Mississippi Goddam: vita e arte di Nina Simone

Libertà è non avere paura.

Pianista prodigiosa, cantante dalla voce acre e suadente, attivista per i diritti civili, autrice tormentata, Nina Simone fece sentire la sua voce in tutto il mondo. Toccando il cielo con un dito, conobbe la miseria, la solitudine, la violenza domestica, la malattia e la rinascita artistica. In un rapporto di amore e odio, dedicò la sua vita alla musica, allo stesso tempo sua salvezza e sua prigione.

Nasce Eunice Kathleen Waymon il 21 febbraio 1933 a Tryon nella Carolina del Nord, da una famiglia povera e molto religiosa. Fu una bambina prodigio, dotata di un talento ineguagliabile. Cominciò a suonare ad orecchio già all’età di due anni. A quattro accompagnava sua madre reverenda all’organo della chiesa, successivamente cominciò a prendere lezioni di pianoforte da un’insegnante bianca. All’età di dodici anni, durante un suo primo concerto in una biblioteca, davanti ad una platea di bianchi, i suoi genitori vennero lasciati in piedi in fondo alla stanza. Lei si rifiutò di suonare a meno che non fossero stati fatti accomodare in prima fila. Così fu e Eunice suonò. Avvenne così il suo primo incontro con il razzismo. Dopo il diploma, sostenuta economicamente da una fondazione creata dalla comunità in cui viveva, riuscì a proseguire gli studi a New York, studiando per un anno e mezzo presso la prestigiosa Juilliard School. Eunice sognava di diventare la prima concertista classica americana di colore. Nel 1951 fece quindi domanda per una borsa di studio all’istituto Curtis di Filadelfia dove però venne respinta. Solo dopo alcuni mesi comprese che non venne ammessa a causa del colore della sua pelle. Questo evento lasciò in lei una ferita che non si rimarginò mai più.

Dopo aver visto svanire tutti i suoi sogni, a scarseggiare fu il denaro. I soldi della fondazione si esaurirono e così Eunice si trovò un lavoro ad Atlantic City, esibendosi come pianista in alcuni club della città. Una sera il titolare di un locale le disse chiaramente che se voleva tenersi il lavoro avrebbe dovuto anche cantare. Eunice cantò e da allora non smise più, diventando Nina Simone. Si scelse uno pseudonimo per evitare che la sua famiglia, sua madre in particolare, venisse a conoscenza che cantava e suonava la “musica del diavolo”. Il suo fidanzato del tempo la chiamava Niña. Simone lo prese dalla sua attrice preferita Simone Signoret un’attrice e scrittrice francese.

In breve tempo nacque una stella. Nina non si limitava a interpretare le canzoni, le plasmava alla volontà della sua voce e delle sue mani, con cui univa sonorità blues, jazz e classiche con creatività e tecnica sorprendenti. Mescolò fughe e contrappunti alla spontaneità del jazz. Lei stessa in un’intervista rivelò che si sentiva maggiormente soddisfatta nel fare musica quando faceva affidamento su ciò che aveva imparato dalla musica classica. La sua voce era profonda, oscura come la sua anima.

Il suo album di debutto del 1958 che contiene il brano I Loves You Porgy scalò le classifiche americane. Tre anni dopo conobbe Andrew Stroud che di lì a poco divenne suo marito e, lasciato il suo impiego come sergente di polizia, anche suo agente. L’anno successivo Eunice diede alla luce una bambina che chiamò Lisa Celeste. In un successo sempre crescente, l’obiettivo primario di Nina era quello di esibirsi alla Carnegie Hall come prima pianista classica nera e donna. Ci riuscì nel 1963, ma non suonò il suo amato Bach. A partire da questo concerto la sua carriera spiccò il volo: tra concerti, riviste, programmi televisivi, Nina era ovunque, diventando presto un personaggio di grande successo.

Se la sua notorietà cresceva incessantemente, aumentava anche la pressione dovuta a ritmi di lavoro estenuanti. Spesso impegnata in tournée che la tenevano lontana dalla sua casa e da sua figlia, cominciò a mal sopportare la stanchezza e lo stress. Diventò progressivamente instabile d’umore, era capace di arrabbiarsi e litigare con chiunque. Se tra il pubblico qualcuno parlava poteva anche uscire di scena e non proseguire lo spettacolo: Nina Simone desiderava che il suo pubblico la ascoltasse con l’attenzione e il silenzio che si riservava ai concerti di musica classica. Iniziò ad attraversare periodi di depressione che col tempo peggiorarono, aggravati dalla violenza subita da parte del marito. Una sera, in un club, un fan diede a Nina un biglietto. Il marito venutone a conoscenza la picchiò fuori dal locale e per tutto il tragitto in auto verso casa. Una volta arrivati la minacciò con una pistola, la legò e la violentò ma, nonostante questo, Nina non ebbe la forza di lasciarlo.

Nel frattempo l’America era attraversata dalle lotte per i diritti civili degli afroamericani. Più il Movimento cresceva più si potevano scorgere tra le sue fila attivisti appartenenti al mondo dello spettacolo e intellettuali. A seguito dell’attentato del 15 settembre 1963 in una chiesa di Birmingham, in Alabama, in cui persero la vita quattro bambine, Nina scrisse Mississippi Goddam, una canzone apertamente contro il razzismo, dai toni crudi e violenti. Questo brano fu qualcosa di estremamente rivoluzionario al tempo. Nei programmi televisivi si rifiutarono di trasmettere una canzone che contenesse imprecazioni e dalle radio tornavano indietro 45 giri spezzati in due. Il messaggio era molto chiaro. Nina tuttavia decise di essere lo specchio dei suoi tempi, uno spirito libero in una società razzista e che non apprezzava il genio di una donna, oltretutto nera. Nel 1965 suonò in occasione della famosa marcia da Selma a Montgomery in Alabama. Tra il pubblico in prima fila presenziarono Martin Luther King Jr., Langston Hughes, James Baldwin e dignitari da tutto il mondo.

