Ipazia. La vera storia, Silvia Ronchey, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli.

Secondo il detto di Croce, si fa storia solo del presente, e ogni epoca, nello spiegare il passato, lo piega ai propri interessi leggendolo alla luce della propria dialettica politica.

Silvia Ronchey, nel libro Ipazia. La vera storia pubblicato da BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, parte proprio da questa concezione crociana per chiamare in aula i testi come unici testimoni attendibili per ricostruire e chiarire i fatti, quelle linee essenziali della vicenda storica e politica che portarono l’8 marzo del 415 d.C., in un lunedì di quaresima, all’assassinio atroce della donna più saggia, più istruita e stimata del mondo ellenico: Ipazia d’Alessandria. ⁠

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La Canzone di Achille, Madeline Miller, Marsilio Editori

Era una strana guerra. Non occupavamo territori, non prendevamo prigionieri. Era soltanto una questione d’onore, uomo contro uomo.

La canzone di Achille è un libro che ho letto la scorsa estate, sulla scia dell’entusiasmo che questa particolare rivisitazione dell’Iliade o meglio, di una sua parte, ha riscosso sui social, in particolare su Instagram. Da amante dei poemi omerici e nostalgica degli studi al liceo, ho deciso di immergermi in questo mondo di divinità, semidei, umani, guerra e…il resto era tutto da riscoprire.

Vi anticipo già che, rispetto alle molte e positive recensioni che ho letto, la mia sarà, in parte, una voce fuori dal coro. Sicuramente è stata per me una lettura estremamente piacevole che, come vi spiegherò a breve, mi ha lasciato molto, ma allo stesso tempo non ho potuto fare a meno di riscontrare dei punti deboli.

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Vincoli. Alle origini di Holt, Kent Haruf, NNEditore.

Non puoi avere una seconda volta se la prima non c’è stata.

Mi sembra ancora di averlo sotto le scarpe, il terreno arido di Holt. All’orizzonte vedo i campi di yucca e grano sotto il sole impietoso di agosto. Gente semplice quella di Holt ma dalle storie che ti entrano fin sotto la pelle.

Sì, perché una volta che hai guidato il furgone sulle stradine sterrate, in mezzo alla campagna; una volta che hai assaggiato la birra della taverna, ballato un Tennessee waltz e soprattutto una volta che ti sono arrivate al cuore le sue storie, beh, vecchio mio (come direbbe uno dei suoi abitanti), non potrai più fare a meno di tornarci.

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La Questione dei Cavalli. Arianna Ulian. Laurana Editore [Collaborazione]

…non carne eravamo
ma sabbia bruire nel vuoto

Così abbiamo imparato che il corpo non ci appartiene.

Come fare un sogno.

Suggestioni liquide echeggiano di suoni lontani. Sono voci che scalpitano, respirano, sono acqua, corpo, sono terra.
Dopo l’ultima pagina, ancora le sento riverberare.

La questione dei cavalli è l’opera prima di Arianna Ulian. Pubblicato da Laurana Editore, il romanzo inaugura la collana, diretta da Giulio Mozzi, Fremen, il cui nome non può che ricondurci ai protagonisti di Dune, il ciclo di romanzi di Frank Herbert, ovvero agli abitanti dell’arido pianeta Arrakis. Sono loro che hanno fatto del deserto, un luogo inaccessibile alla vita, non solo la propria casa ma la propria risorsa. Un richiamo simbolico per caratterizzare un ciclo di pubblicazioni dove non ritroveremo i connotati del romanzo standard, ma testi innovativi: parole e immagini che osano. Scordiamoci le accomodanti rotte commerciali, prepariamoci a scelte più estreme, come i Fremen appunto, oltre gli orizzonti del possibile.

Da subito la proposta della Casa Editrice mi ha incuriosita. Amo spaziare tra i vari generi e soprattutto lasciarmi sorprendere da sentieri poco battuti.

La questione dei cavalli è una favola lunare o forse sarebbe più appropriato dire lagunare, che ci porta con occhio da cinepresa dentro una Venezia come mai l’abbiamo vista e come mai la vedremo, una Venezia che non esisterà mai se non in questo sogno rarefatto.

Il western inizia sempre dal suono degli zoccoli.

Un visionario regista canadese sceglie la Serenissima come set per il sequel del film western “Il mio nome è nessuno”. Tutto è pronto per cominciare le riprese ma una serie di errori e impedimenti burocratici complica lo sbarco dei cavalli. Fomentate da un giornalista del luogo, le voci cominciano a correre ed echeggiare tra le calli della città.

Io questa città la vedo così: che ci passerà pure tutto il mondo ma restiamo un paesotto isolato dove si chiacchiera per essere sicuri di essere ancora vivi.

