Intervista a Simona Bianchera, autrice di “Tu Sei Musica”, Panesi Edizioni, 2019

Leggendo la storia di Alaska, ho avuto la sensazione di conoscere molto di te. Quanto c’è di autobiografico nella personalità della protagonista?

Alaska è entrata nella mia vita nel 2012 e la amo tantissimo. Il nome è nato alla domanda che mi sono fatta “Che nome darei ad una figlia?” e come tale la sento.  È la mia creazione, una parte di me vive in lei. Chi mi conosce personalmente mi identifica in lei, anche perché

è più facile scrivere di quel che si conosce, quindi è vero che qualche spunto l’ho preso da me, ma in verità l’ho vista e descritta come se fosse una persona che amo e che mi è molto vicina. Come me ama l’arte: la pittura, la musica e la fotografia e anche io non sono capace a dare indicazioni stradali (risata). Io ho vissuto in prima persona Simona, la madre un po’ pazzerella fotografa e rock, insieme a Fabrizio, mio marito, padre di Alaska. Anche qualche aneddoto capitato nel romanzo è ispirato ad eventi realmente successi. Per esempio l’incontro con Pasquale, driver e guida turistica di Polignano a Mare, oppure trovare la gomma di scorta bucata (risata).  

Una storia dalla colonna sonora decisamente rock, raccontata anche attraverso le immagini. Com’è nata l’idea di un libro che racchiudesse queste diverse forme espressive?

Fanno parte della mia quotidianità. Quando dipingo, scrivo o lavoro sulle fotografie devo sempre avere uno sfondo musicale. Quindi mentre scrivevo il romanzo mi veniva naturale accostare le canzoni alle emozioni dei protagonisti. La musica è il fulcro di tutto. Grazie a lei Alaska e Daniel si conoscono, e altri personaggi la usano per spiegarsi, arrivando a capirsi. Quando siamo tristi, felici, nostalgici o euforici andiamo alla ricerca del brano per amplificare quella sensazione o per sentirci meglio, per darci la carica o per rilassarci.  Perché la musica è un’emozione danzante. In questo romanzo ho espresso tutte le mie passioni e anche quando Alaska e Vanessa si trovano alla mostra artistica di Sonya, magicamente ogni quadro trovava una collocazione perfetta per le loro emozioni.

Tu Sei Musica è il tuo romanzo d’esordio. Cosa ha significato scrivere questo libro?

Ho sempre amato scrivere, fin da bambina, poesie, racconti, fiabe e alcune canzoni quando cantavo nel gruppo, guarda caso Pensieri Divergenti. Per me la pubblicazione di questo romanzo ha segnato una svolta nella mia vita. Io tendenzialmente sono una persona insicura e quando ho terminato il romanzo l’ho messo nel famoso “cassetto dei sogni”. Le paure mi bloccavano. Negli anni lo tiravo fuori, rileggendolo ed emozionandomi, ma non facevo mai il passo di spedirlo ad una casa editrice. Poi, dopo 5 anni di ripensamenti, una mattina mi sono svegliata coraggiosa e l’ho fatto. Con mani tremanti ho inviato un’email alla Panesi Edizioni e quando mi ha risposto che le piaceva e lo avrebbe pubblicato ho pianto dalla gioia. Mi sono resa conto che con le nostre paure creiamo delle catene. Sono felice per quello che sto vivendo e voglio dare un messaggio a tutti: ognuno di noi ha uno o più doni, trovandoli e coltivandoli si vive appieno ogni giornata, ogni momento che abbiamo la fortuna di assaporare. I sogni non bisogna tenerli nel cassetto, anche se a volte le paure ci bloccano, ma tirarli fuori e fare di tutto per realizzarli. In quel percorso troveremo nuove energie che manco sapevamo di avere e l’universo lavorerà insieme a noi. Come scrisse Baudelaire: “Di vino, di poesia o di virtù. Come vi pare: ma ubriacatevi”.

Cercavo la forza e mi sono immaginata un dialogo tra un nonno e un nipote. La voglio dedicare a tutte le persone che stanno affrontando un periodo difficile, a tutte le persone che vedono davanti un muro insormontabile, quando nella realtà è solo un muro di cartone. A volte basta solo la forza di provarci a tirarlo giù.

«Ho paura» si confidò il ragazzo.

«Di cosa?» chiese affettuosamente il nonno, lisciandosi la lunga barba, come era solito fare quando pensava.

«E se non sono all’altezza? E se non riesco a superare l’esame?» gli occhi del ragazzo erano pieni di timore, le pupille dilatate. Ancora qualche manciata di minuti e sarebbe dovuto entrare nella stanza. Il cuore batteva forte nel suo petto.

