Nel Mare C’è La Sete – Erica Mou [Collaborazione]

Non lo so se ho mai voluto quello che ho chiesto. Non credo, in effetti, di aver chiesto mai.

Assassina, la parola che Maria poteva ascoltare nei silenzi di suo padre, che poteva leggere sulle labbra dei sorrisi ostentati di sua madre. Assassina, la parola che la trafiggeva nello sguardo degli amici di famiglia, da quando, poco più che una bambina, aveva ucciso sua sorella minore. Da questo momento in poi tutte le sue relazioni familiari si costruiscono attorno a sensi di colpa mai elaborati: Il padre che, chiuso nel suo silenzio, aveva smesso di andare in ufficio. La madre che si sforza di avere dei rapporti con lei e Maria. Maria, è la figlia rimasta. Incastrata in una non vita:

Io sono rimasta qui a soffiare i desideri sull’accumularsi di candeline, a comprare la crema al mirtillo rosso per i capillari, a pagare la tassa sulla spazzatura e a diventare un involucro legalmente adulto. Lei invece è rimasta piccola per sempre, con la salopette di jeans a giocare all’ora del tè.

Maria e Nicola sono una coppia navigata, lui pilota di aerei è il fidanzato che ogni madre verrebbe per la propria figlia: praticamente perfetto. Maria perfetta lo è un po’ meno. Lei che si lascia accadere addosso la vita, che legge i pensieri degli altri, e interpretandoli racconta sé stessa. Maria e il suo cinico distacco dal dolore come unico angolo in cui poter sopravvivere:

Mi sono creata un habitat. Sono come un animale in uno zoo safari, che comunque è in gabbia, ma che è capace di mettere a posto le coscienze dei turisti.

Una breve e felice parentesi londinese per tornare di nuovo nella sua vita senza colore. Decide di aprire un negozio che non vuole, dove impacchetta desideri con un bel fiocco per chi non ha il tempo di farlo. Ha un compagno che non ama e una pietra di marmo nel petto che le impedisce di volare, ma ha anche una scoperta, che la porterà a guardare con occhi diversi, i suoi, tutto ciò che da sempre l’ha circondata. La storia si svolge nell’arco di ventiquattro ore in cui Maria trova, assieme a noi, il coraggio di strapparsi di dosso un’etichetta che per venticinque anni si è sentita appiccicare alla sua vita, e che le ha impedito di fare le sue scelte per “aggiustare” i sensi di colpa degli altri.

Nel mare c’è la sete è il romanzo d’esordio di Erica Mou, cantautrice pugliese . Una storia che risuona di poesia ad ogni capoverso, una canzone, la cui musica non è scritta ma echeggia dentro di noi pagina dopo pagina. Lo stile di Erica è un tutt’uno con l’ispirazione musicale, che come un flusso continuo lega le sue canzoni allo stile e alla profondità simbolica di questo romanzo. La narrazione è sorprendentemente impreziosita da bagliori di poesie che ci portano nell’universo interiore della protagonista:

Roccaforte

Lo vedi che non c’è differenza

tra il muro di una fortezza

e quello della tua stanza

se dentro c’è la guerra?

Molte sono le tematiche che viviamo attraverso gli occhi di Maria: la drammaticità del lutto, il senso di colpa, i rapporti familiari, le relazioni d’amore, l’amicizia, l’assenza, l’essere donna. Maria ci fa comprendere fino a che punto possiamo arrivare a credere allo sguardo degli altri, sguardo che ci impedisce di essere liberi e spiccare il volo. Ventiquattro ore che in un climax narrativo crescente trascorriamo nella testa della protagonista, per arrivare ad un finale inaspettato ed originale, che ci lascerà in sospeso fino all’ultimo verso. Come si può tornare alla vita riuscendo ad essere davvero liberi? A voi scoprirlo, nel mare c’è la sete. Buona navigazione.

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Titolo: Nel Mare C’è La Sete
Autore: Erica Mou
Casa Editrice: Fandango Libri
Anno di edizione: 2020
Genere: narrativa contemporanea
Pagine: 221
Voto: 4/5

Erica Mou è una cantautrice pugliese, classe 1990. Nel 2012 arriva seconda al Festival di Sanremo, nella categoria giovani, vincendo il Premio della Critica Mia Martini. È candidata ai David di Donatello per la migliore canzone originale. Attualmente vive a Tolosa e sta lavorando al suo sento album in studio. Nel mare c’è la sete è il suo primo romanzo.

