How High The Moon: buon compleanno Ella.

Suppongo che ciò che ognuno vuole più di ogni altra cosa è essere amato. E sapere che voi mi amate per il mio canto è davvero troppo per me. Perdonatemi se non ho tutte le parole giuste. Forse posso cantarvelo, e allora lo capirete.

Ella Fitzgerald

Oggi 25 Aprile, festa della Liberazione, è anche l’anniversario della nascita di una stella del Jazz: Ella Fitzgerald. Quale voce migliore per simboleggiare la libertà in tutte le sue forme ed espressioni, al di là dei confini della storia e dei popoli. Il jazz, da sempre simbolo di libertà, come musica di un popolo che gridava e incarnava nel suono la propria urgenza di emancipazione; e la sua voce, che con voli pindarici e acrobazie – le più spericolate e sorprendenti – ha emozionato e divertito intere generazioni di ascoltatori e musicisti. Proprio così: “divertito”. Se avete ascoltato i suoi dischi o guardato alcuni video, ciò che immediatamente ci colpisce è non solo la sua stupefacente abilità, ma anche la sua autoironia. Ciò che la contraddistingue è la grande capacità di infiammare il pubblico, facendogli spiccare il volo con le sue elettrizzanti improvvisazioni. Cosa tirerà fuori dal cappello magico? Non è dato da sapere, Ella non è mai scontata, sembra che attinga da un universo di storia, suoni, emozioni infinite. Ascoltate i suoi live e allacciate le cinture di sicurezza, il viaggio è imprevedibile! Vi ho avvisati!


Ella Fitzgerald ha avuto una lunghissima carriera. Nella sua arte ha abbracciato svariati stili: dallo swing al bebop, al blues, e poi ancora il samba, il gospel e il calypso. A cavallo tra il jazz e la popular music, per l’eterogeneità del suo vastissimo repertorio e del suo pubblico, alcuni critici hanno sostenuto che non sia prettamente “una cantante di jazz”, seppure una superlativa interprete di canzoni. Tutto dipende da cosa intendiamo per Jazz. A mio avviso è stata un’artista che ha saputo trascendere i confini di genere, andando oltre le etichette. Appassionando un pubblico eterogeneo, mise in ciò che cantava l’essenza del jazz: l’inventiva, il rischio, il suono, la comunicazione, l’energia, l’elaborazione del materiale e…non basterebbero queste pagine, e ahimè, non basteranno, per descrivere quanto abbia apportato nella musica. Fu sicuramente una grandissima interprete. La sua voce ha un timbro lontano dalle corde agre di una Bessie Smith o una Billie Holiday, ma si sa, ogni voce è un universo a sé stante, ogni cantante ha le sue peculiarità e sarebbe insensato ricercare in lei caratteristiche di altri.

Nata in una famiglia povera, rimase orfana a quattordici anni. Tra orfanotrofi e quartieri malfamati di New York, Ella sognava il mondo dello spettacolo: nonostante desiderasse diventare una ballerina esordì come cantante. La vita riserva sempre le sue sorprese!

Il suo esordio avvenne quasi per caso, partecipando ad un concorso all’Apollo Theatre in una delle famose Amateur Nights, le serate dedicate agli artisti dilettanti. Ella si presentò come ballerina, ma la tensione le impedì qualunque movimento. Dietro incoraggiamento del presentatore decise comunque di salire sul palco e cantare. Nonostante l’insicurezza vinse il primo premio. In questa occasione venne notata dal musicista Benny Carter che parlò di lei al talent scout John Hammond e a Fletcher Henderson. Passò comunque del tempo prima che Ella potesse catturare l’attenzione, ma nemmeno troppo. Quando la CBS fu sul punto di scritturarla, la madre di Ella morì e non si trovò nessuno che potesse assumersi la tutela della giovane ragazza. Senza darsi per vinta la giovane cantante continuò ad esibirsi ai concorsi in uno dei quali le capitò di essere fischiata. Una sera si esibì al Lafayette Theatre ma il pianista che l’accompagnava non conosceva bene gli accordi della canzone. Ella, disorientata, ricevette i sonori commenti di disappunto del pubblico: fu l’unico inciampo della sua carriera. Chissà se nella tensione prima di ogni concerto, affiorava il ricordo di quella serata che probabilmente lasciò in lei un segno.

Ma il destino non si diede per vinto. Nel 1935 Ella entrò nell’orchestra di Chick Webb che, al principio, non si dimostrò particolarmente favorevole ad assumere una donna nella sua orchestra. Furono i sostenitori di Ella, il musicista Tiny Bradshaw e Bardu Ali, il maestro di cerimonia della formazione di Webb, a nasconderla nel suo camerino costringendolo ad ascoltarla. Bradshaw e le ballerine organizzarono una colletta, le comprarono un vestito e la diciassettenne Ella cominciò così a lavorare al Savoy. Chick Webb divenne per lei quel padre che non aveva mai avuto. La protezione del suo direttore d’orchestra tuttavia non durò molto: giovanissimo, il leader batterista, morì nel 1939 alla giovane età di trentaquattro anni. A questo punto la cantante assunse, di nome, la direzione dell’orchestra, ma non per molto. La guerra stava cominciando a riscuotere il suo amaro tributo. A poco a poco i musicisti vennero chiamati alle armi e nel 1941 l’orchestra dovette sciogliersi.

Ebbe quindi inizio la sua carriera come cantante più indipendente, fino all’incontro fortunato con il bebop. Cominciò a praticare il fraseggio scat, improvvisando come un vero e proprio strumentista, elaborando uno stile personale, un fraseggio vorticoso e vivacissimo. Nel 1948 Norman Granz le propose di entrare a far parte della Jazz at the Philharmonic con la quale viaggiò in tournée in tutto il mondo. Nello stesso anno sposò in seconde nozze il contrabbassista Ray Brown, da cui si sarebbe separata quattro anni dopo.

