Intervista a Dario Tonani, autore di "Naila di Mondo9", Mondadori, 2018 [Collaborazione per il Dystopian Day 2020 organizzato da leggeredistopico.com e la libreria Il Covo della Ladra (Mi)]

Laureato in Economia Politica alla Bocconi, hai successivamente intrapreso la strada del giornalismo e della scrittura. Vuoi raccontarci di questa scelta, come è avvenuta?

Quando si è giovani si matura l’erronea convinzione che la scrittura sia più o meno uguale – nelle sue forme e nelle sue dinamiche – in qualsiasi campo la si applichi. Da noi non esiste un percorso formativo (scolastico o universitario) per diventare scrittori, per cui si cerca di avvicinarsi al “boccino” seguendo via traverse: per me, il giornalismo è stato uno di queste. Tant’è che mi è sembrata allora la scelta più naturale. Ma presto ci si accorge che è una professione completamente diversa, che non ha nulla a che spartire con lo scrivere narrativa. Certo, ha un humus comune; insegna a osservare e raccontare, a vivere in mezzo ai testi, a pulire il proprio modo di esprimersi in forma scritta. Ma le logiche che improntano il lavoro giornalistico sono completamente differenti da quelle del narratore. 

Il libro, se c’è, che ti ha fatto pensare: voglio scrivere anch’io! Quali sono state le influenze letterarie e cinematografiche che ti hanno formato come scrittore?

Non ce n’è uno in particolare, la consapevolezza si crea sull’accumulo. A un certo punto scopri che la stratificazione dei libri che hai letto ti ha portato a vedere tutto da un punto di vista diverso. È un po’ come camminare in montagna: un passo alla volta ti ritrovi in quota e il panorama al quale ti affacci cambia radicalmente. Ti piace, ti affascina, vuoi andare ancora più in alto. Quello che hai letto ti induce a provare a scrivere, scopri un mondo di prospettive nuove. Influenze letterarie? Tantissime: il primo King, Richard Matheson, Philip K. Dick, James Ballard, Cormac McCarthy. Ma quanti autori potrei citare…

Quello di Naila è un pianeta con una caratterizzazione peculiare, aspetto enfatizzato dalla Miscellanea Enciclopedica che arricchisce brillantemente il libro e che ci guida alla scoperta delle sue regole. Dove prendi le idee in generale e in particolare da dove è nato il Mondo9?

Lo dico in tutte le mie presentazioni: ogni scrittore finisce per scrivere o dei propri sogni o delle proprie paure. Di norma è questo che muove gli ingranaggi, il carburante. Per tutta la carriera ci si sposta lungo questa retta ideale. Mondo9 è molto vicino allo spettro più tetro delle mie paure… Dove prendo le idee? Dalle mie piccole fobie quotidiane, dai tic più o meno consapevoli, ma anche dalla fame e dalla sete di curiosità. Dal gusto del paradosso, della provocazione. E anche da una buona dose di rabbia interiore, un autentico fuoco…

Naila, la protagonista, è segnata da una perdita traumatica che le ha trasmesso un profondo desiderio di rivincita. E’ una donna coraggiosa e ambiziosa, ma allo stesso tempo fragile e materna. Come mai hai scelto una donna come protagonista del tuo libro? Quanto c’è di distopico nel tuo romanzo e che relazione vedi tra distopia e femminismo?