Acchiappasogni – Marco Monelli [Collaborazione con thrillernord.it]

Fuggiamo dalla morte, illudendoci di poterla evitare, ma in realtà evitiamo solo di pensarci. Non ci allontaniamo affatto dalla sua falce, giriamo in tondo, credendo di essercela lasciata alle spalle, ma lentamente ci avviciniamo e poi le andiamo incontro, porgendole la nostra testa.

Fino a che punto un legame d’infanzia, ormai allentato dal trascorrere degli anni, può rievocare emozioni e rivelarsi non più soltanto un ricordo, ma riportare alla luce inquietanti verità e mostrare la realtà sotto una luce del tutto diversa?

Lo sa bene Rocco Briciola. Padre di famiglia, abituato alla routine della sua piccola e rassicurante Alberino. Una moglie, un figlio adolescente, i parenti e i compaesani. Tutto trascorre serenamente tra il lavoro nel suo negozio di alimentari, qualche grappa con il migliore amico e le passeggiate nel bosco in cerca di funghi. 

Tutto scorre, fino a quella sera in cui al telegiornale trasmettono la notizia della morte per suicidio di Rebecca Martini, ex modella ormai decaduta da anni e amica d’infanzia dello stesso Rocco.

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Giro di Vita – Alessio Rega [Collaborazione]

Lo so come ti senti. È come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finché ho capito che l’unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova a immaginarti di essere già vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti.

Andrea de Carlo, Due di Due

Diciotto anni e avere il mondo proprio lì davanti a sé, che attende solo di essere afferrato. Sono gli anni del liceo, delle fughe da scuola con gli amici di sempre, degli amori vissuti intensamente fino all’ultimo bacio, delle feste, della patente, del desiderio irrefrenabile di libertà e di vita. Diciotto anni, eppure per Gabriele saranno gli anni di passaggio da un mondo ovattato, inafferrabile, segnato da una sensazione di inadeguatezza, verso il trauma indispensabile che lo porterà alla rinascita come uomo adulto.

Tutto scorre in una quotidianità ordinaria per Gabriele, un ragazzo di buona famiglia, con tanti amici, uno come tanti, fino al giorno in cui il suo mondo interiore viene improvvisamente catapultato nella realtà implacabile della vita, lasciandolo in balia di un vuoto esistenziale causato dalla separazione dei suoi genitori.

Qualcosa dentro di lui si rompe per sempre, lasciando una ferita aperta. Le sue poche sicurezze, come cocci di uno specchio rotto, vengono per sempre spazzate via, così come le certezze sull’amore, un sentimento che sta imparando a conoscere con passi desiderosi seppure incerti e diffidenti.

Tutto appare sotto una luce diversa, inconsueta, come privato di quella patina di eternità, rassicurazione e perfezione che solo gli occhi dei bambini possono vedere. Improvvisamente i propri genitori diventano persone, con le proprie fragilità e paure. Diventano fallibili:

Spesso infatti si pensa di conoscere qualcuno solo perché si è vissuto insieme per tanto tempo per poi scoprire che chi abbiamo accanto è diverso da come lo abbiamo sempre immaginato, da come ci siamo illusi o abbiamo voluto che fosse.

E anche Gabri, si sente così, con una profonda paura di fallire, di non essere pronto ad afferrarla quella vita che sta lì davanti, ma che a ogni tentativo di sfiorarla, sembra sfuggirgli dalle mani.

Avevo voglia di spiccare il volo, di trovare la mia strada e di sfidare a testa alta il destino senza rimanere imprigionato nelle mie paure. Volevo imparare a scegliere senza che nessun altro lo facesse per me. Diventare protagonista del mio presente e sentirmi soddisfatto.

L’autore Alessio Rega ci riporta agli anni delle autogestioni, delle birre e delle sigarette con gli amici, ai poster di Che Guevara appesi alle pareti della nostra camera, delle cassette dei Nirvana e dei Guns. Tutto questo mondo, così nostalgicamente familiare alla nostra generazione, fa da sfondo ad un’ evoluzione interiore e fondamentale del protagonista adolescente che, deluso dalla famiglia, dall’amore e dagli amici, dopo l’esame di maturità, deciderà di partire dalla sua Bari, la sua città dei ricordi, verso Milano dove suo padre, rifacendosi una vita, ha trovato la serenità.