«Piove» disse il nonno. Chiuse gli occhi «Ascolta il suono dolce, lieve, delle gocce che cadono a terra.»

«Sì nonno, ma che c’entra?». Il ragazzo era talmente spaventato dall’idea di non riuscire a realizzare il proprio sogno, quello per cui aveva lavorato per così tanto tempo da avere quasi le lacrime agli occhi. Iniziava a sudare freddo  e l’agitazione lo rendeva poco concentrato. 

Il nonno gli prese le mani  e continuò: «Le gocce  scendono dal cielo con una forma precisa,  perfetta, e poi, appena toccano una superficie si rompono, la loro forma si spezza, frantumandosi in tante piccole gocce, che unite prendono altre forme. Si plasmano al luogo che le raccoglie.» Il ragazzo lo guardava con un’espressione confusa in viso. Prima che potesse esprimere il suo smarrimento il nonno disse, guardandolo negli occhi «Ecco, noi siamo così. Nasciamo in una perfetta forma, poi nel percorso della vita incontriamo ostacoli, muri, prove e ci spezziamo. Ma come l’acqua semplicemente cambiamo. Se osservi una goccia mentre cade, poi, quando tocca terra, non la distingui più, ma non è scomparsa. Ha conosciuto una nuova realtà e continua il suo viaggio, continua la sua vita andando a fluire nei fiumi e infine nel mare. Vedi, siamo in continuo cambiamento. Nasciamo per fare esperienze, ogni giorno è diverso dall’altro. Credi sempre in te, perché anche se pensi di spezzarti, in realtà evolvi. L’acqua è vita e noi siamo fatti per una buona parte di essa. È  l’unico elemento che varia a seconda delle necessità: si solidifica, evapora, scorre.  La vedi diversa, ma le sue molecole sono le stesse. La maggior parte del nostro corpo è costituito dall’acqua, la natura  ha dato a noi la possibilità di cambiare, di adattarsi al meglio nell’ambiente. Siamo fatti d’acqua, di stelle e di una potente energia che è l’amore . Ma questa è un’altra storia. Ora ascolta il rumore della pioggia, la goccia non ha paura di cadere perché sa che semplicemente si trasformerà. Vivi con la stessa consapevolezza.» Il ragazzo sorrise, aveva visto nella sua mente ogni immagine descritta dal nonno, lo abbracciò forte ed entrò fiducioso nella stanza dentro la quale avrebbe iniziato a veder realizzati i propri sogni. 

Quel ragazzo sei tu e la stanza è ogni giorno che hai a disposizione nella vita.         

Ps. Questo piccolo scritto lo troverete nel secondo romanzo.

Com’è stato il processo di scrittura? Come lo hai vissuto?

Ho scritto Tu sei Musica tra il 2012 e il 2013. È iniziato come un racconto, un’idea romantica dell’incontro tra una ragazza e un ragazzo iniziata su internet, però mano a mano che scrivevo le idee fluivano di continuo arricchendola di personaggi.

Si creava da sola, come fosse magia. Scrivevo quando potevo: di sera, finiti i lavori di casa.  Quando tornavo in treno dal lavoro. Di notte, quando mi svegliavo e un’idea veniva subito alla mente. Mentre viaggiavo in motorino, mi fermavo a bordo strada e mi registravo sul cellulare.

È stato come vivere in una realtà parallela, sentivo le emozioni dei protagonisti: mi elettrizzavo quando accadeva qualcosa di bello e provavo la sofferenza per qualche fatto triste. Come dice Vasco Rossi nella canzone Una canzone per te “Le mie canzoni nascono da sole, vengono fuori già con le parole…” così ho vissuto la creazione di Tu sei Musica.

Progetti per il futuro. Puoi darci qualche anticipazione?

Ho terminato da poco il secondo romanzo e l’ho appena spedito alla casa editrice. Il genere è diverso, ovvero avventura e mistero. È stato stupendo scriverlo, mi sembrava di essere un Indiana Jones al femminile e nelle varie ricerche che ho fatto ho appeso parecchie nozioni che mi hanno aperto la mente. È stata quindi anche una crescita personale. 

🖤 LEGGI LA RECENSIONE DI “TU SEI MUSICA” 🖤

Tu Sei Musica – Simona Bianchera [Collaborazione]

L’amore mi ha sempre fatto una strana impressione…sembrava complicato…la felicità, la tristezza, brutto, bello, reale…e irreale.

Però una cosa che ho sempre saputo è che volevo stare vicino all’amore, non troppo, senza rumore tanto quanto bastava a far sentire felice il mio cuore.

Non doveva cantare, solo sorridere un po’, sorridere al mondo.

