How High The Moon: buon compleanno Ella.

Suppongo che ciò che ognuno vuole più di ogni altra cosa è essere amato. E sapere che voi mi amate per il mio canto è davvero troppo per me. Perdonatemi se non ho tutte le parole giuste. Forse posso cantarvelo, e allora lo capirete.

Ella Fitzgerald

Oggi 25 Aprile, festa della Liberazione, è anche l’anniversario della nascita di una stella del Jazz: Ella Fitzgerald. Quale voce migliore per simboleggiare la libertà in tutte le sue forme ed espressioni, al di là dei confini della storia e dei popoli. Il jazz, da sempre simbolo di libertà, come musica di un popolo che gridava e incarnava nel suono la propria urgenza di emancipazione; e la sua voce, che con voli pindarici e acrobazie – le più spericolate e sorprendenti – ha emozionato e divertito intere generazioni di ascoltatori e musicisti. Proprio così: “divertito”. Se avete ascoltato i suoi dischi o guardato alcuni video, ciò che immediatamente ci colpisce è non solo la sua stupefacente abilità, ma anche la sua autoironia. Ciò che la contraddistingue è la grande capacità di infiammare il pubblico, facendogli spiccare il volo con le sue elettrizzanti improvvisazioni. Cosa tirerà fuori dal cappello magico? Non è dato da sapere, Ella non è mai scontata, sembra che attinga da un universo di storia, suoni, emozioni infinite. Ascoltate i suoi live e allacciate le cinture di sicurezza, il viaggio è imprevedibile! Vi ho avvisati!

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Bitter Crop: l’arte di Lady Day

Vi siete mai domandati perché Billie Holiday è considerata la regina del jazz?

Conosciuta anche per la seduzione spesso suscitata dalla sua vita tragica, segnata dalla scimmia della droga e dell’alcol, oltre che da storie d’amore fallimentari, Billie Holiday è considerata tra le più grandi stelle indiscusse del jazz e probabilmente anche oltre questi confini.

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Là dove lascio il mio cuore

Non ho mai scritto di questo viaggio, sebbene siano ormai trascorsi diversi anni da quel lontano agosto del 2006 in terra d’Africa. Meglio così, forse. Per elaborare certe emozioni e poterne scrivere serve distanza. Lo stesso Giacomo Leopardi scriveva che per parlare dell’Infinito, serve una certa assenza. Puoi scriverne solamente quando questo non c’è più. L’Infinito. Questo è stata per me l’Africa. Non ne vedi la fine. Del cielo non ne vedi la fine. Della terra rossa, non ne vedi la fine. Lo sguardo e il cuore sono preda di una vertigine oltre l’orizzonte. Un detto africano recita: ” l’Africa non spalanca le porte dei propri granai allo straniero, ma è lo straniero che deve essere degno di scoprirli”.

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La Prossima Volta il Fuoco – James Baldwin

Noi non saremo liberi fino a quando gli altri non lo saranno.

Sono dirompenti le parole con cui James Baldwin apre uno squarcio all’interno della questione razziale, parole che trasudano una profondità di pensiero che solo può derivare da una memoria scritta sulla propria pelle. Passando attraverso la sua esperienza autobiografica, l’autore punta al cuore del controverso e infuocato dibattito che ha attraversato gli Stati Uniti negli anni ’60 riguardo alla lotta per i diritti civili. Momento che ha segnato una tappa fondamentale verso l’emancipazione del popolo afroamericano.

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Il Museo Delle Promesse Infrante – Elizabeth Buchan

Che cos’è l’amore? E com’è, il suo amore? Profondo, infinito, bruciante, tenero…quante parole. Colpevole?

Quante volte Laure si sarà fatta queste domande. Lei che ha deciso di creare un museo, senza statue né quadri, ma di promesse, promesse non mantenute, speranze svanite. Un museo dove sono custoditi cimeli, offerti da uomini e donne che, con un rimpianto sul cuore, cercano in qualche modo di esorcizzare il passato nella speranza di riconciliarsi con il proprio dolore. Oggetti simbolo di frammenti di vite che non sono andate come previsto, segni di disperazione, rabbia, rassegnazione ma a volte anche di liberazione. C’è un museo a Parigi, cui Laure ha dato vita per custodire la sua promessa infranta: il ricordo della notte in cui ha dovuto dire addio al suo amore.