Non sarà facile per Gabriele affrontare la solitudine, il distacco dagli amici e la perdita di fiducia in tutto ciò che aveva accompagnato la sua adolescenza. Tuttavia a volte è necessario partire e lasciarsi alle spalle dei chilometri per ritrovare sé stessi e il coraggio di affrontare i propri fantasmi. Andare e poi tornare per guardarli in faccia e rendersi conto che, no, non si è di nuovo al punto di partenza, ma si è fatto un giro, un lungo giro di vita, indispensabile per liberarsi dalla paura di vivere e spiccare il volo.

Giro di Vita è un libro che parla della difficoltà di affrontare ciò che ci fa soffrire, ma allo stesso tempo di quanto guardare in faccia le nostre paure e accettarle sia il primo passo per liberarci dall’incapacità di afferrare ciò che desideriamo, e cominciare davvero a vivere, dandoci una possibilità.

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Titolo: Giro di Vita
Autore: Alessio Rega
Casa Editrice: Les Flâneurs Edizioni
Anno di edizione: 2019
Genere: narrativa contemporanea
Pagine: 182
Voto: 3,5/5

Alessio Rega (Bari, 1984). Laureato in Scienze della Comunicazione Sociale Istituzionale e Politica all’Università degli Studi di Bari. Fondatore delle case editrici Les Flâneurs Edizioni e Dots Edizioni. 

Teresa Degli Oracoli – Arianna Cecconi [Collaborazione con Thrillernord.it]

Come scegli ciò che scegli?

Alcuni dicono che siamo liberi di determinare la nostra vita, padroni del nostro destino. Ma Teresa capì molto presto di avere un corpo e un viso che erano “quelli lì”, e non li aveva scelti. Così come non aveva scelto la sua famiglia, e nemmeno quel marito che mai l’aveva chiamata per nome.

Un segreto invece sì, di nasconderlo, lo si sceglie. E quando la fragilità della vecchiaia rischia di minare ciò che è stato custodito per una vita intera, Teresa decide di sigillare il suo segreto con il silenzio, sdraiandosi a letto senza più rialzarsi. Dieci lunghi anni con lo sguardo rivolto verso il nulla, dicevano. Un vuoto che in realtà rivelava molto più di ciò che si potesse immaginare e che Teresa aveva imparato a interpretare:

La nonna metà sognava e metà ci ascoltava, metà dormiva e metà vegliava su di noi. Fuori aveva gli occhi chiusi, e dentro erano aperti.

Dieci lunghi anni, trascorsi zitta, immobile, in un letto portato in mezzo al pittoresco via vai del salotto di casa. Casa, che finisce con la A, perché è femmina, come famiglia. Una famiglia di sole donne, quella di Teresa. Dopo la morte del marito, più nessun uomo aveva dormito in quella casa. Dieci lunghi anni di letargo, finché arriva il giorno in cui Teresa comincia a spegnersi. Come satelliti attorno alla propria stella ormai morente Irene e Flora, le sue due figlie, la fedele cugina Rosì, Pilar, la badante peruviana e Nina, la nipote. Sarà proprio Nina, figlia di Irene, a raccontare la storia di Teresa e a dar voce ai segreti di ognuna.

Non è l’unicità che rende speciale un segreto, ma come si attorciglia alla vita di chi lo porta e di chi non lo conosce, trasformandone i passi a sua insaputa.

Prima dell’ultimo respiro, Teresa donerà loro quattro oracoli: uno portato dal vento (come quello che indicò a Ulisse la via del ritorno), uno scritto sulla sua pelle (come la tradizione tramanda sia avvenuto a Epimenide), uno fatto di nebbia e di poesia (come al cospetto della Pizia di Delfi), uno che diventa fulmine (secondo la tradizione della Sibilla Eritrea). Quattro oracoli per liberarle dai sensi di colpa, dalle paure; per sciogliere quei nodi che impedivano loro di trasformarsi, da bachi da seta, in farfalle e dispiegare il proprio volo leggiadro verso il futuro. Liberando le loro esistenze, Teresa, libera in ultimo se stessa, per poter raccogliere tutto ciò che ha lasciato sul suo cammino e lasciare questo mondo.

