Cento Docce Fatte Male -Laura Manfredi. Morellini Editore [Collaborazione]

“Vaffanculo” pensava sempre Boccamara. Residenza ‘sto cazzo. Era un ghetto, ecco cos’era, un ghetto per tenere al riparo dagli occhi non ancora opachi quei corpi macilenti, molli, glabri; per proteggere i giovani dall’idea del poi, del dopo.

Una casa di riposo nel Pavese e un novantenne, anzi due: Pietro Boccamara e Mario Incantalupi. Il primo, chiuso in un mutismo selettivo sotto il quale ha seppellito il suo più grande dolore, in bilico tra il depresso e il rancoroso, burbero e stronzo a tratti 😅 ; il secondo, anche lui ormai più di là che di qua, cieco, omosessuale, un viveur d’altri tempi, scrittore rinomato ed eccentrico. ⁠

Cosa ci azzeccano l’uno con l’altro? Assolutamente nulla, tranne il fatto di aver deciso di fuggire assieme dalla casa di riposo dove si trovano, smettere di aspettare la Signora di nero incappucciata e vivere una grande avventura: andare in Germania, al raduno heavy metal più figo d’Europa! Nella loro rocambolesca fuga saranno accompagnati da un giovane toscano che scappa dai tradimenti della moglie e da due quindicenni hikikomori racimolati lungo la strada.

Sì, gli ingredienti sono già molti ma a insaporire il piatto c’è una salsa del tutto speciale e per me inaspettata: questa storia è ispirata a un evento realmente accaduto! Nel 2018 infatti due vecchietti scapparono da una casa di riposo tedesca per partecipare a uno dei festival di musica heavy metal più importanti d’Europa, Wacken Open Air, e ascoltare così il loro gruppo preferito.⁠ Dite la verità, non vorreste anche voi invecchiare con questo sprint?

Nasce così, da un bizzarro avvenimento, l’ispirazione di Laura Manfredi per scrivere Cento docce fatte male, pubblicato nel 2020 da Morellini Editore e con una preziosa introduzione firmata dalla scrittrice Sara Rattaro nonché codirettrice della collana Varianti, di cui fa parte anche questo libro.

Ben presto il viaggio di questa gang sgangherata ci porterà attraverso i luoghi della leggerezza e del divertimento, talmente briosa e saporita è la scrittura della Manfredi, dotata di uno humor sagace e ben equilibrato, che non si trasforma mai in forzatura. Vi sorprenderete a ridere di gusto tra le quattro mura della vostra camera. Ma non è tutto: questa è la pellicola, divertente e leggera, che ricopre un cuore profondo, fatto di drammi generazionali, di ricordi, rimpianti ma anche di un grande desiderio di vita. ⁠Incomincerete anche voi a viaggiare con i personaggi e a conoscere così le loro storie, le vere e radicate paure da cui scappano. E poi ci sono quelli che restano. Tra il personale della casa di riposo, gli ospiti acciaccati un po’ sbiaditi dal tempo, una direttrice giovane fin troppo dedita al suo lavoro e un commissario, anche lui in attesa della sua seconda chance:

Temo che la verità sia che ho iniziato a preferire i vecchi, commissario. Sono così prevedibili, coerenti, anche nei loro colpi di testa sono onesti. Leali. Sono un mondo sicuro. E se si ha tempo di ascoltarli, e purtroppo io ne ho sempre poco, hanno sempre storie bellissime da raccontare, bellissime davvero. Quando possono, ovviamente. Io mi sento al sicuro, con loro. Non potrei dire lo stesso in mezzo a dei coetanei.

Ma tutto torna. Nonostante sia una storia allegramente popolata, ciascun personaggio, che sia principale o minore, trova la sua giusta collocazione nella storia, senza essere trascurato, cosa che sicuramente conferisce una base molto solita alla narrazione.

Fra tutti, il mio preferito rimane sicuramente Pietro Boccamara, il protagonista indiscusso del romanzo, un vecchietto tutto brontolii e parolacce che da anni, ormai sperduti nelle pieghe del tempo, ha deciso di non parlare più. In una suspence crescente desideriamo scoprire cosa lo abbia portato a rinchiudersi in se stesso, a tormentarsi giorno dopo giorno rimuginando nei ricordi…e nelle imprecazioni!

È ciò che ti succede quando ti rinchiudi. Ti condanni a tornare sempre ai tuoi dolori. Invece dovremmo essere fatti per guardare quello che abbiamo intorno, quello che viene dopo. Se no finisci per impazzire, per pensare agli Angeli della Morte coi sandali di pelle, Gesù Cristo.

Una scrittura fluida, in continua tensione tra il linguaggio duro e realistico, soprattutto di alcuni personaggi, e una fragranza poetica che ti sorprende dietro l’angolo, quando proprio non te l’aspetti e ti scava dentro. Una trama ben congeniata e una struttura narrativa che sa davvero il fatto suo: tanto sono rimasta incollata alle pagine che mi è rimasto il segno! E se siete amanti della musica, troverete all’interno del libro un QR code per ascoltare la colonna sonora che ha accompagnato l’autrice nella stesura della storia!

Cento docce fatte male è un romanzo spassoso, che fa trascorrere momenti di lettura estremamente piacevoli ma che, al tempo stesso, riesce ad aprire nel lettore diversi spunti di riflessione. Fra tutti, il tema dell’amicizia intergenerazionale, l’importanza di tramandare “il possibile” da una generazione all’altra. E ancora, la ricchezza rappresentata dagli anziani, dalle loro storie, dalla loro esperienza. Il romanzo di Laura Manfredi ci fa ragionare su come tendiamo tutti a rimanere incassati nelle nostre vite, distanti gli uni dagli altri finché un evento, fuori dal normale, non decide per noi che finalmente è arrivato il momento di scappare, rompere le catene dei nostri limiti e cominciare vivere!

🖤

Titolo: Cento docce fatte male
Autore: Laura Manfredi
Casa Editrice: Morellini Editore
Anno di edizione: 2020
Genere: narrativa contemporanea
Pagine: 320
Voto: 4/5

Laura Manfredi nasce a Milano il 4 marzo 1975. Dopo la maturità classica e l’Università degli Studi di Milano, facoltà di Giurisprudenza, diventa responsabile ufficio clienti del tour operator Orizzonti S.p.A., ruolo che ricopre fino al 2005. Madre di due bambini, nati a breve distanza l’uno dall’altro, entrambi autistici, decide di rinunciare al lavoro per seguire le terapie intensive dei figli e si trasferisce ad Arese, in provincia di Milano. Con gli anni è diventata mamma di un terzo bambino ed ha iniziato a dedicarsi, nella città in cui vive, a progetti per l’integrazione di ragazzi autistici. Lettrice compulsiva, ha riscoperto il piacere per la scrittura, abbandonato dopo le scuole: pubblica, nel 2017, per la casa editrice Bookabook di Milano, il romanzo autobiografico Cherchez la beauté!. Sempre nel 2017 vince il terzo premio del concorso letterario nazionale “Carlo Cultrera” con il racconto Babu viene da lontano. Nel 2018 pubblica per Albatros il romanzo La trasparenza ed il legno di cedro. Nel dicembre 2018 è fra i finalisti del premio “La venticinquesima ora” della scuola di scrittura Belleville di Milano, con il racconto Capoviaggio. Un suo racconto è contenuto all’interno dell’antologia Mosche contro vetro. Racconti sul tema dell’autismo (Morellini Editore 2019).

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