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Intervista a Valentina Bardi, autrice di “Ventiquattro”, Società Editrice Il Ponte Vecchio, 2019

Diplomata in sassofono presso il Conservatorio “Bruno Maderna” di Cesena, ti sei laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli studi di Bologna. Cosa ti ha spinto a scrivere un libro?

Ho sempre avuto un gran bisogno di raccontare ed esprimermi, anche se non so bene quando questa necessità si sia trasformata in scrittura.

È avvenuto per gradi, in maniera del tutto naturale.

Ho cominciato durante gli anni del liceo che per me sono stati una vera e propria “iniziazione” alla vita e da quel momento non mi sono più fermata, scrivendo sempre: prima piccole cose, racconti, brani di diario. E poi… poi sono arrivata a Ventiquattro: la storia più importante che abbia scritto fino ad oggi, nel mio piccolo.

Quali sono le tue influenze letterarie?

Ci sono molte scrittrici e scrittori che amo. Sicuramente hanno lasciato un’impronta indelebile su di me Virginia Woolf e Marguerite Yourcenar, perché mi sono formata leggendo e studiando le loro opere e la loro poetica. Poi c’è stato il tempo della consapevolezza: quel tempo cioè, a prescindere e al di là degli studi, in cui ho “incontrato” autori ed autrici che ho apprezzato e dai quali ho cercato di imparare qualcosa: le figure più importanti a livello prettamente tecnico sono Paolo Rumiz, Mario Rigoni Stern, Vincenzo Cerami ed Elizabeth Strout. Poi ci sono Borges, Saramago, Alice Munro, Murakami… e molti altri.

Che rapporto hai con la scrittura?

La scrittura rappresenta il “luogo” più intimo del mio animo e della mia mente: è un rifugio, quando la vita quotidiana diventa difficile e una risorsa quando spunta un’idea e qualche nuovo personaggio mi viene a trovare. Allora è come se mi sdoppiassi: da una parte ci sono io con la mia vita, le mie giornate, dall’altra loro (i personaggi) con le loro esistenze, le loro storie. Riuscire a tradurre questo mondo immaginario (ma forse dovrei direi “visionario”) in scrittura è per me meraviglioso.

Come è nata l’idea di “Ventiquattro”?

Si è generata in me dopo aver letto “La Cotogna di Istabul” di Paolo Rumiz, un capolavoro a mio parere. Attraverso la lettura di quest’opera ho capito esattamente che cosa volevo fare con la mia scrittura, cioè dare assoluta priorità al ritmo, alla musicalità. Da questa presa di coscienza è spuntata l’idea di Andrea, giornalista inviato di guerra, uomo inquieto e sfuggente che rientra a casa dalla sua famiglia in un momento particolarmente delicato per alcuni dei suoi cari: la figlia Elena, la secondogenita Martina e la moglie Giada.

I temi trattati nel tuo romanzo sono svariati: la relazione di coppia dopo tanti anni di matrimonio; il delicato rapporto tra genitori e figli quando questi diventano adulti; l’amicizia e l’amore nell’età dell’adolescenza; la sofferente elaborazione del lutto. Cosa c’è di autobiografico nelle storie che racconti e quale dei tuoi personaggi ti rispecchia maggiormente?

La storia che racconto comprende svariate generazioni e, proprio come evidenzi tu, diverse tematiche: sono tutte situazioni che ho vissuto direttamente e indirettamente in quanto essere umano.