L’oracolo sceglie la sacerdotessa, l’interprete dell’invisibile, colei che conosce le parole per lavare la paura. L’oracolo e la sua interprete non spiegano, ma indicano. La profezia è già nelle orecchie di chi va dall’oracolo, con le risposte nascoste che ha paura di ascoltare.

Antiche profezie e credenze popolari che si intrecciano a sogni e parole non dette. La casa del fico e un criceto – femmina- che scompare. La nebbia della Pianura Padana che offusca i ricordi, rendendo indecifrabili i contorni della verità. Arianna Cecconi, al suo esordio letterario, racconta una storia di cose invisibili. Un racconto che parla di fragilità e di forza allo stesso tempo, che finiscono per A, perché sono femmine. Ci parla del profondo e complesso rapporto, tra madre e figlia, sorelle, tra nonna e nipote; di come amore, vita, morte, scelta e senso di colpa possano intrecciarsi, creando nodi che impediscono di aprirci verso il futuro della nostra esistenza.

Sentivo che c’era qualcosa che si nascondeva tra quei muri, o forse tra di noi. Un peso, un nodo che ci legava insieme e ci teneva lì ferme ad aspettare.

Un linguaggio realistico, quello della Cecconi, che ci riporta al dialetto dei paesini delle campagne nebbiose e desolate della Pianura Padana, ai racconti di guerra delle nostre nonne.

Una storia che consiglio a chiunque voglia sciogliere i nodi dei propri silenzi. Chissà che Teresa, fra le pagine della sua storia, non abbia nascosto anche per noi un oracolo.

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Titolo: Teresa Degli Oracoli
Autore: Arianna Cecconi
Casa Editrice: Feltrinelli
Anno di edizione: 2020
Genere: narrativa
Pagine: 208
Voto: 4,5/5

Arianna Cecconi: Arianna Cecconi è antropologa, vive e lavora tra Marsiglia e l’Italia. Ricercatrice affiliata all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, insegna antropologia delle religioni all’Università Milano Bicocca. La violenza politica, le pratiche magico-religiose, i sogni e il sonno sono i principali oggetti di ricerca di una lunga esperienza etnografica cominciata sulla montagna pistoiese, continuata sulle Ande peruviane, in Spagna e attualmente nella periferia di Marsiglia. Accanto al percorso universitario, svolge attività di formazione in contesti non accademici, collabora con radio, compagnie di teatro, scuole e centri socio-sanitari. Dal 2010 collabora con l’artista visuale Tuia Cherici nel progetto Oniroscope e con il centro del sonno dell’Ospedale La Timone di Marsiglia. Teresa degli oracoli (Feltrinelli, 2020) è il suo primo romanzo.

Tu Sei Musica – Simona Bianchera [Collaborazione]

L’amore mi ha sempre fatto una strana impressione…sembrava complicato…la felicità, la tristezza, brutto, bello, reale…e irreale.

Però una cosa che ho sempre saputo è che volevo stare vicino all’amore, non troppo, senza rumore tanto quanto bastava a far sentire felice il mio cuore.

Non doveva cantare, solo sorridere un po’, sorridere al mondo.

L’amore è avido, a volte quando le cose non vanno come uno sperava l’amore diventa una cosa pericolosa, spaventosa, violenta, fredda come la luna, ma oggi è caldo come la brezza…

16 Anni di Alcool, Richard Jobson

Alaska e la meraviglia con cui guarda il mondo, con cui ascolta il cuore delle persone che ama. Un lavoro che la soddisfa, una coinquilina, Vanessa, amica d’infanzia ed una famiglia che le vuole bene. Impossibile non affezionarsi a Lupen, il suo vivace cagnolino.

La sua vita scorre fra serate tra amici e canzoni rock. Possiamo sentirla, la musica, che come una colonna sonora ci accompagnerà pagina dopo pagina; racconterà le paure e le fragilità dei personaggi, al di là delle parole stesse. La musica unisce, fa incontrare le persone, e quando unirà anche Alaska e Daniel, cambiando inaspettatamente le loro vite, non vi rimarrà che allacciare le cinture, e partire con loro verso un’avventura che vi coinvolgerà fino all’ultimo “riff”.