Non è la prima volta che scelgo una protagonista donna per un mio romanzo, era già accaduto con “Toxic@” (Urania del 2011). La differenza è che “Naila di Mondo9”, prendendo spunto dalla dedica personalissima a mia moglie, è un romanzo rivolto a tutte le donne, alla loro crociata quotidiana per affermare ogni giorno – sui luoghi di lavoro, ma non solo – il loro ruolo, il loro valore e la loro identità professionale contro un sessismo becero e dilagante. Una lotta titanica, improntata a un rispetto e a una parità che spesso sono soltanto sulla carta. Anche in un ambito prettamente maschile, come quello della marineria, Naila non rinuncia alle sue prerogative femminili: è orgogliosamente donna, madre, amante. Ed è l’unica comandante donna di tutto Mondo9. E sarà proprio il suo punto di vista a muovere la leva giusta. Un piccolo aneddoto per darti la misura dell’attenzione con cui viene confezionato un titolo destinato a una collana prestigiosa come gli Oscar Mondadori: una decina di giorni prima di andare in stampa, uno dei miei editor fu colto da uno scrupolo che mi fece tremare le gambe. Mi disse, “Beh, tu hai creato una protagonista donna. Ma sei un uomo, e come tale finisci inconsapevolmente per ragionare anche quando scrivi. Sarei più tranquillo che il libro venisse letto rapidamente anche da un editor donna, per scovare le eventuali incongruenze di genere soprattutto nel parlato e nel pensato. Così passammo il PDF a una grande autrice – e amica – come Nicoletta Vallorani, che lesse “Naila” in cinque giorni, e mi restituì il tutto dicendo che non aveva trovato nulla di… incongruente, pur parlando io di sesso, di gestazione e di parto. Per me fu una gioia enorme. 

Navi che cavalcano onde di sabbie velenose, capitani, megattere. Il linguaggio narrativo richiama fortemente quello nautico. Ciò che mi ha colpito è la dimestichezza e la precisione con cui utilizzi questo vocabolario. Si tratta di conoscenze che ti appartenevano già prima di inventare il mondo di Naila o hai studiato appositamente?

Adoro il mare, perché ho un famelico (e forse patologico) bisogno di nutrire lo sguardo di orizzonti ampi. E le grandi aree urbane questo non te lo possono dare. Mare e deserto sono i miei luoghi d’elezione. Li ho visti e frequentati entrambi, ma ho dovuto documentarmi molto per dare non dico verosimiglianza, ma coerenza al mio universo narrativo. 

Hai mai pensato ad una trasposizione cinematografica di Naia di Mondo9? In questo caso a chi penseresti nel ruolo di Naila e chi vorresti come regista?

Sì ci ho pensato, come un sogno, come un gioco. Ti faccio qualche nome, ma ne potrei fare tanti. Emily Blunt per il ruolo di Naila, e assolutamente Christopher Nolan o Denis Villeneuve come regista. Di quest’ultimo sono dannatamente curioso di vedere il suo Dune…

Tra i personaggi del libro, quale ti rispecchia maggiormente?

Ho messo un semino in ognuno. Il bello dello scrivere un romanzo è che ti puoi nascondere dietro ogni volto, e alla fine ti accorgi che non hai scelto tu, consapevolmente, che ruolo incarnare. Sei stato una battuta e una scena di tutti loro… Sono in genere i lettori a riconoscerti in questo o in quel personaggio.

Ai lettori, perché leggere il tuo libro?

Perché per scriverlo mi sono ispirato alle grandi avventure marinaresche di autori con Herman Melville, Joseph Conrad, Robert Louis Stevenson, Patrick O’Brian. E allo stesso tempo è una struggente storia d’amore; in luoghi remoti e sconfinati sui quali fare spaziare lo sguardo. Ed è quello che adesso, chiusi in casa, ci manca di più.

Da lettore cosa ricerchi in un libro e da scrittore cosa provi a trasmettere ai tuoi lettori?

Da lettore cerco emozioni, prospettive ampie, magie, ed è lo stesso impasto che tento di dare al mio pane quando scrivo…

Quando scrivi pensi a chi leggerà il tuo libro? E questo influisce eventualmente su alcune tue scelte?

C’è un momento nella vita professionale di un autore in cui, se vuole davvero rivolgersi a una platea più ampia, deve necessariamente smettere di scrivere quello che gli piace e cominciare a scrivere quello che piace agli altri. Mi considero molto fortunato per il fatto che al momento, stando a quello che scrivo, ci sia una notevole sovrapposizione tra questi due obiettivi. Non ho dovuto né cedere a compromessi né fare alcunché controvoglia…

Quale fase della scrittura di un romanzo ti risulta più faticosa e quale invece ti cattura e ti appassiona maggiormente?