Ho visto l’evolversi del rapporto dei miei genitori mentre crescevo e ho vissuto la mia piccola storia fino a qui (scuola, famiglia, amori, amicizie, lavoro, dinamiche sociali di ogni sorta) e come una spugna ho attraversato la vita degli altri intorno a me. Non c’è niente di esplicitamente autobiografico, ma per paradosso c’è tutto del mio essere parte di una comunità, perché quello che più mi premeva era provare a mostrare come la vita di ognuno di noi abbia una ripercussione su quella degli altri (e viceversa) se contestualizzata in una comunità di piccole dimensioni (un paese, un villaggio, un quartiere). 

Forse c’è qualcosa di me in tutti i personaggi, ma io mi rivedo molto in Martina. Riconosco nel suo delicato percorso di crescita un po’ quello che è capitato a me durante il liceo.

Nel tuo libro ritroviamo espressioni dialettali. Perché hai scelto di inserire questi elementi?

In parte proprio per mettere in evidenza l’appartenenza ad una realtà circoscritta ed identificabile, anche se, per scelta, il paese in cui sono ambientate le vicende, non ha nome: si evince che siamo in Romagna, ma non sappiamo esattamente dove. Mentre scrivevo, ad un certo punto mi sono resa conto che l’utilizzo di espressioni dialettali e certi regionalismi (come il termine mimino per dire bambino) era indispensabile per dare davvero struttura alla storia. È come se attraverso queste tipologie di linguaggio le vicende riuscissero ad aderire meglio alla terra.

Quale fase nella scrittura di “Ventiquattro” è risultata più faticosa e quale invece ti ha appassionato maggiormente?

La fase più faticosa è stata senza dubbio la revisione. Rileggere, ricontrollare il testo, nei suoi brevi episodi e nella sua interezza, ha occupato un tempo molto lungo e per evitare incoerenze mi sono confrontata con i membri del mio gruppo di lettura che, con grande generosità, mi hanno aiutata e mi hanno dato dei suggerimenti preziosi.

La parte più emozionante invece è stata la prima stesura: il momento in cui avevo tutta la storia in testa e scrivevo immaginando le scene, vedendole con chiarezza di fronte a me e non pensavo a niente, nemmeno a digitare bene le parole, per non perdere l’incanto.

A chi ancora non ha letto il tuo libro: tre motivi per cui consigli di leggerlo. 

Ventiquattro inizialmente sembra la storia di una famiglia particolare in un momento particolare ma, progressivamente, è come se le vicende diventassero così universali da appartenere a tutti e per questo e a gradi diversi, il lettore si può facilmente identificare e riconoscere con qualcuno dei personaggi o può avere la sensazione di rivivere pezzettini della propria storia personale.

È inoltre un romanzo dal ritmo incalzante, con tanti dialoghi, perciò la lettura risulta scorrevole e una volta che lo inizi, per una serie di motivi, vuoi arrivare in fondo.

Infine, malgrado in questa storia ci siano eventi drammatici, è un romanzo di formazione e di rinascita per tutti, perché i personaggi più importanti non si piegano, ma si rialzano e continuano a cercare se stessi e provano a dare un senso al loro esistere.

Ventiquattro” è il tuo romanzo di esordio pubblicato nel 2019. Hai qualche altro lavoro in preparazione per i tuoi lettori?

Sì, sto lavorando da tempo ai miei racconti. Sono in fase di revisione per alcuni e ancora in fase di stesura per altri. Spero di riuscire a proporli al mio editore al più presto.

🖤

Leggi la mia recensione a Ventiquattro di Valentina Bardi

Ventiquattro – Valentina Bardi [Collaborazione]

In ogni storia c’è qualcosa di noi: a volte è un lampo luminoso ed eclatante; altre una briciola o granello di sabbia…

Questa è la dedica di Valentina che ho trovato aprendo il suo libro. Una bellissima sorpresa che già da subito mi ha riscaldato il cuore e aveva ragione: in questa storia ho davvero trovato qualcosa di me, scoprite cosa…

Leggere un libro in un giorno. Per un lettore forte, soprattutto in questo periodo di quarantena, non è forse una novità. Quando però, come mi è capitato ultimamente, hai il blocco del lettore, leggere un libro tutto d’un fiato è un’esperienza che ti riempie di vitalità. Per questo sono così felice nella foto!

