare!!). Un breve manuale, ricco di citazioni e illustrato dalle simpatiche vignette di Marta Battocchio, con lo scopo di comunicare che la cura migliore per il trattamento della cellulite è sempre e sarà sempre la nostra intelligenza. Intelligenza di ironizzare innanzitutto su noi stesse, sui nostri comportamenti, sugli infiniti e fantasiosi tentativi di debellare a tutti i costi un qualcosa che in realtà ci appartiene in quanto donne e che caratterizza la nostra femminilità.

Questo certo non significa non aver cura di sè. Anzi. volersi bene e migliorarsi è sempre una buona strada da perseguire, ma volersi bene significa anche non farsene una malattia se sulla nostra coscetta o sul nostro fianco si intravede un buchetto di cellulite. Va bene, non è mai uno…facciamo due? Abbiamo una testa. Usiamola. Noi donne siamo molto di più dei nostri culi. Eccheccavolo, finalmente lo posso scrivere!! (forse la questione mi sta un po’ sfuggendo di mano 😅).

Il consiglio migliore alla fine sarà sempre la leggerezza. Leggerezza non di culo, non di cosce, ma di animo e spirito.

Impariamo a volerci bene, a non essere le peggiori nemiche di noi stesse. Non guardiamoci allo specchio cercando solo quello che non va. Guardiamo quello che abbiamo di bello, ciò che di unico ci contraddistingue e facciamo in modo che anche gli altri lo vedano. Il vero cambiamento non avviene solo cambiando il nostro corpo ma il nostro modo di pensare e di pensarci:

la vera sfida non è combatterla, questa cellulite, ma tenersela!

Lo sapevo, alla fine nella vita è sempre e solo questione di…culo? No, di testa!

Buona cellulite a tutte!

🖤 VUOI SAPERNE DI PIÙ? LEGGI LA MIA INTERVISTA ALL’ AUTRICE 🖤

Titolo: I Love Cellulite
Autore: Martina Semenzato
Illustratore: Marta Battocchio
Casa Editrice: Peruzzo Editoriale – Guida Editori
Anno di edizione: 2018
Genere: moda e bellezza
Pagine: 126 p.
Voto: 3,5/5

Intervista a Martina Semenzato, autrice del libro “I Love Cellulite”, Peruzzo Editoriale – Guida Editori, 2018

Dopo aver letto il suo libro, erano diverse le domande che avrei desiderato porre a Martina. Ho deciso quindi di proporle questa intervista che condivido con grande entusiasmo. La ringrazio nuovamente per la gentilezza e la grande disponibilità che mi ha dimostrato. Un ringraziamento speciale anche al suo staff davvero molto professionale e attento.

“I Love Cellulite” in un mondo mediatico che per decenni, salvo rare eccezioni dalla breve vita, ha costruito uno stereotipo di bellezza femminile basato sulla magrezza e sull’assenza di imperfezioni. Una provocazione? Sicuramente una scelta contro corrente. Vuoi spiegarci?

L’idea di questo libro nasce 8 anni fa, ma la mia battaglia contro la cellulite, meglio detta la malefica, inizia molto prima, da quando ho 14 anni!! A poco a poco la lotta si è trasformata in una passione. A forza di averla con me, alla malefica mi sono affezionata. Un rapporto complesso, di amore e odio. Una storia complicata.
Una provocazione si! Una condivisone tra donne si! Un guardarsi allo specchio con occhi diversi si! Uno sdoganare la cellulite si!!

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro, cosa ha significato per te, era nei tuoi progetti quello di diventare una scrittrice?

La voglia era quella di dar vita ad un breve manuale che alleggerisse le donne da un tormento e ironizzasse anche un po’ sui loro limiti fisici e a volte mentali, spesso sociali e anche economici!!
Non era nei miei progetti diventare scrittrice, ma la passione per la lettura e la scrittura li ho coltivati grazie ai miei studi classici!!
Quindi direi che la scrittrice di fatto inconsciamente c’era da tempo!!
Adesso c’ho preso gusto e sto finendo il secondo libro I Love Panza!!
La parte editoriale è per me molto importante!! E si abbina ad un importante progetto di marketing e valorizzazione del logo!

Una scrittura ironica, divertente, leggera, quando pagina dopo pagina si scopre l’elemento fortemente autobiografico e profondo che caratterizza il tuo libro. Questa ironia rispecchia il tuo modo di essere e di approcciarti alla vita?

Si assolutamente: cancro ascendente cancro!!! Trovo che l’ironia possa essere una leva forte per affrontare le straordinarie sfide che la vita cellulitica ci riserva.
Ironia fatta con intelligenza e rispetto di se stesse e di chi ci sta vicino.

Nel libro parli anche di chirurgia estetica a cui tu stessa, senza segreti, riveli di esserti sottoposta. Col senno di poi, e soprattutto dopo la pubblicazione di questo libro, lo rifaresti?

Si lo rifarei, ogni volta che faccio una presentazione preciso che io sono per la cura del contenitore, anche se il contenuto viene prima di qualsiasi altra cosa.
Non mi spaventa il ricorrere alla chirurgia estetica, ne sono portatrice sana!!!
Sana perché se la chirurgia ti fa stare bene, come un bel vestito o un bel rossetto o una scarpa tacco 12 o una pantofola pelosa…ben venga!
Non sono d’accordo con chi fa della chirurgia estetica la sola ragione di vita, o chi vuole sembrare una ventenne quando magari di anni ne ha quaranta!!

Nel libro lanci alle tue lettrici una doppia sfida: non solo imparare a convivere con la propria cellulite, ma, per le più intrepide, di postarla tramite l’hashtag #ILOVECELLULITE. Quale feedback hai avuto?

Vuoi la verità! Un feedback tiepido!!! E lo capisco, io ho postato la mia cellulite! Con una bellissima foto, molto fashion in costume anni 50!!! Eppure ho fatto fatica! Le nostre peggiori nemiche: noi stesse!
Però poi è stato catartico e quest’estate via post in costume! Questa volta senza pensarci tanto su!!!

Il tuo libro è diventato una fondazione, vuoi raccontarci nel dettaglio di cosa si tratta?

E’ diventato una società I Love Me srl.
Un progetto di aiuto alle donne di qualsiasi età che hanno bisogno di un contributo concreto per realizzare i propri sogni. Iniziative che travalicano il progetto editoriale, ponendo il focus su micro progetti di lavoro e di vita al femminile.
I love cellulite e i love me non è solo un progetto editoriale e’ soprattutto uno sguardo attento rivolto al mondo al femminile (per ora!), e’ un progetto di merchandising con il fine di raccogliere risorse per sponsorizzare i sogni delle donne!

Progetti per il futuro. Un altro libro in vista?

Si come ti dicevo sto finendo I Love Panza! Qui spaziamo su visioni diverse, molto diverse…. Quella maschile e quella femminile, dello stesso argomento: la pancia!!!
Ho già iniziato questo confronto uomo/donna soprattutto con le acque aromatizzate!!
Attenzione niente stereotipi, amo gli uomini e le loro contraddizioni!!! Che poi completano le nostre! Ma e’ inevitabile siamo due mondi meravigliosamente  diversi e di questo ne dobbiamo prendere atto e continuare ad ironizzarci su!!!

🖤 VUOI SAPERNE DI PIU? LEGGI LA RECENSIONE AL LIBRO DI MARTINA SEMENZATO! 🖤