Forse è curioso a dirsi, ma a parte la fase di massima creatività espressa dal mettersi alla tastiera e vedere dove ti porteranno in quella seduta storia e personaggi, adoro la fase di editing fino. L’unico momento in cui la lettura di uno scrittore si avvicina davvero a quella di chi comprerà il tuo libro… Non amo le attese, ma il mestiere di scrittore si nutre di periodi di semina molto lunghi e di raccolta estremamente brevi.

Quanto è importante leggere per uno scrittore?

Una parola. O se vuoi, una sfilza di sinonimi: fondamentale, indispensabile, essenziale, imprescindibile, basilare, capitale…

Com’è cambiato il mondo letterario della fantascienza da quando l’hai scoperto ad oggi?

Non mi basterebbe una pagina per risponderti. Proverò a essere estremamente sintetico: una volta la science fiction si basava su alcuni pilastri dominanti: sense of wonder, avventura, fascinazione per lo spazio, l’incontro con civiltà aliene, l’ignoto, le meraviglie di una scienza in cui riporre le nostre speranze di un futuro migliore. Poi virò verso le prime grandi paure, l’uso distorto della tecnologia, il post-apocalittico, gli effetti delle derive autoritarie sulla società (le prime distopie), l’inner space ballardiano, l’ucronia. Toccò poi al cyberpunk conquistare la scena, con la sua visione cupa e pessimistica di un uomo succube della grande interconnessione, dei big data, dei poteri forti delle multinazionali in grado di manipolare l’informazione, la verità, le coscienze. Oggi risentiamo della spinta espressa dalla locuzione “orizzonte degli eventi”: la fantascienza è speculazione anche un po’ intellettualistica. Ma ci sono – guarda caso, all’orizzonte – approcci nuovi: la riscoperta della space opera, lo steampunk, il solarpunk o al suo opposto la distopia pura, carica però di avventura e di voglia di riscatto. Non esiste al mondo genere letterario che sia più sfaccettato, ricco di punti di vista e variegato della fantascienza. 

Scrittore prolifico, hai alle spalle un’affermata carriera, avendo assistito, fra l’altro, alla traduzione di alcune tue opere in altre lingue. Fra prestigiosi premi e riconoscimenti ricevuti, nel 2014 Mondo9 è uscito in Giappone e sei stato il primo autore italiano ad approdare sulla celebre testata mondadoriana Millemondi con un volume dedicato. C’è qualcos’altro ancora nel cassetto da realizzare?

Ci sono grosse novità in arrivo, a cominciare dal fatto che Mondo9 continuerà alla grande, dato che “Naila di Mondo9” avrà un seguito, ormai è ufficiale. Al momento di più non posso dire, spero di poter fornire i dettagli molto presto. Intanto, grazie della chiacchierata. Alla prossima e stay tuned!

Leggi la mia recensione a Naila di Mondo9 di Dario Tonani

Naila di Mondo9 – Dario Tonani [Collaborazione per il Dystopian Day 2020 organizzato da leggeredistopico.com e la libreria Il Covo della Ladra (Mi) ]

Arriverà una sola Grande Onda. Come una cometa che rotola in un’orbita di sabbia.

Antica profezia nomade

Sconfinate distese di sabbia velenosa solcate da imponenti navi a ruote che, ibridi tra esseri senzienti e macchine, attraversano i deserti da una città all’altra. Un pianeta insidioso i cui abitanti nel corso del tempo hanno dovuto adattarsi per sopravvivere, sviluppando l’arte della meccanica, e trasformandolo in un regno dominato dalle macchine, dal metallo e dalla ruggine, nel tentativo di sfuggire alle terribili conseguenze di un Morbo che infetta gli esseri umani mutandoli in creature di latta. In questo mondo inospitale e ricco di pericoli, la cui memoria è custodita sulla superficie del metallo, vive Naila, la “Signora delle Onde”, capitano della nave Syraqq.

Una profezia nel petto e un passato da vendicare. Un destino indissolubilmente legato alla Grande Onda sulla cui scia, attraverso le rotte delle megattere, Naila insegue il suo sogno di rivincita, disposta a mettere in gioco tutto per lottare contro i fantasmi del suo passato, e restituire a Mondo9 la possibilità di una nuova vita.