L’amore è avido, a volte quando le cose non vanno come uno sperava l’amore diventa una cosa pericolosa, spaventosa, violenta, fredda come la luna, ma oggi è caldo come la brezza…

16 Anni di Alcool, Richard Jobson

Alaska e la meraviglia con cui guarda il mondo, con cui ascolta il cuore delle persone che ama. Un lavoro che la soddisfa, una coinquilina, Vanessa, amica d’infanzia ed una famiglia che le vuole bene. Impossibile non affezionarsi a Lupen, il suo vivace cagnolino.

La sua vita scorre fra serate tra amici e canzoni rock. Possiamo sentirla, la musica, che come una colonna sonora ci accompagnerà pagina dopo pagina; racconterà le paure e le fragilità dei personaggi, al di là delle parole stesse. La musica unisce, fa incontrare le persone, e quando unirà anche Alaska e Daniel, cambiando inaspettatamente le loro vite, non vi rimarrà che allacciare le cinture, e partire con loro verso un’avventura che vi coinvolgerà fino all’ultimo “riff”.

Un romance contemporaneo dall’energia rock’n’roll che mi ha riportato indietro nel tempo, agli anni dell’università. Anni in cui tutto aveva il sapore della scoperta, anni dei concerti delle band degli amici, dei pomeriggi trascorsi in camera a saltare sulle chitarre dei Led Zeppelin, a sognare con i versi nostalgici dei Coldplay, ad esorcizzare la tristezza con la voce graffiante di Vasco Rossi.

Una scrittura scorrevole guida il lettore attraverso la narrazione ben strutturata, richiamando alcune tra le più coinvolgenti citazioni della musica rock e indie. Le pagine sono impreziosite da immagini artistiche e fotografie che rispecchiano appieno la personalità eclettica dell’autrice. La lettura risulta interessante, lasciando spazio a colpi di scena che riveleranno una trama inaspettata.

Tu Sei Musica di Simona Bianchera, è anche una storia di amicizia, di perdono, fiducia verso il prossimo e soprattutto di gratitudine per ciò che il mondo regala. Ci ricorda che la vita, con tutte le prove alle quali ci sottopone, può essere una grandissima opportunità e la realtà ancora più entusiasmante dei sogni, perché tutta costruire:

Chiudi gli occhi
ed immagina una gioia,
molto probabilmente
penseresti a una partenza.

Ah si vivesse solo di inizi
di eccitazioni da prima volta,
quando tutto ti sorprende e
nulla ti appartiene ancora.

Penseresti all’odore di un libro nuovo
a quello di vernice fresca
a un regalo da scartare
al giorno prima della festa.

Al 21 marzo, al primo abbraccio
ad una matita intera

alla primavera…

Costruire, Niccolò Fabi.

🖤 VUOI SAPERNE DI PIÙ? LEGGI L’INTERVISTA ALL’AUTRICE SIMONA BIANCHERA. 🖤

Titolo: Tu Sei Musica
Autore: Simona Bianchera
Casa Editrice: Panesi Edizioni
Anno di edizione: 2019
Genere: romance
Pagine: 230
Voto: 3/5

Simona Bianchera nasce a Chiavari nel 1978. Innamorata dell’arte sotto ogni sua forma esprime le sue emozioni attraverso la scrittura, la pittura e la fotografia.

Intervista a Yannick Roch, autore de “Il Maestro dei Morti”, Les Flâneurs Edizioni, 2017

Il Maestro dei Morti” rappresenta il tuo esordio letterario con Les Flâneurs Edizioni. Com’è nata l’idea di scrivere questo libro?

La nascita de “Il Maestro dei morti” è paradossale: l’avevo scritto per il primo concorso letterario organizzato dalla casa editrice nel 2015, anno nel quale avevo avuto molte delusioni a livello della scrittura con delle bocciature in altri concorsi. Quando una persona

mi ha segnalato quello organizzato dai “Flâneurs”, mi ci sono buttato dicendomi che sarebbe stata l’ultima volta! Quindi ho abbandonato il mondo del Fantasy (e dei suoi vari sottogeneri) per cimentarmi nella scrittura di un giallo “vecchio stile”, lontano dagli odierni romanzi, film e serie TV. Ho voluto portare il giallo alle sue origini (Gaboriau, Poe…) nella città di Lecoq e Dupin (anche se non conosco molto Parigi: la mia ultima visita risale al 2001 per una gita scolastica), con un investigatore ispirato ad Holmes ma con molti tratti personali e alle prese con il caso della scomparsa di una persona. Come ho detto prima, la nascita di questo libro è paradossale perché doveva essere il mio ultimo lavoro, ma ha inaugurato l’inizio di una vita da scrittore, anche se non professionale!

