Intervista a Simona Bianchera, autrice di “Tu Sei Musica”, Panesi Edizioni, 2019

Leggendo la storia di Alaska, ho avuto la sensazione di conoscere molto di te. Quanto c’è di autobiografico nella personalità della protagonista?

Alaska è entrata nella mia vita nel 2012 e la amo tantissimo. Il nome è nato alla domanda che mi sono fatta “Che nome darei ad una figlia?” e come tale la sento.  È la mia creazione, una parte di me vive in lei. Chi mi conosce personalmente mi identifica in lei, anche perché

è più facile scrivere di quel che si conosce, quindi è vero che qualche spunto l’ho preso da me, ma in verità l’ho vista e descritta come se fosse una persona che amo e che mi è molto vicina. Come me ama l’arte: la pittura, la musica e la fotografia e anche io non sono capace a dare indicazioni stradali (risata). Io ho vissuto in prima persona Simona, la madre un po’ pazzerella fotografa e rock, insieme a Fabrizio, mio marito, padre di Alaska. Anche qualche aneddoto capitato nel romanzo è ispirato ad eventi realmente successi. Per esempio l’incontro con Pasquale, driver e guida turistica di Polignano a Mare, oppure trovare la gomma di scorta bucata (risata).  

Una storia dalla colonna sonora decisamente rock, raccontata anche attraverso le immagini. Com’è nata l’idea di un libro che racchiudesse queste diverse forme espressive?

Fanno parte della mia quotidianità. Quando dipingo, scrivo o lavoro sulle fotografie devo sempre avere uno sfondo musicale. Quindi mentre scrivevo il romanzo mi veniva naturale accostare le canzoni alle emozioni dei protagonisti. La musica è il fulcro di tutto. Grazie a lei Alaska e Daniel si conoscono, e altri personaggi la usano per spiegarsi, arrivando a capirsi. Quando siamo tristi, felici, nostalgici o euforici andiamo alla ricerca del brano per amplificare quella sensazione o per sentirci meglio, per darci la carica o per rilassarci.  Perché la musica è un’emozione danzante. In questo romanzo ho espresso tutte le mie passioni e anche quando Alaska e Vanessa si trovano alla mostra artistica di Sonya, magicamente ogni quadro trovava una collocazione perfetta per le loro emozioni.

Tu Sei Musica è il tuo romanzo d’esordio. Cosa ha significato scrivere questo libro?

Ho sempre amato scrivere, fin da bambina, poesie, racconti, fiabe e alcune canzoni quando cantavo nel gruppo, guarda caso Pensieri Divergenti. Per me la pubblicazione di questo romanzo ha segnato una svolta nella mia vita. Io tendenzialmente sono una persona insicura e quando ho terminato il romanzo l’ho messo nel famoso “cassetto dei sogni”. Le paure mi bloccavano. Negli anni lo tiravo fuori, rileggendolo ed emozionandomi, ma non facevo mai il passo di spedirlo ad una casa editrice. Poi, dopo 5 anni di ripensamenti, una mattina mi sono svegliata coraggiosa e l’ho fatto. Con mani tremanti ho inviato un’email alla Panesi Edizioni e quando mi ha risposto che le piaceva e lo avrebbe pubblicato ho pianto dalla gioia. Mi sono resa conto che con le nostre paure creiamo delle catene. Sono felice per quello che sto vivendo e voglio dare un messaggio a tutti: ognuno di noi ha uno o più doni, trovandoli e coltivandoli si vive appieno ogni giornata, ogni momento che abbiamo la fortuna di assaporare. I sogni non bisogna tenerli nel cassetto, anche se a volte le paure ci bloccano, ma tirarli fuori e fare di tutto per realizzarli. In quel percorso troveremo nuove energie che manco sapevamo di avere e l’universo lavorerà insieme a noi. Come scrisse Baudelaire: “Di vino, di poesia o di virtù. Come vi pare: ma ubriacatevi”.

Cercavo la forza e mi sono immaginata un dialogo tra un nonno e un nipote. La voglio dedicare a tutte le persone che stanno affrontando un periodo difficile, a tutte le persone che vedono davanti un muro insormontabile, quando nella realtà è solo un muro di cartone. A volte basta solo la forza di provarci a tirarlo giù.

«Ho paura» si confidò il ragazzo.

«Di cosa?» chiese affettuosamente il nonno, lisciandosi la lunga barba, come era solito fare quando pensava.