Naila di Mondo9 offre al lettore diversi spunti di riflessione. Il rapporto tra distopia e femminismo, ad esempio. Attraverso l’ostinazione della protagonista scopriamo quanta utopia possa risiedere nella distopia, se intesa come speranza, determinazione, nel fare tutto il possibile per raggiungere il proprio obiettivo, senza alcuna garanzia di successo. Nel momento in cui tutte le certezze saltano, il desiderio di vita rappresenta l’unico appiglio per tentare l’impossibile. Coraggiosa, ambiziosa ma allo stesso tempo fragile e materna, Naila è un esempio per tutti noi: una donna che non rinuncia alla propria femminilità nonostante il ruolo di grande responsabilità che ricopre in qualità di comandante di una nave, che su Mondo9 è prerogativa maschile.

Anche gli altri personaggi che incontriamo nel corso della storia sono frutto della brillante creatività di Dario Tonani, ciascuno con il proprio passato con cui fare i conti e la propria personalità. Scopriamo così i valori della paternità al di là del legame biologico e dell’amore nella diversità. Ma riflettiamo allo stesso tempo sugli aspetti oscuri dell’avidità umana:

L’amore, a volte, fa miracoli. Ma l’odio non gli è da meno, anche se non esiste un termine unico e altrettanto universale per identificare i suoi frutti.

Dario Tonani, giornalista e prolifico scrittore, attraverso Naila di Mondo9 ci porta in un universo peculiare, enfatizzato dalla Miscellanea Enciclopedica che arricchisce brillantemente il libro e che ci guida alla scoperta delle sue regole. Una scrittura fortemente cinematografica, che con stile accattivante e realistico tiene sulle spine il lettore, desideroso di conoscere cosa accadrà pagina dopo pagina. Navi che cavalcano onde di sabbia, capitani, megattere. Il linguaggio usato dall’autore richiama fortemente quello nautico, conferendo solidità e coerenza all’universo narrativo di Mondo9. Una trama sapientemente congeniata si rivela a poco a poco in una narrazione di grande suspence, attraverso una scrittura consapevole e raffinata che con sicurezza conferma a pieno titolo il posto di Dario Tonani nel mondo della fantascienza italiana (e non solo).

Il ciclo di Mondo9 è già conosciuto ai suoi lettori. Tradotto in inglese, acclamato dal pubblico e dalla critica negli USA, ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti letterari, riscuotendo nel 2014 un grande successo anche in Giappone. Le due prime pubblicazioni su Mondo9 sono da ritenersi dei prequel: storie, romanzi brevi e racconti tutti pubblicati nel 2015 in “Cronache di Mondo9” primo Millemondi interamente dedicato a un autore italiano. Naila di Mondo9, terza parte del ciclo, pubblicato nel 2018 per la collana “Fantastica” di Oscar Mondadori, costituisce un romanzo vero e proprio, indipendente dalle storie che l’hanno preceduto, pur riprendendo una parte dei personaggi.

Sono felice di aver potuto offrire uno sguardo da lettrice non prettamente “esperta” di fantascienza, per potervi dire che Naila di Mondo9 è un libro per una tipologia molto ampia di lettori, non solo di appassionati a questo genere. Un romanzo per tutti coloro che sono aperti a un’ esperienza di lettura originale, capaci di lasciarsi guidare attraverso la scrittura di un autore dotato di grande sensibilità, capace di farci entrare nel cuore e nella mente di una donna, come la sua nave Syraqq, dotata di grande tempra ma allo stesso tempo di una femminilità dirompente:

Siamo fatte della stessa pasta noi due. Femmine e belve, non ci ferma nessuno!

Issate le vele: si parte!