Quali sono gli elementi che maggiormente ricerchi nella tua scrittura, nel tuo stile?

Per me, il realismo è importante: ogni personaggio deve essere più di un nome e un cognome, deve essere una persona con il suo passato, le sue motivazioni, la sua ragione di esistere nella storia e qualche dettaglio che lo caratterizza (come gli occhi gialli di Renard, il caratteraccio di Rosalie e la superbia di François, ad esempio), senza pertanto farne una descrizione millimetrica… Il lettore deve anche lasciar correre la propria immaginazione! Anche i luoghi sono molto importanti: non faccio descrizioni molto approfondite perché voglio che chi legge possa immaginarsi la scena come lo desidera, ma con qualche paletto. Poi, naturalmente, se scelgo un’ambientazione specifica, insisto un po’ di più sui particolari. La trama è fondamentale: come in ogni libro (e non solo per i gialli), ci devono essere delle pieghe e delle zone d’ombra che porteranno a qualche colpo di scena, ma senza  prendere il lettore alle spalle: bisogna che l’autore semini qualche indizio, senza svelare troppo.

Insegnante di lingua francese, traduttore, sei anche ideatore del blog Inchiostronoir. Da dove nasce tua la passione per questo genere?

Forse sarà l’imprinting del film “Basil l’investigatopo” e, più tardi, dell’anime “Il fiuto di Sherlock Holmes“! (risata). Sono appassionato dalle storie dei detective di finzione (supereroi inclusi), dai loro nemici (uno come Mortiarty ha sempre il suo fascino) e dalle storie nelle quali il mistero fa la parte del leone. Stranamente, il mio lavoro d’insegnante di lingua francese e di traduttore mi obbliga ad essere un po’ detective: sono “casi” da risolvere, tutti differenti (fare lezioni ad un adulto per lavorare all’estero non è come preparare un ragazzo all’esame di certificazione B2) e nei quali devo inquadrare ogni profilo per arrivare ai risultati migliori (ogni studente è diverso da un altro). Inoltre, la traduzione può trasformarsi in una vera indagine per riuscire a trascrivere con la parola giusta nell’altra lingua… e non sono ammessi errori! Il blog “Inchiostronoir” è nato per promuovere “Il Maestro dei morti“, ma ho capito che un blog è un vero punto d’incontro con i lettori (o futuri lettori). Quindi, parlo di molte cose (libri, fumetti, giochi vari), ci sono delle recensioni e segnalazioni, interviste e consigli per gli autori con dei bandi per i concorsi letterari. Naturalmente, si parla anche dell’universo del giallo e la serie di articoli “I protagonisti del giallo” è molto letta. 

C’è stato un libro, o un personaggio letterario, che più di altri, ti ha fatto appassionare alla scrittura e ha fatto nascere in te il desiderio di diventare uno scrittore?

Un libro, no. Ma i libri, sì: credo che sia stato l’amore per la lettura che ho fin da piccolo ad avermi contagiato con la passione per la scrittura. Da adolescente mi piaceva scrivere piccoli racconti (anche se ora non me li ricordo più), poi mi sono appassionato ai vari wargames e successivamente ai giochi di ruolo che mi hanno aiutato in questo senso. Ma è stata la lettura dei romanzi dell’autore francese Serge Brussolo (prima i noir, poi la fantascienza) ad avermi dato la spinta per voler scrivere “sul serio”, con il sogno di essere pubblicato un giorno.

Uno sguardo al futuro. Altri progetti in vista? Puoi fornirci qualche anticipazione?

Vorrei continuare con le inchieste di Renard e Tortue: vari lettori e recensori hanno espresso il loro desiderio di tornare in questa Francia di quasi 90 anni fa, con le sue luci e le sue ombre. Se vogliamo parlare di progetti concreti, direi che tutto dipende da Alessio Rega,  il mio editore. In un futuro non determinato, mi piacerebbe scrivere ancora delle inchieste per il mio duo (le idee ci sono), ma forse anche qualcosa di genere Steampunk, di supereroi (ce ne sono davvero pochi nella letteratura) o un librogame, ma questo è un altro paio di maniche.

🖤 LEGGI LA RECENSIONE DE “IL MAESTRO DEI MORTI” ! 🖤

IL Maestro dei Morti – Yannick Roch [Collaborazione]

1933. Parigi è attraversata da una nube di misteriosi avvenimenti, che inquietano le notti di un’illustre borghesia perbenista. Tra le mura degli appariscenti palazzi della Ville Lumière, voci sinistre bisbigliano a proposito dell’enigmatico Monsieur Larnac e dei suoi oscuri spettacoli di magia. In questo cupo scenario una donna scompare: madame Géraldine, moglie del celebre editore Ambroise Lathune, sembra come inghiottita dal ventre di una città sempre più omertosa.

