Bomb Man – Ilaria Pasqua

In occasione del Dystopian Day del 21 Marzo 2020 ho avuto il piacere di intervistare la scrittrice Ilaria Pasqua. Di seguito trovate la mia intervista video e scritta, alcune informazioni su di lei e la trama del suo libro.

La mia intervista a Ilaria Pasqua in occasione del Dystopian Day del 21 Marzo 2020

Quando hai deciso di diventare scrittrice e cosa ti ha portato a questa scelta?

Ho sempre amato scrivere, ma solo durante gli anni dell’Università mi sono affacciata realmente in questo mondo e ho deciso di approfondire. Ho iniziato a seguire dei corsi di scrittura senza però convincermi a prendere sul serio la penna in mano, o la tastiera se preferite, poi un bel giorno un mio professore mi ha incoraggiata… sono bastate poche parole, quelle giuste, e sono partita senza più fermarmi.

Che rapporto hai con la scrittura?

Un rapporto di amore-odio. Ci sono delle storie che ho scritto così, totalmente di getto, sono fluite senza alcun problema, altre con un’immensa fatica. Ci sono giorni in cui la mia scrittura non mi piace, altri in cui credo di aver scritto le parole esatte, di essere riuscita a trasmettere sensazioni e sentimenti esattamente come volevo. È un rapporto altalenante, ma sempre forte e pieno di rispetto. Nonostante capitino periodi in cui non riesca a buttar giù nemmeno una riga, so che la scrittura è sempre lì ad aspettarmi. Senza di lei non potrei stare, si ripresenterebbe di sicuro a sussurrarmi all’orecchio. 

È un po’ come quella casa dove si torna a rifugiarsi quando si ha bisogno, sai che è lì per te, basta prendere la macchina e raggiungerla, aprire la porta, superare la soglia e ricominciare a viverla, a respirarla, come se non l’avessi mai lasciata.

Quali sono state le tue influenze letterarie e cinematografiche che ti hanno formata come lettrice e scrittrice?

Le influenze letterarie sono un bel mix di Italo Calvino, Haruki Murakami, Jose Saramago, Philip K. Dick e George Orwell, tanto per citarne alcuni. A Philip Dick mi sento sicuramente più vicina, ma un libro come 1984, come Le città Invisibili o come Cecità restano per sempre, e nel silenzio influenzano ogni mio passo. 

Dal cinema sicuramente tutta la fantascienza che è uscita, ma il mio grande amore resta David Lynch, con le sue storie oniriche, contorte e suggestive, sento una vicinanza fortissima e a volte mi rendo conto che i miei lavori lo ricordano. Facile lasciarsi influenzare da maestri del genere, e bellissimo farli propri, riuscire a ricordarli distanziandosene.

Come nasce l’idea di Bomb Man?

L’idea di Bomb Man è nata dopo gli attentati terroristici che si erano susseguiti a Bruxelles nel 2016, soprattutto nell’aeroporto. Da lì ho iniziato a pensare: e se le bombe non facessero del male? Se la gente non morisse? E se persino si divertisse? E da questa idea sono partita costruendo tutta la storia: un mondo vittima di un terrorismo svuotato di qualsiasi accezione, il paradosso delle bombe che invece di ferire intrattengono le persone, persino gli riempiono le giornate, grazie a questa seconda pelle, una sorta di tuta che protegge tutto e tutti. 

È un mondo estremamente distaccato, in cui i cittadini vivono immersi nell’indifferenza e nella solitudine, anche nella folla ognuno di loro è solo e ciò che è agghiacciante è che non soffre di questa solitudine. Impassibili e senza sentimenti questi esseri umani, che non sono più tanto umani, si trascinano in avanti, senza contatti, separati dalla barriera fisica della seconda pelle, che diventa anche una barriera mentale, persino morale. Si sentono protetti, sicuramente, ma diventa anche una scusa, uno strumento per nascondersi a se stessi e agli altri.

 A fare da sfondo è il tema del terrorismo. Perché hai scelto questo argomento?

Abbiamo passato un periodo in cui gli attentati si susseguivano in ogni parte del mondo, a forza di sentirne parlare, di respirare quell’aria, ne sono rimasta colpita. Alla fine, la scrittura vive di quello che si vive, scusatemi la ripetizione, ma sono le parole giuste. Si nutre del nostro vissuto, di ciò che abbiamo visto e sentito, con la scrittura lo metabolizziamo e attraverso la nostra lente lo esprimiamo, o almeno tentiamo di farlo nella maniera più accurata possibile.