Se sei un artista come fai a non essere lo specchio dei tempi?

Nina Simone era sempre più coinvolta nella lotta a fianco del Movimento per i Diritti Civili e soprattutto inserita nell’ambiente intellettuale che vi gravitava attorno. Conobbe Martin Luther King Jr. e Malcom X. Langston Hughes scrisse per lei il testo di Backlash Blues e la scrittrice Lorraine Hansberry divenne una sua cara amica. Nina si lasciò ispirare dal titolo di una sua opera per scrivere una canzone sul tema dei diritti civili To Be Young, Gifted and Black, canzone che divenne manifesto del Movimento. Fautrice del Black Power, Nina era diventata una specie di “santa patrona della ribellione”. Non fu una fautrice della non violenza, per lei i diritti dei neri dovevano essere difesi con qualunque mezzo. Il suo obiettivo non era solo quello di cantare delle canzoni ma di sensibilizzare le persone di tutto il mondo, facendo conoscere loro ciò che era stato inflitto alla sua gente. In questo periodo la sua produzione artistica riguardava per lo più brani fortemente politicizzati, denigrava i bianchi e quello show business di cui però allo stesso tempo voleva e aveva bisogno di far parte. Questo suo coinvolgimento con la lotta per i diritti civili gradualmente non fece che danneggiare la sua carriera artistica. Diventava sempre più difficile per il suo manager trovarle delle date: lentamente tutto quello che era stato costruito cominciò a sgretolarsi a suon di slogan politici.

Sul finire degli anni Sessanta, il Movimento per i Diritti Civili subì dei duri colpi in seguito all’uccisione di Malcom X nel 1965 e di Martin Luther King Jr. appena tre anni dopo. I simboli della libertà dei neri stavano cadendo uno dopo l’altro come su un campo di battaglia. Nina perse la sua cara amica Lorraine Hansberry e anche Langston Hughes morì in quegli anni. Eunice si sentiva sola, divenne sempre più violenta, soggetta a repentini cambi di comportamento cominciò ad essere vittima di attacchi di depressione e rabbia.

Decise quindi di lasciare definitivamente il marito per trasferirsi in Liberia, dove trascorse momenti di serenità e dove presto fu raggiunta da sua figlia appena adolescente. La convivenza tuttavia non funzionò a causa dell’instabilità caratteriale di Nina e della sua aggressività, e Lisa Celeste, compiuti i quattordici anni, decise di tornare a vivere dal padre. Dopo la separazione dal marito Nina dovette affrontare serie difficoltà economiche, si disinteressò al lavoro e cominciò a condurre una vita da nomade. Dopo poco tempo, costretta a riprendere in mano la sua carriera per potersi mantenere, Nina Simone andò in Svizzera dove prese parte al Montreux Jazz Festival per poi trasferirsi a Parigi. Ma le cose non furono semplici. Nina si era ridotta a suonare in squallidi caffè per tirar su poche centinaia di dollari. Ormai era caduta in disgrazia.

In una sua intervista non rinnegò il suo impegno a favore delle lotte per i diritti civili, ma si mostrò consapevole che alcune sue canzoni, troppo politicizzate, avessero danneggiato la sua carriera e non fossero più adatte ai tempi. Sicuramente la presa di posizione nei confronti della questione razziale, negli anni Sessanta, ebbe pesanti ripercussioni per coloro che appoggiarono le lotte di emancipazione, ripercussioni nella vita privata quanto sulla carriera. Nina Simone non fu esclusa dal pagare un altissimo prezzo per questa scelta. Molti dei suoi album vennero pubblicati di rado in quegli anni, salvo poche eccezioni, per poi finire quasi dimenticati fino agli anni Ottanta.

Fu grazie al suo storico chitarrista Alvin Schackman e al suo caro amico Gerrit De Bruin che Nina riuscì a tornare alla sua musica. Venne sottoposta ad alcune visite mediche. Le fu diagnosticato un bipolarismo e una tendenza maniaco depressiva. Cominciò a curarsi e tornò ad esibirsi. Nel 1987 Chanel scelse come colonna sonora di una sua pubblicità il brano di Nina My Baby Just Cares For Me. Sulla scia di questa nuova popolarità molti suoi dischi vennero ristampati e la cantante tornò a cavalcare l’onda del successo.

Nel 1993 si trasferì nel sud della Francia continuando a girare il mondo grazie alla musica. Nella sua carriera Nina Simone ottenne quindici nomination ai Grammy Awards ed entrò nella Grammy Hall of Fame nel 2000. Due anni prima della sua morte ricevette un diploma onorario dal Curtis Institute, la scuola di musica che le rifiutò l’ammissione a 19 anni e da cui, in un certo senso, tutto ebbe inizio.

Nina Simone è stata la voce guerriera di un intero popolo, quello dei Movimenti per i Diritti Civili negli Stati Uniti, ma soprattutto una straordinaria musicista che ci ha lasciato registrazioni di incommensurabile bellezza. ⁠

🖤

BIBLIOGRAFIA:

Nina Simone. Una Vita, David Brun-Lambert, Universale Economica Feltrinelli, 2010.

What Happened, Miss Simone?, Liz Garbus, Documentario Netflix

Nina Simone on BBC HARDtalk, 1999

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