«E se non sono all’altezza? E se non riesco a superare l’esame?» gli occhi del ragazzo erano pieni di timore, le pupille dilatate. Ancora qualche manciata di minuti e sarebbe dovuto entrare nella stanza. Il cuore batteva forte nel suo petto.

«Piove» disse il nonno. Chiuse gli occhi «Ascolta il suono dolce, lieve, delle gocce che cadono a terra.»

«Sì nonno, ma che c’entra?». Il ragazzo era talmente spaventato dall’idea di non riuscire a realizzare il proprio sogno, quello per cui aveva lavorato per così tanto tempo da avere quasi le lacrime agli occhi. Iniziava a sudare freddo  e l’agitazione lo rendeva poco concentrato. 

Il nonno gli prese le mani  e continuò: «Le gocce  scendono dal cielo con una forma precisa,  perfetta, e poi, appena toccano una superficie si rompono, la loro forma si spezza, frantumandosi in tante piccole gocce, che unite prendono altre forme. Si plasmano al luogo che le raccoglie.» Il ragazzo lo guardava con un’espressione confusa in viso. Prima che potesse esprimere il suo smarrimento il nonno disse, guardandolo negli occhi «Ecco, noi siamo così. Nasciamo in una perfetta forma, poi nel percorso della vita incontriamo ostacoli, muri, prove e ci spezziamo. Ma come l’acqua semplicemente cambiamo. Se osservi una goccia mentre cade, poi, quando tocca terra, non la distingui più, ma non è scomparsa. Ha conosciuto una nuova realtà e continua il suo viaggio, continua la sua vita andando a fluire nei fiumi e infine nel mare. Vedi, siamo in continuo cambiamento. Nasciamo per fare esperienze, ogni giorno è diverso dall’altro. Credi sempre in te, perché anche se pensi di spezzarti, in realtà evolvi. L’acqua è vita e noi siamo fatti per una buona parte di essa. È  l’unico elemento che varia a seconda delle necessità: si solidifica, evapora, scorre.  La vedi diversa, ma le sue molecole sono le stesse. La maggior parte del nostro corpo è costituito dall’acqua, la natura  ha dato a noi la possibilità di cambiare, di adattarsi al meglio nell’ambiente. Siamo fatti d’acqua, di stelle e di una potente energia che è l’amore . Ma questa è un’altra storia. Ora ascolta il rumore della pioggia, la goccia non ha paura di cadere perché sa che semplicemente si trasformerà. Vivi con la stessa consapevolezza.» Il ragazzo sorrise, aveva visto nella sua mente ogni immagine descritta dal nonno, lo abbracciò forte ed entrò fiducioso nella stanza dentro la quale avrebbe iniziato a veder realizzati i propri sogni. 

Quel ragazzo sei tu e la stanza è ogni giorno che hai a disposizione nella vita.         

Ps. Questo piccolo scritto lo troverete nel secondo romanzo.

Com’è stato il processo di scrittura? Come lo hai vissuto?

Ho scritto Tu sei Musica tra il 2012 e il 2013. È iniziato come un racconto, un’idea romantica dell’incontro tra una ragazza e un ragazzo iniziata su internet, però mano a mano che scrivevo le idee fluivano di continuo arricchendola di personaggi.

Si creava da sola, come fosse magia. Scrivevo quando potevo: di sera, finiti i lavori di casa.  Quando tornavo in treno dal lavoro. Di notte, quando mi svegliavo e un’idea veniva subito alla mente. Mentre viaggiavo in motorino, mi fermavo a bordo strada e mi registravo sul cellulare.

È stato come vivere in una realtà parallela, sentivo le emozioni dei protagonisti: mi elettrizzavo quando accadeva qualcosa di bello e provavo la sofferenza per qualche fatto triste. Come dice Vasco Rossi nella canzone Una canzone per te “Le mie canzoni nascono da sole, vengono fuori già con le parole…” così ho vissuto la creazione di Tu sei Musica.

Progetti per il futuro. Puoi darci qualche anticipazione?

Ho terminato da poco il secondo romanzo e l’ho appena spedito alla casa editrice. Il genere è diverso, ovvero avventura e mistero. È stato stupendo scriverlo, mi sembrava di essere un Indiana Jones al femminile e nelle varie ricerche che ho fatto ho appeso parecchie nozioni che mi hanno aperto la mente. È stata quindi anche una crescita personale. 

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