Ventiquattro è il libro di Valentina Bardi, inviatomi dall’ufficio stampa Scrittura a Tutto Tondo che ringrazio moltissimo per questa collaborazione.

Ci sono libri che arrivano proprio quando hai bisogno di loro, delle loro storie, delle loro parole. Ventiquattro è uno di questi.

Al centro del romanzo la storia di una famiglia come tante, ma proprio per questo del tutto speciale. ⁠Giada è una sindacalista, una donna ancora molto attraente, amorevole con i figli ma allo stesso tempo con un carattere forte. Suo marito Andrea, giornalista inviato di guerra, è un uomo introverso, dedito alla famiglia ma con lo sguardo sempre rivolto all’altrove, al nuovo posto in cui andrà a scrivere di guerre e sofferenza. Tra ritorni e biglietti d’aereo non è facile per loro rimanere una coppia affiatata. Quando Elena, la loro figlia maggiore, incinta di otto mesi perde il figlio, Andrea tempestivamente rientra dall’Afghanistan per essere vicino alla sua famiglia in un momento così doloroso.

Sai, lui al dolore dell’altro è abituato. Ma il dolore di un figlio è molto più difficile da vivere. E’ come se la carne si squartasse dentro. E’ difficile da spiegare: soltanto chi ha generato, può comprendere.

Questo ritorno mette in luce non solo una profonda crisi di coppia, affaticata dal passare degli anni e dalle lunghe assenze, ma anche i silenzi e i complicati rapporti di Andrea con le due figlie più grandi, oltre a Elena, Martina, ormai diciottenne e in una fase della propria vita molto delicata.

Le vite dei personaggi ruotano attorno alla vicenda amorosa che lega Martina a Matteo, studente universitario, appartenente ad una ricca famiglia di idee politiche contrarie a quelle dei genitori della ragazza. Da un evento traumatico scaturirà una profonda evoluzione dei personaggi. Ciascuno di loro dovrà fare i conti con le proprie paure e andare oltre le proprie radicate convinzioni. Ognuno di loro dovrà trovare la propria verità, il necessario senso di onestà verso se stesso.

Sullo sfondo i paesini della Romagna, di cui percepiamo tra le righe tutto lo spirito vitale: incontriamo le vecchiette di paese e le loro pittoresche espressioni dialettali; i piccoli bar; i pranzi a piadina e sangiovese. Ma Ventiquattro racconta molto di più.

Nel realismo di una scrittura schietta ma estremamente profonda, Valentina Bardi ci porta a riflettere sui complicati rapporti familiari. Un libro che parla dei silenzi dell’amicizia, perché molto spesso non servono parole per essere vicini, racconta dell’importanza dei legami nell’affrontare la vita.

A volte il cielo diventa così scuro che non sembra né nero né blu: diventa viola. E poi soffia il vento e il vento fa muovere le onde con violenza, ostinazione. Allora so che solo là fuori si capisce cos’è il dolore.

Un libro che sa bene quali delle nostre corde far vibrare: parla della forza che può germogliare dalla fragilità e dalla perdita, una storia che racconta di una profonda rinascita, della vita, che dopo una grande sofferenza, con tenacia ci richiama a sé.

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Leggi l’intervista all’autrice Valentina Bardi

Titolo: Ventiquattro
Autore: Valentina Bardi
Illustrazione di copertina: Sara Bardi
Casa Editrice: Il Ponte Vecchio
Anno di edizione: 2019
Genere: narrativa contemporanea
Pagine: 256
Voto: 3,5/5

Valentina Bardi vive e lavora a Galeata.
È diplomata in sassofono presso il Conservatorio “Bruno Maderna” di Cesena e si è laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli studi di Bologna Alma Mater Studiorum.
Da sempre appassionata di libri, fa parte del Gruppo di lettura “Teodorico” di Galeata che da svariati anni propone incontri pubblici e reading su autori italiani e stranieri.
Ventiquattro è il suo primo romanzo.