Negli anni ’50 Ella si esibì in una tournée attraverso l’Europa e il Nord America, accompagnata dall’orchestra di Duke Ellington. Importante il sodalizio artistico con Louis Armstrong che ci ha regalato tre dischi di finissima poesia: il celeberrimo Porgy and Bess, in cui i due interpretarono l’omonima opera di George Gershwin, e due incisioni di standard jazz, Ella and Louis e Ella and Louis Again. Si dice che durante le registrazioni di questi ultimi, tra una pausa e l’altra, si raccontassero talmente tante barzellette che alcune volte non riuscivano a riprendere a registrare.

Come molti musicisti neri dell’epoca, Ella fu oggetto di discriminazione razziale. Nel 1954 mentre era diretta a Sydney in Australia, venne fatta scendere dall’aereo nello scalo di Honolulu per lasciare il posto ad un passeggero bianco. Dovette attendere tre giorni prima di poter proseguire il suo viaggio. Granz che nel frattempo era diventato suo manager, fece causa alla Pan American Airlines ottenendo un risarcimento. Questo evento fece scalpore almeno quanto un altro, avvenuto appena un anno dopo. Marilyn Monroe prese le difese di Ella quando il jazz club Mocambo si rifiutò di farla cantare perché nera. Facendo leva sul suo ascendente, Marilyn assicurò al gestore la sua presenza in prima fila ad ogni concerto della Fitzgerald. Sempre nello stesso anno, al termine di un concerto svoltosi a Houston in Texas, la cantante venne arrestata assieme a Dizzy Gillespie con un banale pretesto. Norman Granz, perfettamente consapevole di quanto fosse razzista la società degli Stati Uniti, presentandola sul palco le accostava sempre aggettivi come “l’unica e inimitabile”, la “grande” Fitzgerald. Chiamandola “First Lady” in un periodo storico in cui le donne nere non erano considerate delle “signore”, era come prendere una chiara posizione nei confronti della questione razziale.

Dal 1956 al 1964 incise, con la produzione dello stesso Granz, una serie di dischi imperdibili, interpretando le composizioni dei più grandi autori americani.

Il live a Berlino nel 1960, da cui sarebbe stato tratto l’album Ella in Berlin: Mack the Knife, le valse un Grammy Award grazie anche alle sue uniche capacità improvvisative. A volte dimenticava le parole delle canzoni, ed ecco che abbiamo alcuni dei suoi momenti più veri, in cui le inventava, dialogando con il pubblico e abbandonandosi, con una risata divertita, in uno scat ancor più libero. Come non perdonarla! Continuò ad esibirsi e a incidere dischi per tutti gli anni ’60 e ’70, includendo nei suoi numbers anche canzoni pop, soul e interpretando brani con un messaggio politico. Prenderà a suo modo posizione rispetto alla questione razziale, al di là del palcoscenico, cantando all’inaugurazione del presidente K.F. Kennedy e sostenendo Robert Kennedy durante la campagna elettorale del 1968. Nell’aprile dello stesso anno in seguito all’assassinio di Martin Luther King, Ella scrisse la canzone “It’s Up to Me and You”.

Possiamo trovare video delle interpretazioni live di alcuni brani dei Beatles come “Hey Jude” al Montreux Jazz Festival del 1969, arricchita dalle sue improvvisazioni che, pur facendo arricciare il naso ai puristi, non possono che darci ancora una volta la conferma della sua improsciugabile vena creativa. Si esibì in tutto il mondo, comparendo in numerosi programmi televisivi, ospite di celebri colleghi quali Frank Sinatra, Dean Martin, Nat King Cole e Dinah Shore. Incise con l’orchestra di Count Basie lasciandoci meravigliose registrazioni assieme al trio del pianista Oscar Peterson. Da ascoltare i dischi con il chitarrista Joe Pass, altro sodalizio fortunato che ci ha donato preziosi momenti di musica e di cui trovate anche video su YouTube. Tuttavia gli anni ’70 videro un rallentamento della sua attività artistica dovuto a problemi di salute. Sin da bambina malata di diabete, le sue condizioni peggiorano. Un’ ultima apparizione televisiva fu nel 1992, due anni dopo avrebbe subito l’amputazione di entrambe le gambe.

Morì il 15 giugno 1996 a Beverly Hills, in California, all’età di settantotto anni.

Ella Fitzgerald è stata attiva per 59 anni, ha inciso una settantina di album, venduto circa 40 milioni di copie e vinto 14 Grammy Awards.

Il suo stile continua a ispirare intere generazioni di cantanti. Ella ha sempre amato e cantato per il suo pubblico fino all’ultimo respiro, mostrandoci “quanto è alta la luna”.

Buon compleanno Ella.

🖤

BIBLIOGRAFIA

Arrigo Polillo, Jazz, edizione aggiornata a cura di Franco Fayenz, Oscar Saggi Mondadori, 2013;

Pure love – The voice of Ella Fitzgerald (Versione Italiana), Rai5 https://www.youtube.com/watch?v=_BA4JTdO9zc

Ella Fitzgerald Interview 1974 Brian Linehan’s City Lights

Queens of Jazz The Joy and Pain of the Jazz Divas BBC DOCUMENTARY

Ella Fitzgerald, Something To Live For, Charlotte Zwerin, 1999.

Ella Fitzgerald on her career & forbidden love, 1980: CBC Archives | CBC

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