Un caso complicato, che metterà a dura prova la polizia capeggiata dall’ispettore Lequeof il quale, suo malgrado, dovrà affidarsi alle intuizioni dei due investigatori privati Renard e Tortue, dai metodi non sempre ortodossi, ingaggiati dalla disperata Sophie, figlia di madame Lathune:

…facciamo un mestiere da ratti, caro amico: dobbiamo andare dove la polizia ha paura di andare, strappare informazioni, oppure comprarne o scambiarne, avere a che fare con gente pericolosa. Quando pediniamo qualcuno, lo facciamo come fanno i predatori. Spesso dobbiamo spiare degli innocenti per proteggerli, dobbiamo scendere a patti con il marcio di questa società.

In linea con la tradizione dei classici polizieschi, Il Maestro dei Morti, esordio letterario del francese Yannick Roch, conduce il lettore nelle atmosfere intriganti di un romanzo dalle sfumature noir.

Emerge il ritratto di una società borghese conservatrice, incastonata nella quotidianità di una vita ripetitiva e monotona. Un mondo combattuto tra la salvaguardia di un’impeccabile condotta morale e il desiderio proibito di abbandonarsi alle più oscure tentazioni. Una realtà in cui le donne non hanno possibilità di emergere, perché escluse da un universo di emancipazione. Saranno proprio le figure femminili di questa storia ad avere maggior rilevanza, con le loro fragilità, le loro passioni e l’ardente desiderio di riscatto sociale, per spezzare le catene di un mondo che le vuole come placide custodi del focolare domestico.

I personaggi, tra segreti e ambizioni pericolose, animano la storia con una caratterizzazione ben delineata, in alcuni casi pittoresca. La narrazione, incalzante, si sviluppa tra suspence e ironia, riuscendo abilmente a catturare la curiosità del lettore. Una scrittura scorrevole e dialoghi ben articolati rendono piacevole la lettura fino alle ultime battute. L’indagine dell’intraprendente coppia di investigatori privati getterà luce sui tenebrosi retroscena che si annidano tra le pagine del romanzo, riuscendo a sorprendere il lettore senza tuttavia coglierlo alla sprovvista.

Chissà che l’autore non ci riservi un’altro intrigante episodio dei due “più grandi impiccioni di tutta Parigi”.

🖤 VUOI SAPERNE DI PIÙ? LEGGI L’INTERVISTA ALL’AUTORE YANNICK ROCH! 🖤

Titolo: Il Maestro dei Morti
Autore: Yannick Roch
Casa Editrice: Les Flâneurs Edizioni
Anno di edizione: 2017
Genere: romanzo poliziesco
Pagine: 160
Voto: 3,5/5

Yannick Roch è nato in Francia nel 1983. Appassionato da sempre di lettura, di scrittura e di viaggi, si è trasferito da una decina di anni in Italia, dove insegna la lingua francese e lavora come traduttore. Ideatore del blog INCHIOSTRO NOIR.

Primi acquisti del 2020!

Ciò che da sempre mi appassiona è scoprire aneddoti legati ai libri stessi, alle vite degli scrittori e, perché no, alle storie delle case editrici. Oltre a ciò che racconta, un libro ha la sua storia e questo mi ha sempre affascinato moltissimo.⁠ ⁠

Lo sapevate che la vita di Lorna Nicholl Morgan, autrice di “Un Piccolo Omicidio Di Natale” è avvolta nel mistero?⁠ Scrisse quattro romanzi tra il 1944 e il 1947, dopodiché non si seppe più nulla di lei. Ciò nonostante divenne una delle penne più apprezzate della Golden Age della crime fiction britannica. ⁠ ⁠

“La Baby Sitter e Altre Storie” ripercorre attraverso trenta racconti la carriera di Robert Coover, uno dei padri della letteratura postmoderna americana. Ha insegnato per più di trent’anni alla Brown University dove fondò un programma rivolto a scrittori internazionali perseguitati per le loro idee e i loro scritti. La particolarità di questa edizione è che la NN Editore ha affidato la traduzione di ciascun racconto a un traduttore differente, proprio per fare in modo che potesse emergere, più fedelmente possibile, la voce dello scrittore nelle sue molteplici sfumature.⁠ ⁠

“Le Sette Morti Di Evelyn Hardcastle” è edito dalla Neri Pozza. La storia di questa casa editrice ha origini che risalgono alla lotta contro le leggi razziali del 1938. ⁠ Le edizioni nascono con lo scopo ben preciso di pubblicare un libro che un editore ebreo, costretto alla fuga dalle leggi razziali, non poteva più dare alle stampe. In questo modo viene ereditato il compito di un editore ebreo, vittima della stupidità e della crudeltà dell’epoca, Neri Pozza scopre la sua vocazione d’editore fino a dare vita alla casa editrice che porta il suo nome.⁠ ⁠