Alle spalle hai già numerose pubblicazioni. In Bomb Man cosa troviamo di nuovo rispetto ai tuoi precedenti romanzi, e invece, se ci sono, quali gli elementi di continuità?

C’è sicuramente un elemento che abbraccia tutte le mie storie ed è il rapporto dei personaggi con i ricordi e la memoria in generale, con il proprio passato. Ma si distanzia moltissimo per tutto il resto. Bomb Man è abbastanza atipico, la storia parte da un’idea di base folle, ovvero che gli uomini per far fronte al terrorismo si siano barricati dietro a una seconda pelle che è diventata un mezzo di divertimento perché permette a tutti di “giocare” e mai ferirsi o morire. Quindi una creazione che doveva essere “salvifica” si trasforma in un danno per l’intero pianeta. È una situazione limite, un’evoluzione dell’umanità orribile. La vita di questa società è molto triste e arida. Nessuna delle mie altre storie è così pessimistica e senza vie di uscita.

Ma anche qui, come negli altri miei libri, si parla di rapporti umani, in questo caso di rapporti impossibili perché la seconda pelle li scoraggia, li impedisce, segnando un confine netto tra la persona e il mondo e tra la persona e gli altri. È un mondo di solitudine questo, il peggiore dei mondi possibili, per quanto mi riguarda.

Hai mai pensato di scrivere un romanzo di genere diverso dalla fantascienza?

Sì, e in realtà uno l’ho scritto: Il nostro gioco, pubblicato da Leucotea Edizioni nel 2015. È un romanzo di ambientazione storica, narrativa quindi, e parla dell’amicizia tra tre bambini durante il rastrellamento del ghetto ebraico di Roma del 16 ottobre del 1943. Una storia completamente diversa dal mio solito in cui però c’è sempre un elemento fantastico. 

Sto comunque pensando di scrivere qualcosa che si distanzi dalla distopia perché sono molto curiosa e ansiosa di mettermi alla prova con generi diversi, ed essendo poi anche una lettrice onnivora lo stimolo a scrivere qualcosa di differente c’è sempre.

Progetti per il futuro. Puoi fornirci qualche anticipazione?

Come dicevo nella risposta precedente, vorrei scrivere qualcosa di diverso. Ho in realtà due storie a cui sto lavorando, tutte e due sono di narrativa con uno sprazzo una di realismo magico e l’altra di distopia, ma in cui l’elemento distopico è molto meno forte del solito. Si può dire che sia un contorno alle storie. La prima è ancora senza ambientazione, la seconda si svolgerà invece tra le strade di Milano. Più di questo non posso dire! Anche perché sono davvero progetti in divenire e ancora in fase quasi embrionale.

Biografia:

Ilaria Pasqua ha studiato al DAMS di Roma Tre, dove ha conseguito la laurea triennale e successivamente la specialistica. Dopodiché si è dedicata completamente alla scrittura. Ha seguito dei corsi di scrittura creativa e di sceneggiatura. Ha collaborato con alcune riviste online di cinema come Recencinema, e con il Blogazine BitBot. Infine ha lavorato per il giornale Futuro Quotidiano per cui ha redatto periodicamente articoli di cultura, media e innovazione. Le piace scrivere racconti distopici e storie in cui ci sia una componente fantastica, cerca sempre di raccontare la realtà guardandola attraverso una lente magica o surreale, senza rimanere ancorata del tutto a terra. Fra le sue opere ricordiamo: Cecità bianca, Il giardino degli Aranci e Bomb Man .

Trama:

In un futuro non molto lontano, sul pianeta Terra imperversa l’ossessione delle bombe, un vero e proprio flagello per l’umanità. Julius, proprietario dell’azienda Fabric, ha fatto la sua fortuna cavalcando l’onda del terrorismo mentre il figlio Carl desidera un mondo nuovo. E sarà proprio lui a trovare una soluzione al problema: una seconda pelle artificiale che protegge le persone e le città dalle deflagrazioni. Una scoperta che sconvolgerà per sempre il modo di vivere delle future generazioni, come quella a cui appartiene lo “spilungone”, un impiegato di Fabric che assiste muto alle continue esplosioni, ormai diventate un’insostituibile e morbosa fonte di divertimento, in una realtà in cui il terrorismo non è altro, ormai, che un arido riverbero senza significato. Fino a quando non scoprirà che la seconda pelle è imperfetta e che il passato, con tutto il suo bagaglio di luci e ombre, è sempre in agguato.

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