Un romance contemporaneo dall’energia rock’n’roll che mi ha riportato indietro nel tempo, agli anni dell’università. Anni in cui tutto aveva il sapore della scoperta, anni dei concerti delle band degli amici, dei pomeriggi trascorsi in camera a saltare sulle chitarre dei Led Zeppelin, a sognare con i versi nostalgici dei Coldplay, ad esorcizzare la tristezza con la voce graffiante di Vasco Rossi.

Una scrittura scorrevole guida il lettore attraverso la narrazione ben strutturata, richiamando alcune tra le più coinvolgenti citazioni della musica rock e indie. Le pagine sono impreziosite da immagini artistiche e fotografie che rispecchiano appieno la personalità eclettica dell’autrice. La lettura risulta interessante, lasciando spazio a colpi di scena che riveleranno una trama inaspettata.

Tu Sei Musica di Simona Bianchera, è anche una storia di amicizia, di perdono, fiducia verso il prossimo e soprattutto di gratitudine per ciò che il mondo regala. Ci ricorda che la vita, con tutte le prove alle quali ci sottopone, può essere una grandissima opportunità e la realtà ancora più entusiasmante dei sogni, perché tutta costruire:

Chiudi gli occhi
ed immagina una gioia,
molto probabilmente
penseresti a una partenza.

Ah si vivesse solo di inizi
di eccitazioni da prima volta,
quando tutto ti sorprende e
nulla ti appartiene ancora.

Penseresti all’odore di un libro nuovo
a quello di vernice fresca
a un regalo da scartare
al giorno prima della festa.

Al 21 marzo, al primo abbraccio
ad una matita intera

alla primavera…

Costruire, Niccolò Fabi.

🖤 VUOI SAPERNE DI PIÙ? LEGGI L’INTERVISTA ALL’AUTRICE SIMONA BIANCHERA. 🖤

Titolo: Tu Sei Musica
Autore: Simona Bianchera
Casa Editrice: Panesi Edizioni
Anno di edizione: 2019
Genere: romance
Pagine: 230
Voto: 3/5

Simona Bianchera nasce a Chiavari nel 1978. Innamorata dell’arte sotto ogni sua forma esprime le sue emozioni attraverso la scrittura, la pittura e la fotografia.

Intervista a Yannick Roch, autore de “Il Maestro dei Morti”, Les Flâneurs Edizioni, 2017

Il Maestro dei Morti” rappresenta il tuo esordio letterario con Les Flâneurs Edizioni. Com’è nata l’idea di scrivere questo libro?

La nascita de “Il Maestro dei morti” è paradossale: l’avevo scritto per il primo concorso letterario organizzato dalla casa editrice nel 2015, anno nel quale avevo avuto molte delusioni a livello della scrittura con delle bocciature in altri concorsi. Quando una persona

mi ha segnalato quello organizzato dai “Flâneurs”, mi ci sono buttato dicendomi che sarebbe stata l’ultima volta! Quindi ho abbandonato il mondo del Fantasy (e dei suoi vari sottogeneri) per cimentarmi nella scrittura di un giallo “vecchio stile”, lontano dagli odierni romanzi, film e serie TV. Ho voluto portare il giallo alle sue origini (Gaboriau, Poe…) nella città di Lecoq e Dupin (anche se non conosco molto Parigi: la mia ultima visita risale al 2001 per una gita scolastica), con un investigatore ispirato ad Holmes ma con molti tratti personali e alle prese con il caso della scomparsa di una persona. Come ho detto prima, la nascita di questo libro è paradossale perché doveva essere il mio ultimo lavoro, ma ha inaugurato l’inizio di una vita da scrittore, anche se non professionale!

Quali sono gli elementi che maggiormente ricerchi nella tua scrittura, nel tuo stile?

Per me, il realismo è importante: ogni personaggio deve essere più di un nome e un cognome, deve essere una persona con il suo passato, le sue motivazioni, la sua ragione di esistere nella storia e qualche dettaglio che lo caratterizza (come gli occhi gialli di Renard, il caratteraccio di Rosalie e la superbia di François, ad esempio), senza pertanto farne una descrizione millimetrica… Il lettore deve anche lasciar correre la propria immaginazione! Anche i luoghi sono molto importanti: non faccio descrizioni molto approfondite perché voglio che chi legge possa immaginarsi la scena come lo desidera, ma con qualche paletto. Poi, naturalmente, se scelgo un’ambientazione specifica, insisto un po’ di più sui particolari. La trama è fondamentale: come in ogni libro (e non solo per i gialli), ci devono essere delle pieghe e delle zone d’ombra che porteranno a qualche colpo di scena, ma senza  prendere il lettore alle spalle: bisogna che l’autore semini qualche indizio, senza svelare troppo.