🖤

Vuoi saperne di più? Leggi la mia intervista a Dario Tonani

Titolo: Naila di Mondo9
Autore: Dario Tonani
Illustratore: Franco Brambilla
Casa Editrice: Mondadori
Anno di edizione: 2018
Genere: fantascienza
Pagine: 328
Voto: 4,5/5

Dario Tonani è giornalista professionista. Milanese, una laurea in Economia politica alla Bocconi, ha pubblicato diversi romanzi e un centinaio di racconti in antologie, quotidiani nazionali e sulle principali testate di genere italiane (“Urania”, “Giallo Mondadori”, “Segretissimo”, “Robot”). Per Mondadori sono usciti i romanzi Infect@ (2007), L’algoritmo bianco (2009) e Toxic@ (2011), ma la sua opera più conosciuta, già tradotta con successo in Giappone e presto anche in lingua inglese, è il ciclo di Mondo9, riunito nel 2015 sotto il titolo di Cronache di Mondo9 nel primo “Urania Millemondi” interamente dedicato a un autore italiano. In Giappone Mondo9 è stato inserito tra i migliori dieci titoli di fantascienza occidentale dell’anno. Tra i numerosi riconoscimenti, Tonani ha ricevuto il Premio Europa come miglior scrittore di fantascienza del 2017.

Nel Mare C’è La Sete – Erica Mou [Collaborazione]

Non lo so se ho mai voluto quello che ho chiesto. Non credo, in effetti, di aver chiesto mai.

Assassina, la parola che Maria poteva ascoltare nei silenzi di suo padre, che poteva leggere sulle labbra dei sorrisi ostentati di sua madre. Assassina, la parola che la trafiggeva nello sguardo degli amici di famiglia, da quando, poco più che una bambina, aveva ucciso sua sorella minore. Da questo momento in poi tutte le sue relazioni familiari si costruiscono attorno a sensi di colpa mai elaborati: Il padre che, chiuso nel suo silenzio, aveva smesso di andare in ufficio. La madre che si sforza di avere dei rapporti con lei e Maria. Maria, è la figlia rimasta. Incastrata in una non vita:

Io sono rimasta qui a soffiare i desideri sull’accumularsi di candeline, a comprare la crema al mirtillo rosso per i capillari, a pagare la tassa sulla spazzatura e a diventare un involucro legalmente adulto. Lei invece è rimasta piccola per sempre, con la salopette di jeans a giocare all’ora del tè.

Maria e Nicola sono una coppia navigata, lui pilota di aerei è il fidanzato che ogni madre verrebbe per la propria figlia: praticamente perfetto. Maria perfetta lo è un po’ meno. Lei che si lascia accadere addosso la vita, che legge i pensieri degli altri, e interpretandoli racconta sé stessa. Maria e il suo cinico distacco dal dolore come unico angolo in cui poter sopravvivere:

Mi sono creata un habitat. Sono come un animale in uno zoo safari, che comunque è in gabbia, ma che è capace di mettere a posto le coscienze dei turisti.

Una breve e felice parentesi londinese per tornare di nuovo nella sua vita senza colore. Decide di aprire un negozio che non vuole, dove impacchetta desideri con un bel fiocco per chi non ha il tempo di farlo. Ha un compagno che non ama e una pietra di marmo nel petto che le impedisce di volare, ma ha anche una scoperta, che la porterà a guardare con occhi diversi, i suoi, tutto ciò che da sempre l’ha circondata. La storia si svolge nell’arco di ventiquattro ore in cui Maria trova, assieme a noi, il coraggio di strapparsi di dosso un’etichetta che per venticinque anni si è sentita appiccicare alla sua vita, e che le ha impedito di fare le sue scelte per “aggiustare” i sensi di colpa degli altri.

Nel mare c’è la sete è il romanzo d’esordio di Erica Mou, cantautrice pugliese . Una storia che risuona di poesia ad ogni capoverso, una canzone, la cui musica non è scritta ma echeggia dentro di noi pagina dopo pagina. Lo stile di Erica è un tutt’uno con l’ispirazione musicale, che come un flusso continuo lega le sue canzoni allo stile e alla profondità simbolica di questo romanzo. La narrazione è sorprendentemente impreziosita da bagliori di poesie che ci portano nell’universo interiore della protagonista:

Roccaforte

Lo vedi che non c’è differenza

tra il muro di una fortezza

e quello della tua stanza

se dentro c’è la guerra?