Questi sono stati i miei primissimi acquisti del 2020 e già non vedo l’ora di cominciarli.⁠

⁠ 🖤 Anche voi avete già fatto compere? Come me siete appassionati di aneddoti legati ai libri e alla loro storia? Fatemi sapere nei commenti!! 🖤⁠ ⁠ ⁠

Un Altro Tamburo – William Melvin Kelley [Collaborazione con Thrillernord.it]

Se un uomo non marcia allo stesso passo dei suoi compagni, forse è perché sente il ritmo di un altro tamburo. Lasciatelo seguire la musica che sente, comunque sia scandita e per quanto sia distante.

H.D. THOREAU

Immaginate. Anni Cinquanta. Una cittadina di uno stato segregazionista. La vita scorre lenta, scandita dallo stesso ritmo di sempre. Da quelle regole che, perpetrate per decenni, sanciscono una linea di separazione tra bianchi e neri che, pur vivendo a stretto contatto, nella vita pubblica devono mantenere ciascuno le proprie posizioni: chi al di là, chi al di qua di questo confine, invisibile eppure così tangibile. I neri sono ora uomini liberi, non più schiavi, ma quelle catene con cui arrivarono i loro avi, non più visibili, li tengono ancora soggiogati al potere dell’uomo bianco, in una società in cui passare inosservati è una garanzia di sopravvivenza.

Cosa accadrebbe se un giorno, all’improvviso, come un fiume silenziosamente dirompente, tutti i neri abbandonassero il loro lavoro, le loro case, i loro terreni, per migrare al nord? Questa è la brillante e provocatoria ipotesi sulla quale William Melvin Kelley costruisce il suo romanzo pubblicato negli USA nel 1962, durante una delle fasi più accese delle lotte per i diritti civili degli afroamericani.

Non una rivolta, nessun tumulto. Nessun predicatore o leader politico. Un nome soltanto: Tucker Caliban. Un nero al servizio, come suo padre e i suoi antenati, nella piantagione della famiglia Willson di cui è riuscito ad acquistarne un appezzamento. Basso, occhialuto, taciturno, servizievole. Un giovedì, sotto gli occhi increduli di alcuni suoi concittadini, inizia a spargere sale sul raccolto, uccide il suo bestiame, dà fuoco alla sua casa e con la sua famiglia parte per sempre. Cosa può averlo spinto ad agire il quel modo? Quale demone l’avrà posseduto? Follia? No: coraggio, amor proprio, dignità. Questa sua azione provocherà a effetto domino, la dipartita di tutte le famiglie di colore della cittadina.

Il racconto si sviluppa attraverso la voce di personaggi di varia estrazione sociale. La serie di reazioni all’ inaspettato comportamento di Tucker, mette a nudo il loro rapporto intrinseco e contraddittorio nei confronti della questione razziale. In primis la famiglia dei Willson, dalle idee piuttosto progressiste per l’epoca. Saranno in grado di credere fino in fondo ai loro ideali? Il gruppo di uomini bianchi, mezzadri e sfaccendati sgrammaticati che si ritrova ogni giorno a ciondolare sulla veranda dello store Thomason. Increduli assistono alla migrazione in massa dei neri senza riuscire a comprenderne la vera causa. Dove li condurrà la rabbia e l’angoscia scatenate dal profondo senso di vacuità che a poco a poco comincerà a impadronirsi di loro?

Il gesto di Tucker Caliban avrà ripercussioni anche sul reverendo Bradshaw, dai tempi dell’università militante per i diritti dei neri. Una vita spesa per la lotta in favore dei più deboli, una carriera costruita sulla difesa degli ideali di libertà e riscatto per il suo popolo, per poi vedere la Sua causa sfuggirgli di mano: rimpiange di non essere stato lui l’iniziatore, di non essere lui alla guida di una mobilitazione così imponente. In qualche modo anche il reverendo aveva qualcosa da guadagnare dalla condizione di subalternità dei neri: a chi avrebbe dato conforto se il suo popolo si fosse una volta per tutte riscattato?

la scelta di Tucker Caliban, sarà l’atto risolutore che cambierà per sempre, nel bene o nel male, le vite dei personaggi. Non serve nessuna organizzazione, nessun leader politico, nessun dio. Il singolo individuo è l’unico che possa spezzare le catene che lo tengono soggiogato. Non c’è tempo per i discorsi, non è tempo di pensare alla ragione o al torto. Bisogna farlo e basta, come unica ed estrema azione per porre fine allo sfruttamento ed essere finalmente padroni del proprio destino.