Insegnante di lingua francese, traduttore, sei anche ideatore del blog Inchiostronoir. Da dove nasce tua la passione per questo genere?

Forse sarà l’imprinting del film “Basil l’investigatopo” e, più tardi, dell’anime “Il fiuto di Sherlock Holmes“! (risata). Sono appassionato dalle storie dei detective di finzione (supereroi inclusi), dai loro nemici (uno come Mortiarty ha sempre il suo fascino) e dalle storie nelle quali il mistero fa la parte del leone. Stranamente, il mio lavoro d’insegnante di lingua francese e di traduttore mi obbliga ad essere un po’ detective: sono “casi” da risolvere, tutti differenti (fare lezioni ad un adulto per lavorare all’estero non è come preparare un ragazzo all’esame di certificazione B2) e nei quali devo inquadrare ogni profilo per arrivare ai risultati migliori (ogni studente è diverso da un altro). Inoltre, la traduzione può trasformarsi in una vera indagine per riuscire a trascrivere con la parola giusta nell’altra lingua… e non sono ammessi errori! Il blog “Inchiostronoir” è nato per promuovere “Il Maestro dei morti“, ma ho capito che un blog è un vero punto d’incontro con i lettori (o futuri lettori). Quindi, parlo di molte cose (libri, fumetti, giochi vari), ci sono delle recensioni e segnalazioni, interviste e consigli per gli autori con dei bandi per i concorsi letterari. Naturalmente, si parla anche dell’universo del giallo e la serie di articoli “I protagonisti del giallo” è molto letta. 

C’è stato un libro, o un personaggio letterario, che più di altri, ti ha fatto appassionare alla scrittura e ha fatto nascere in te il desiderio di diventare uno scrittore?

Un libro, no. Ma i libri, sì: credo che sia stato l’amore per la lettura che ho fin da piccolo ad avermi contagiato con la passione per la scrittura. Da adolescente mi piaceva scrivere piccoli racconti (anche se ora non me li ricordo più), poi mi sono appassionato ai vari wargames e successivamente ai giochi di ruolo che mi hanno aiutato in questo senso. Ma è stata la lettura dei romanzi dell’autore francese Serge Brussolo (prima i noir, poi la fantascienza) ad avermi dato la spinta per voler scrivere “sul serio”, con il sogno di essere pubblicato un giorno.

Uno sguardo al futuro. Altri progetti in vista? Puoi fornirci qualche anticipazione?

Vorrei continuare con le inchieste di Renard e Tortue: vari lettori e recensori hanno espresso il loro desiderio di tornare in questa Francia di quasi 90 anni fa, con le sue luci e le sue ombre. Se vogliamo parlare di progetti concreti, direi che tutto dipende da Alessio Rega,  il mio editore. In un futuro non determinato, mi piacerebbe scrivere ancora delle inchieste per il mio duo (le idee ci sono), ma forse anche qualcosa di genere Steampunk, di supereroi (ce ne sono davvero pochi nella letteratura) o un librogame, ma questo è un altro paio di maniche.

🖤 LEGGI LA RECENSIONE DE “IL MAESTRO DEI MORTI” ! 🖤

IL Maestro dei Morti – Yannick Roch [Collaborazione]

1933. Parigi è attraversata da una nube di misteriosi avvenimenti, che inquietano le notti di un’illustre borghesia perbenista. Tra le mura degli appariscenti palazzi della Ville Lumière, voci sinistre bisbigliano a proposito dell’enigmatico Monsieur Larnac e dei suoi oscuri spettacoli di magia. In questo cupo scenario una donna scompare: madame Géraldine, moglie del celebre editore Ambroise Lathune, sembra come inghiottita dal ventre di una città sempre più omertosa.

Un caso complicato, che metterà a dura prova la polizia capeggiata dall’ispettore Lequeof il quale, suo malgrado, dovrà affidarsi alle intuizioni dei due investigatori privati Renard e Tortue, dai metodi non sempre ortodossi, ingaggiati dalla disperata Sophie, figlia di madame Lathune:

…facciamo un mestiere da ratti, caro amico: dobbiamo andare dove la polizia ha paura di andare, strappare informazioni, oppure comprarne o scambiarne, avere a che fare con gente pericolosa. Quando pediniamo qualcuno, lo facciamo come fanno i predatori. Spesso dobbiamo spiare degli innocenti per proteggerli, dobbiamo scendere a patti con il marcio di questa società.