Molte sono le tematiche che viviamo attraverso gli occhi di Maria: la drammaticità del lutto, il senso di colpa, i rapporti familiari, le relazioni d’amore, l’amicizia, l’assenza, l’essere donna. Maria ci fa comprendere fino a che punto possiamo arrivare a credere allo sguardo degli altri, sguardo che ci impedisce di essere liberi e spiccare il volo. Ventiquattro ore che in un climax narrativo crescente trascorriamo nella testa della protagonista, per arrivare ad un finale inaspettato ed originale, che ci lascerà in sospeso fino all’ultimo verso. Come si può tornare alla vita riuscendo ad essere davvero liberi? A voi scoprirlo, nel mare c’è la sete. Buona navigazione.

🖤

Titolo: Nel Mare C’è La Sete
Autore: Erica Mou
Casa Editrice: Fandango Libri
Anno di edizione: 2020
Genere: narrativa contemporanea
Pagine: 221
Voto: 4/5

Erica Mou è una cantautrice pugliese, classe 1990. Nel 2012 arriva seconda al Festival di Sanremo, nella categoria giovani, vincendo il Premio della Critica Mia Martini. È candidata ai David di Donatello per la migliore canzone originale. Attualmente vive a Tolosa e sta lavorando al suo sento album in studio. Nel mare c’è la sete è il suo primo romanzo.

Bastava Chiedere! Dieci storie di femminismo quotidiano – Emma

Conosci la scena: sei tornata dal lavoro, hai fatto la spesa, stai preparando la cena e nel frattempo pensi a quando pagare l’affitto / chiamare l’idraulico / prendere la pillola / finire quella mail di lavoro / controllare che i tuoi figli (se li hai) abbiano fatto i compiti / prenotare il dentista per loro. Tutto questo mentre il tuo compagno ti chiede se per caso sai dove sono finite le sue scarpe.

Lo so, starete ridendo! Ma pensiamoci un attimo: quante volte ci sarà capitato di vivere questa scena? E quante, dopo una crisi isterica per l’ennesima cosa a cui pensare che però nella nostra testa non ci sta più, ci siamo sentite dire: “ma bastava chiedere!”.

E poi eccolo qui: un fumetto che diventa un’analisi sociale attraverso cui ripensare la nostra quotidianità femminile, tra lavoro, calzini da piegare, lavastoviglie e il gatto da portare dal veterinario (perché non ho figli, se no ci mettevo pure loro in lista, niente veterinario però!! 😉 ). Tutta opera di Emma, classe 1981. Blogger, fumettista, ingegnera informatica francese.

“Bastava Chiedere!” racconta dieci storie familiari a molte di noi, che ci faranno divertire ma, allo stesso tempo, insinueranno il pungiglione della sottile ironia, portandoci a riflettere sul nostro ruolo di donne all’interno delle dinamiche quotidiane di coppia, della nostra famiglia, dell’ambiente lavorativo e della società.

Già il titolo la dice lunga. Il semplice fatto di sentirsi dire “bastava chiedere!” implica a monte una questione sottintesa: che spetti a noi donne l’organizzazione della casa e pertanto dobbiamo “chiedere” se vogliamo avere un aiuto. Badate bene, spesso siamo le prime ad incastrarci in questo ruolo, per svariati motivi: per l’educazione di genere che abbiamo ricevuto; perché siamo cresciute con l’esempio delle nostre madri che si occupavano dei figli e di tutta la gestione della casa con il marito fuori tutto il giorno a lavorare; per un retaggio culturale che, pur essendo nel 2020, comunque non è ancora del tutto sorpassato; e perché, ammettiamolo “solo noi sappiamo come fare davvero bene le faccende di casa!” 😉 . Ci sono sicuramente eccezioni, ed esistono uomini che hanno capito di non essere meri “esecutori” dei compiti che le donne affidano loro, ma sono ancora delle perle rare e, come sappiamo, l’eccezione non fa che avvalorare la regola:

Sono secoli che le relazioni uomo-donna sono distorte. Distorte dalla nostra educazione, diversa a seconda del genere, e dalla paura legittima che abbiamo di essere aggredite. E noi combattiamo perché le cose cambino.