Chiunque, chiunque si può liberare dalle catene. Quel coraggio, per quanto sia nascosto in profondità, aspetta sempre di essere chiamato fuori.

Tucker Caliban aveva sentito questa chiamata, dirompente come il ruggito di una tigre. Quale sarà stato l’evento scatenante di questa consapevolezza? Si rende conto di aver perso qualcosa, quella cosa che prima di allora non aveva mai pensato di avere.

Tradotto e pubblicato per la prima volta in Italia da NN Editore nel 2019, “Un Altro Tamburo” di William Melvin Kelley è stato per me una rivelazione. L’autore, attraverso un uso del linguaggio fortemente realistico, attribuisce vita e spessore alle storie dei personaggi. Con grande maestria riesce a far entrare il lettore nella loro psicologia, a volte senza nemmeno farli parlare. Il linguaggio di Kelley penetra, come una freccia, dritto al cuore del lettore.

Una narrazione ricca di sfumature, di metafore e messaggi profondi. Un inno alla libertà, al riscatto di se stessi e alla dignità umana. La presa di coscienza di un popolo che marcia verso l’autodeterminazione, al ritmo di un altro tamburo.

🖤

Titolo: Un Altro Tamburo
Autore: William Melvin Kelley
Traduttore: Martina Testa
Casa Editrice: NN Editore
Anno di edizione: 2019
Genere: narrativa moderna, contemporanea
Pagine: 256
Voto: 5/5

William Melvin Kelley (1937-2017) è stato un autore afroamericano, esponente del Black Arts Movement. Dopo aver studiato Letteratura inglese ad Harvard, nel 1962 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Un Altro Tamburo, che gli è valso il Rosenthal Foundation Award e il John Hay Whitney Foundation Award. Autore di romanzi e racconti, giornalista e professore universitario, nelle sue opere ha esplorato il tema della segregazione razziale e della discriminazione.

Intervista a Liliana Marchesi autrice di “Cavie”, La Corte Editore, 2019

Quello di scrivere è sempre stato un sogno nel cassetto, o è stata una passione rivelatasi nel tempo? Come sei diventata scrittrice?

La passione per la scrittura è sempre stata dentro di me. Si è nascosta a lungo nei meandri del mio cuore come un animale dormiente, finché un giorno

ha deciso che ne aveva abbastanza del silenzio. Da allora sono trascorsi 10 anni, e la sua necessità di mostrarsi si fa sempre più insistente.

Dopo aver mosso i primi passi nel genere Paranormal Romance, ti sei dedicata principalmente al genere distopico. Qual è stata la scintilla che ha fatto nascere l’amore per questo genere letterario?

Nel genere Distopico mi ci sono ritrovata quasi per caso, ma ho da subito riconosciuto questo genere come “casa”. Le possibilità di comunicazione che offre la distopia sono infinite, così come le sfumature di cui è fatta.

Il tuo processo di scrittura è sempre stato lo stesso per ogni tuo libro o ciascuna storia ti ha posto sfide o metodologie differenti?

Dal primo romanzo all’ultimo sono cambiate molte cose. E attraverso questi nove romanzi sono cresciuta molto, sia come autrice che come persona. Ogni storia mi rende più consapevole di ciò che so fare e di ciò che invece devo ancora imparare. Ma quando ci sono passione e determinazione, il processo di crescita è un’evoluzione naturale, che ha bisogno di studio, ma naturale.

Come è nata l’idea di Cavie?

L’idea di Cavie è nata dalla mia convinzione che ciò che ci è dato sapere, parlo di cose terrene e non paranormali, è solo la punta dell’iceberg. Infatti in Cavie, uno dei protagonisti è l’ignoto.

Scrittrice, sei anche redattrice e fondatrice di leggeredistopico.com. Collabori con altri siti di divulgazione letteraria, con librerie e anche con una radio. Sicuramente attività che richiedono molto tempo e dedizione. Oltre a queste attività, sei anche moglie e madre. Come riesci a conciliare questi due ruoli con quello di donna lavoratrice?

Non è sempre stato facile. Ci sono stati momenti in cui il tilt era garantito di tanto in tanto, ma se impari a organizzarti e sei hai la fortuna di avere accanto persone che comprendono quanto la scrittura sia parte di te, allora tutto è possibile!

Uno sguardo al futuro. Qualche anticipazione sui tuoi prossimi lavori? Un nuovo romanzo? Personalmente spero in un Cavie 2…! 😉

Ahimè non posso dare anticipazioni, ma chi mi segue da un po’ sa che ho sempre qualcosa che bolle in pentola 😉

🖤 LEGGI LA RECENSIONE DI “CAVIE”! 🖤

Cavie – Liliana Marchesi [Collaborazione]

…il mondo non sparisce solo perché smettiamo di guardarlo. E il male non si dissolve solo perché dentro di noi speriamo che invece lo faccia.