In linea con la tradizione dei classici polizieschi, Il Maestro dei Morti, esordio letterario del francese Yannick Roch, conduce il lettore nelle atmosfere intriganti di un romanzo dalle sfumature noir.

Emerge il ritratto di una società borghese conservatrice, incastonata nella quotidianità di una vita ripetitiva e monotona. Un mondo combattuto tra la salvaguardia di un’impeccabile condotta morale e il desiderio proibito di abbandonarsi alle più oscure tentazioni. Una realtà in cui le donne non hanno possibilità di emergere, perché escluse da un universo di emancipazione. Saranno proprio le figure femminili di questa storia ad avere maggior rilevanza, con le loro fragilità, le loro passioni e l’ardente desiderio di riscatto sociale, per spezzare le catene di un mondo che le vuole come placide custodi del focolare domestico.

I personaggi, tra segreti e ambizioni pericolose, animano la storia con una caratterizzazione ben delineata, in alcuni casi pittoresca. La narrazione, incalzante, si sviluppa tra suspence e ironia, riuscendo abilmente a catturare la curiosità del lettore. Una scrittura scorrevole e dialoghi ben articolati rendono piacevole la lettura fino alle ultime battute. L’indagine dell’intraprendente coppia di investigatori privati getterà luce sui tenebrosi retroscena che si annidano tra le pagine del romanzo, riuscendo a sorprendere il lettore senza tuttavia coglierlo alla sprovvista.

Chissà che l’autore non ci riservi un’altro intrigante episodio dei due “più grandi impiccioni di tutta Parigi”.

🖤 VUOI SAPERNE DI PIÙ? LEGGI L’INTERVISTA ALL’AUTORE YANNICK ROCH! 🖤

Titolo: Il Maestro dei Morti
Autore: Yannick Roch
Casa Editrice: Les Flâneurs Edizioni
Anno di edizione: 2017
Genere: romanzo poliziesco
Pagine: 160
Voto: 3,5/5

Yannick Roch è nato in Francia nel 1983. Appassionato da sempre di lettura, di scrittura e di viaggi, si è trasferito da una decina di anni in Italia, dove insegna la lingua francese e lavora come traduttore. Ideatore del blog INCHIOSTRO NOIR.

Un Altro Tamburo – William Melvin Kelley [Collaborazione con Thrillernord.it]

Se un uomo non marcia allo stesso passo dei suoi compagni, forse è perché sente il ritmo di un altro tamburo. Lasciatelo seguire la musica che sente, comunque sia scandita e per quanto sia distante.

H.D. THOREAU

Immaginate. Anni Cinquanta. Una cittadina di uno stato segregazionista. La vita scorre lenta, scandita dallo stesso ritmo di sempre. Da quelle regole che, perpetrate per decenni, sanciscono una linea di separazione tra bianchi e neri che, pur vivendo a stretto contatto, nella vita pubblica devono mantenere ciascuno le proprie posizioni: chi al di là, chi al di qua di questo confine, invisibile eppure così tangibile. I neri sono ora uomini liberi, non più schiavi, ma quelle catene con cui arrivarono i loro avi, non più visibili, li tengono ancora soggiogati al potere dell’uomo bianco, in una società in cui passare inosservati è una garanzia di sopravvivenza.

Cosa accadrebbe se un giorno, all’improvviso, come un fiume silenziosamente dirompente, tutti i neri abbandonassero il loro lavoro, le loro case, i loro terreni, per migrare al nord? Questa è la brillante e provocatoria ipotesi sulla quale William Melvin Kelley costruisce il suo romanzo pubblicato negli USA nel 1962, durante una delle fasi più accese delle lotte per i diritti civili degli afroamericani.