Avete mai provato a quantificare tutto il lavoro “invisibile” che svolgete tra le mura domestiche? Vi è mai capitato di riflettere su tutte quelle volte in cui, ormai abili equilibriste, cerchiamo di vagliare attentamente la risposta a un commento inopportuno per evitare di essere chiamate isteriche o peggio ancora sentirci dire quella fatidica frase: “ma hai per caso le mestruazioni?”. Ahimè, immagino la vostra risposta!

E ancora. Avete mai riflettuto su quanto sia ingiusto che il congedo di maternità venga scherzosamente chiamato da qualche collega “una vacanza”?

Se vi siete trovate in alcune di queste situazioni, ma vi siete lasciate scivolare tutto addosso, beh, il libro di Emma è un’ottima occasione per rifletterci su. Si tratta di decostruire tutta una serie di miti e condizionamenti socio-culturali. Ripensare al nostro ruolo di donne sapendo che non spetta a noi dover sempre pensare alle mille e più cose che ci sono da fare, lasciare che i nostri partner si prendano la loro quota di “carico mentale” e, dal lato nostro, chiudere un occhio se quel calzino incriminato rimane per una sera fuori posto. Concedetevi il diritto di rispondere e reagire alle situazioni spiacevoli anziché soccombere. Questi e altri frammenti del nostro quotidiano femminile vengono brillantemente illustrati, e dopo aver letto il libro di Emma tutto d’un fiato, ho cominciato effettivamente ad adottare uno sguardo diverso.

“Bastava Chiedere!” è un fumetto esilarante e al tempo stesso critico, per aiutarci a sostenere la nostra emancipazione a partire dalle complesse dinamiche quotidiane: considerare noi stesse e il contesto in cui viviamo in modo diverso. L’introduzione, affidata alla penna di Michela Murgia, apre le porte a un argomento che ci riguarda intimamente a partire dalla nostra infanzia:

Per molte di noi vedersi in questo libro sarà una rivelazione, per altre un dolore, per tutte un’opportunità preziosa.

Un libro perfetto come regalo in vista della Giornata internazionale della donna il prossimo 8 marzo, da regalare a mariti, fidanzati e colleghi, magari perché no, come ringraziamento per una bella mimosa ricevuta!

🖤

Titolo: Bastava Chiedere!
Autore: Emma
Traduttore: Giovanna Laterza
Casa Editrice: Editori Laterza
Anno di edizione: 2020
Genere: scienze sociali
Pagine: 192
Voto: 4,5/5

Emma (1981) è blogger, fumettista, ingegnera informatica francese. Comincia distribuendo volantini femministi all’entrata delle metro di Parigi prima di andare a lavoro. Nel 2016 decide di aprire un blog. Appena pubblicata online, la storia Bastava chiedere! esplode sul web con migliaia di condivisioni. Oggi le sue storie sono dei bestseller da 100.000 copie e sono tradotte in molte lingue. È autrice di Un autre regard (2017), Un autre regard 2 (2018), La charge émotionnelle (2018) e Un autre regard sur le climat (2019). Il suo blog è emmaclit.com

Acchiappasogni – Marco Monelli [Collaborazione con thrillernord.it]

Fuggiamo dalla morte, illudendoci di poterla evitare, ma in realtà evitiamo solo di pensarci. Non ci allontaniamo affatto dalla sua falce, giriamo in tondo, credendo di essercela lasciata alle spalle, ma lentamente ci avviciniamo e poi le andiamo incontro, porgendole la nostra testa.

Fino a che punto un legame d’infanzia, ormai allentato dal trascorrere degli anni, può rievocare emozioni e rivelarsi non più soltanto un ricordo, ma riportare alla luce inquietanti verità e mostrare la realtà sotto una luce del tutto diversa?

Lo sa bene Rocco Briciola. Padre di famiglia, abituato alla routine della sua piccola e rassicurante Alberino. Una moglie, un figlio adolescente, i parenti e i compaesani. Tutto trascorre serenamente tra il lavoro nel suo negozio di alimentari, qualche grappa con il migliore amico e le passeggiate nel bosco in cerca di funghi. 

Tutto scorre, fino a quella sera in cui al telegiornale trasmettono la notizia della morte per suicidio di Rebecca Martini, ex modella ormai decaduta da anni e amica d’infanzia dello stesso Rocco.

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