Tra i personaggi principali conosciamo Angelo, un giovane direttore tecnico di origine italiana che assieme alla sua collaboratrice Sarah tenta di mediare tra le esigenze della produzione e le reazioni dei residenti. Momo, il bambino autistico, la cui percezione degli avvenimenti esterni ci riporta in una dimensione altra, dai contorni ancora più increspati. Un personaggio di una sensibilità disarmante quanto forse il più vero tra i personaggi della storia. I cowboys, un gruppo di comparse che si immedesima a tal punto nel ruolo da impossessarsi dei costumi di scena e battere la città come un Mucchio Selvaggio, tra violenze e intimidazioni. E poi loro, i cavalli. Gli occhi spaventati, le orecchie disorientate, pelle, sangue, sudore e il loro destino tutto da scoprire.

Un cavallo dentro è luminoso , bianco con aree rosa e verdi chiaro, disegni splendidi della natura nelle vene e nelle pareti degli organi. Sono come noi, siamo come loro. Paura dolore amore pazienza, in umori e tessuti e sangue.

Pagina dopo pagina ho avuto sempre più la sensazione che la vera protagonista di questa storia fosse la laguna, con i suoi canali e i riflessi della luce sull’acqua.

Una trama che vi lascio scoprire ma di cui fondamentale è farne esperienza, sulla pelle. ⁠Una lettura in cui tutti gli avvenimenti giungono al lettore come una eco, la narrazione diventa suono, voce, quasi leggenda.

La questione dei cavalli è una storia che, sfuocando il limite tra l’inverosimile e il verosimile, mi ha inizialmente disorientata, per poi incantarmi attraverso le splendide immagini che si fanno suoni prima e frammenti di sogno poi. Questo potere di trasformazione evocativa ha la scrittura della Ulian.

Un linguaggio onirico sempre in bilico tra poesia e prosa, fatto di parole di frontiera, perché il western è frontiera, territorio inabitabile, domato, come una Venezia nata sfidando le leggi della natura che l’uomo ha piegato alla sua volontà.

Titolo: La questione dei cavalli
Autore: Arianna Ulian
Curatore: Giulio Mozzi
Prefazione: Dario Voltolini
Casa Editrice: Laurana Editore
Anno di edizione: 2020
Genere: narrativa contemporanea
Pagine: 288
Voto: 4/5

Arianna Ulian è nata nel 1975. Vive a Venezia, in sestiere Cannaregio.

Figlia del cuore. Rita Charbonnier. Marcos y Marcos [Collaborazione]

Ci sono due tipi di figli, quelli della pancia e quelli del cuore, e che sono tutti figli lo stesso.

Ormai arrivati alla conclusione di quest’ anno così problematico, sono molti i bilanci che facciamo. Tra questi anche quelli dei libri più belli letti nel 2020. Ho fatto bene ad attendere fino all’ultimo nel pronunciarmi, perché da aggiungere alla lista sicuramente c’è Figlia del cuore di Rita Charbonnier pubblicato da Marcos y Marcos Editore.

Che cos’è famiglia?

Lo scopriamo attraverso il racconto di Ayodele, bambina nigeriana figlia di immigrati arrivati dal mare. Rimasta orfana della madre, venuta a mancare a seguito di una morte violenta, Ayodele vive con il padre e il fratellino presso una casa di accoglienza delle suore. Ben presto però viene affidata a Sara, una giovane donna single che non può avere figli.

Questa storia, ispirata a eventi realmente accaduti, è il flusso di coscienza di una bambina che si trova a confrontarsi all’improvviso con quella “marziana”, come la chiama lei, tutta regole e sermoni, che “gioca” a voler fare la mamma. Entriamo così nei pensieri di Ayodele e sentiamo sulla pelle la sua paura di amare, viviamo la sua evoluzione interiore, il suo mutismo che progressivamente si schiude alla vita, la storia di un “diamante grezzo” che comincia a brillare.

Nessuno mi aveva mai chiesto niente e io non avevo mai chiesto niente a nessuno.

Con gli occhi e i pensieri di Ayodele viviamo anche le difficoltà iniziali nel rapporto con Sara, il suo disinteresse affettivo che solo nonna Angela ha il potere magico di vincere, grazie anche alla sua fantastica torta di mele e cannella che tutto riappacifica. Non voglio dirvi troppo, ma a questo proposito nel libro troverete una “dolce” sorpresa!

Pagina dopo pagina assistiamo alla trasformazione dei sentimenti della bambina verso la sua affidataria, che da rompiscatole e marziana progressivamente diventa Sara e poi mamma

Nel romanzo Rita Charbonnier affronta e mescola diverse tematiche estremamente attuali. Emergono quelle che possono essere le fragilità emotive che deve affrontare chi adotta un bambino, l’impossibilità per le persone non sposate di poter passare dall’affido all’adozione; l’immigrazione che porta spesso con sé storie di miseria e solitudine; e ancora l’incontro tra culture diverse. Ma soprattutto l’autrice si interroga sul significato più vero dell’essere famiglia, al di là della biologia.