Il coraggio di guardare il mondo per quello che è. La forza di accettare una verità dolorosa quanto scioccante, è la sfida più profonda che tormenterà Cora.

Risvegliarsi nel torpore di una realtà offuscata dal labile confine tra sogno e ricordi. Cominciare a sentire che il proprio corpo lentamente riprende le sue funzioni vitali, percepire il battito del proprio cuore e il soffio del proprio respiro. Aprire gli occhi e rendersi conto di trovarsi all’interno di una teca di cristallo. Smarrimento. Ansia. Confusione. Stralci di ricordi che si perdono tra echi di suoni sconosciuti. Ma non è sola Cora. Assieme a lei Kurtis, un ex soldato che, risvegliatosi poco prima, sembra vivere come lei l’incubo di non sapere dove si trovi né del perché. Tutto sembra irreale e inspiegabile. Due strani tatuaggi sul braccio rappresentano l’unico segno tangibile e inquietante, che qualcosa di sinistro sia realmente avvenuto.

A questo punto non si potrà più tornare indietro, l’istinto di sopravvivenza dei due protagonisti li spingerà a inseguire la verità, attraverso prove al limite della resistenza umana, che metteranno a dura prova le loro paure più inconsce. Come le tessere di un mosaico, a poco a poco, affiorano ricordi, volti, voci dal passato che, gettando luce su un presente dai contorni sempre più sconvolgenti, riveleranno il folle disegno di cui i due giovani sono vittime. Sfidando i fantasmi del loro passato, Cora e Kurtis potranno solo fidarsi l’uno dell’altra per scoprire chi si cela dietro all’esperimento definito “Progetto Pentagono”, di cui scopriranno esserne le cavie.

Una scrittura incisiva, fortemente realistica quella di Liliana Marchesi che, in un abile gioco di equilibrio tra azione, suspence e quiete, ci tiene incollati alla storia dei due personaggi, desiderosi di scoprire cosa succederà voltando pagina. Una trama magistralmente congeniata per rivelarsi in un crescendo di colpi di scena, che terranno il lettore col fiato sospeso fino all’ultimo rigo. Una storia che farà appassionare non solo gli amanti del genere Distopico Sci-Fi, ma chiunque sia desideroso di avventurarsi sulla strada intrigante dell’impossibile.

Terminato il libro avrei desiderato leggerne ancora, chissà che l’autrice non ci riservi qualche ulteriore colpo di scena! 😉

🖤 VUOI SAPERNE DI PIÙ? LEGGI L’INTERVISTA ALL’AUTRICE LILIANA MARCHESI! 🖤

Titolo: Cavie
Autore: Liliana Marchesi
Casa Editrice: La Corte Editore
Anno di edizione: 2019
Genere: Distopico Sci-Fi
Pagine: 205
Voto: 4/5

LILIANA MARCHESI è nata nel 1983. Vive a Caravaggio, in provincia di Bergamo, insieme al marito e ai suoi due figli. Dopo aver mosso i primi passi nel genere del PARANORMAL ROMANCE, ha trovato fissa dimora nel regno della DISTOPIA. E proprio per questo ha fondato il primo sito italiano dedicato al genere Distopico: www.leggeredistopico.com . Curatrice di diverse rubriche ‘Distopiche’ sul web, fra cui Letture Divergenti per il sito ThrillerNord, collabora con alcune librerie nella promozione di questo genere letterario. Ogni Giovedì ci parla un libro Distopico su Radio Galileo e le sue recensioni vengono pubblicate su diversi blog, fra cui Sedotte dai Libri. OPERE PUBBLICATE:
•2012 – “Harmattan” Paranormal Romance autoconclusivo ambientato in una splendida quanto misteriosa Africa;
•2013 – “Trilogia del Peccato” (serie composta da tre volumi) Audace rivisitazione contemporanea del mito del Peccato Originale;
•2014 – “Lacrime di Cera” (ripubblicato nel 2018 dalla DZ Edizioni) Distopico autoconclusivo popolato da automi molto particolari;
•2015 – 2017 “Saga R.I.G.” (serie composta da tre volumi e uno spin-off) Un’epopea Distopica, tradotta anche in inglese e in spagnolo, che trae ispirazione dalla credenza secondo la quale l’uomo conosce e utilizza soltanto una minima parte delle reali capacità del proprio cervello.
•2019 – “CAVIE” un Distopico Sci-Fi edito da La Corte Editore. Fonte: https://www.lilianamarchesi.it/