Non una rivolta, nessun tumulto. Nessun predicatore o leader politico. Un nome soltanto: Tucker Caliban. Un nero al servizio, come suo padre e i suoi antenati, nella piantagione della famiglia Willson di cui è riuscito ad acquistarne un appezzamento. Basso, occhialuto, taciturno, servizievole. Un giovedì, sotto gli occhi increduli di alcuni suoi concittadini, inizia a spargere sale sul raccolto, uccide il suo bestiame, dà fuoco alla sua casa e con la sua famiglia parte per sempre. Cosa può averlo spinto ad agire il quel modo? Quale demone l’avrà posseduto? Follia? No: coraggio, amor proprio, dignità. Questa sua azione provocherà a effetto domino, la dipartita di tutte le famiglie di colore della cittadina.

Il racconto si sviluppa attraverso la voce di personaggi di varia estrazione sociale. La serie di reazioni all’ inaspettato comportamento di Tucker, mette a nudo il loro rapporto intrinseco e contraddittorio nei confronti della questione razziale. In primis la famiglia dei Willson, dalle idee piuttosto progressiste per l’epoca. Saranno in grado di credere fino in fondo ai loro ideali? Il gruppo di uomini bianchi, mezzadri e sfaccendati sgrammaticati che si ritrova ogni giorno a ciondolare sulla veranda dello store Thomason. Increduli assistono alla migrazione in massa dei neri senza riuscire a comprenderne la vera causa. Dove li condurrà la rabbia e l’angoscia scatenate dal profondo senso di vacuità che a poco a poco comincerà a impadronirsi di loro?

Il gesto di Tucker Caliban avrà ripercussioni anche sul reverendo Bradshaw, dai tempi dell’università militante per i diritti dei neri. Una vita spesa per la lotta in favore dei più deboli, una carriera costruita sulla difesa degli ideali di libertà e riscatto per il suo popolo, per poi vedere la Sua causa sfuggirgli di mano: rimpiange di non essere stato lui l’iniziatore, di non essere lui alla guida di una mobilitazione così imponente. In qualche modo anche il reverendo aveva qualcosa da guadagnare dalla condizione di subalternità dei neri: a chi avrebbe dato conforto se il suo popolo si fosse una volta per tutte riscattato?

la scelta di Tucker Caliban, sarà l’atto risolutore che cambierà per sempre, nel bene o nel male, le vite dei personaggi. Non serve nessuna organizzazione, nessun leader politico, nessun dio. Il singolo individuo è l’unico che possa spezzare le catene che lo tengono soggiogato. Non c’è tempo per i discorsi, non è tempo di pensare alla ragione o al torto. Bisogna farlo e basta, come unica ed estrema azione per porre fine allo sfruttamento ed essere finalmente padroni del proprio destino.

Chiunque, chiunque si può liberare dalle catene. Quel coraggio, per quanto sia nascosto in profondità, aspetta sempre di essere chiamato fuori.

Tucker Caliban aveva sentito questa chiamata, dirompente come il ruggito di una tigre. Quale sarà stato l’evento scatenante di questa consapevolezza? Si rende conto di aver perso qualcosa, quella cosa che prima di allora non aveva mai pensato di avere.

Tradotto e pubblicato per la prima volta in Italia da NN Editore nel 2019, “Un Altro Tamburo” di William Melvin Kelley è stato per me una rivelazione. L’autore, attraverso un uso del linguaggio fortemente realistico, attribuisce vita e spessore alle storie dei personaggi. Con grande maestria riesce a far entrare il lettore nella loro psicologia, a volte senza nemmeno farli parlare. Il linguaggio di Kelley penetra, come una freccia, dritto al cuore del lettore.

Una narrazione ricca di sfumature, di metafore e messaggi profondi. Un inno alla libertà, al riscatto di se stessi e alla dignità umana. La presa di coscienza di un popolo che marcia verso l’autodeterminazione, al ritmo di un altro tamburo.

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Titolo: Un Altro Tamburo
Autore: William Melvin Kelley
Traduttore: Martina Testa
Casa Editrice: NN Editore
Anno di edizione: 2019
Genere: narrativa moderna, contemporanea
Pagine: 256
Voto: 5/5

William Melvin Kelley (1937-2017) è stato un autore afroamericano, esponente del Black Arts Movement. Dopo aver studiato Letteratura inglese ad Harvard, nel 1962 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Un Altro Tamburo, che gli è valso il Rosenthal Foundation Award e il John Hay Whitney Foundation Award. Autore di romanzi e racconti, giornalista e professore universitario, nelle sue opere ha esplorato il tema della segregazione razziale e della discriminazione.