Vivendo con Sara avevo imparato che ci sono diversi tipi di famiglie, non ce n’è uno solo, e che un tipo di famiglia non è migliore di un altro a prescindere.

La scelta stilistica di Rita Charbonnier è particolarmente efficace. Il linguaggio è diretto, schietto, il registro è caratterizzato da elementi vicino al gergo giovanile, aspetto che conferisce realismo e credibilità alla storia. E’ una bambina che parla, con il suo modo di esprimersi e i suoi pensieri senza veli: divertente, ironica, quanto a tratti spietata e tagliente. Gli avvenimenti della storia giungono a noi come una eco grazie alla voce della protagonista, elemento che ci focalizza ancora di più sui suoi sentimenti e sulle sue percezioni. I personaggi sono raccontati attraverso la lente con cui Ayodele guarda il mondo, una lente che cambia nel corso del racconto mano a mano che lei stessa comincia ad aprirsi all’amore.

La mia storia, che è una storia di gratitudine.

Vi ho fatto incuriosire abbastanza?

Lo spero davvero perché Figlia del cuore è una storia da scoprire e da amare, io la porterò con me anche oltre questo 2020.

Un libro particolarmente consigliato a chi sia pronto ad accogliere un’emozione profonda che, con un tuffo al cuore, farà comprendere quanto l’amore tra un genitore e un figlio vadano al di là delle barriere culturali e biologiche.

Un grazie speciale alla Casa Editrice Marcos y Marcos, all’Ufficio Stampa Scrittura a Tutto Tondo e a Nicole per questo prezioso omaggio.

Che cos’è famiglia?

la famiglia è un cerchio che diventa cuore.

🖤

Titolo: Figlia del cuore
Autore: Rita Charbonnier
Casa Editrice: Marcos y Marcos
Anno di edizione: 2020
Genere: narrativa contemporanea
Pagine: 176
Voto: 4/5

Rita Charbonnier ha studiato pianoforte e canto, si è diplomata presso la Scuola di teatro classico Giusto Monaco dell’Istituto nazionale del dramma antico, a Siracusa, e ha frequentato il Corso di formazione e perfezionamento per sceneggiatori della RAI, a Roma. Ha collaborato come giornalista ed esperta di teatro con diverse riviste, e scritto soggetti e sceneggiature che hanno ottenuto riconoscimenti tra i quali la Film Story Competition del programma europeo MEDIA. È anche attrice e ha lavorato con personalità di rilievo: Nino Manfredi, Aldo Trionfo, Renato Nicolini, Lucia Poli, Antonio Calenda, per citarne solo alcuni.
Ha inoltre scritto racconti, monologhi teatrali e testi di argomento musicale. Si esibisce in reading musicali e recital. Il suo primo romanzo, La sorella di Mozart (Corbaccio 2006, Piemme Bestseller 2011), è stato pubblicato in dodici paesi. La strana giornata di Alexandre Dumas e Le due vite di Elsa (Piemme 2009 e 2011) completano un trittico con protagoniste personaggi femminili e la Storia.

Cento Docce Fatte Male -Laura Manfredi. Morellini Editore [Collaborazione]

“Vaffanculo” pensava sempre Boccamara. Residenza ‘sto cazzo. Era un ghetto, ecco cos’era, un ghetto per tenere al riparo dagli occhi non ancora opachi quei corpi macilenti, molli, glabri; per proteggere i giovani dall’idea del poi, del dopo.

Una casa di riposo nel Pavese e un novantenne, anzi due: Pietro Boccamara e Mario Incantalupi. Il primo, chiuso in un mutismo selettivo sotto il quale ha seppellito il suo più grande dolore, in bilico tra il depresso e il rancoroso, burbero e stronzo a tratti 😅 ; il secondo, anche lui ormai più di là che di qua, cieco, omosessuale, un viveur d’altri tempi, scrittore rinomato ed eccentrico. ⁠

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IL PARASSITA – ARTHUR CONAN DOYLE. Caravaggio Editore

Se Edgar Allan Poe ha inventato l’Horror, Conan Doyle ha insegnato che la paura si può vincere con il ragionamento.

Ma è davvero così? O meglio: è solo così?

Già, perché forse non tutti sanno che Sir Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes, l’investigatore più famoso al mondo, padre di tutti i detective, in realtà nell’ultima fase sella sua vita sentì il richiamo dei fenomeni paranormali.

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Le Isole di Norman – Veronica Galletta. Italo Svevo Edizioni

…il segreto di chi parte, il dolore di chi resta.

Una mappa.

Una mappa per darsi coraggio, per rimettere tutto a posto. Una mappa per non perdersi e non restare in balia del vortice delle onde. Così Elena ha iniziato a disegnarle, le mappe, come un filo, per tenersi ancorata alla casa, a sua madre che all’improvviso ha aperto la porta di casa ed è andata via. Non una parola. Non un biglietto.

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