Eredità – Vigdis Hjorth.

They could not stand my person because of what they had done to me.

Dopo aver tagliato i ponti con la propria famiglia, a far ripiombare Bergljot, ormai madre e moglie, in un passato insanabile è la morte del padre e un’eredità da spartire con i suoi tre fratelli. Le questioni familiari, che a poco a poco si scatenano attorno alla spartizione dei beni, farà emergere antiche ferite mai rimarginate. Un testamento vuole che le due case al mare siano destinate alle due sorelle minori Åsa e Astrid, mentre i due fratelli maggiori Bergljot e BÃ¥rd vengono tagliati fuori. L’origine di questa esclusione rivelerà radici profonde che scopriamo affondare in un’infanzia, per Bergljot e BÃ¥rd, molto diversa da quella delle due sorelle minori:

Chi non avrebbe saputo dell’esistenza degli altri due figli, aggiunse, avrebbe pensato di trovarsi davanti a una famiglia normale e armoniosa.

Il confronto attorno alla spartizione dell’eredità offrirà a Bergljot l’occasione per spezzare le catene del silenzio e dare voce a quelle parole alle quali nessuno dei suoi familiari aveva mai voluto credere in un atto di verità mancato. La spartizione dell’eredità di famiglia diventerà ben altro che un lascito economico, tramutandosi in un fardello enorme e scomodo da spartire affinché l’indicibile possa trovare voce:

Non si può perdonare ciò che non è stato oggetto di ammissione!

Silenzio attorno. Solo la neve ad attutire i colpi dell’anima che si disperdono in un vuoto echeggiante di rabbia e angoscia violenta, segreti e verità mai guardate. Una vita fatta di parole scomode, soffocate, che si ripercuotono nella mente di Begljot con la dirompenza di un flusso di pensieri vorticosi dai contorni non sempre ben definibili.

L’autrice Vigdis Hjorth, una delle più importanti scrittrici contemporanee della Norvegia, ci catapulta tra le correnti imprevedibili del flusso di pensieri della protagonista. In un tempo liquido, diluito tra un passato e un presente che si mescolano di continuo, riaffiorano frammenti di ricordi, attraverso i quali conosciamo la storia di Bergljot. Una disperazione taciuta per troppo tempo irrompe violenta e rumorosa nei suoi pensieri, in netto contrasto con il silenzio che avvolge non solo la natura che la circonda, in cui spesso cerca una tregua dal suo mondo interiore, ma anche i rapporti con i suoi familiari.

Lo stile narrativo segue questo flusso di pensieri, trasportando il lettore fino all’ultima pagina senza quasi che se ne accorga. Il linguaggio pulito e diretto, nei richiami a Kierkegaard o a Freud dalle derive più astratte, scorre attraverso una punteggiatura minimale e l’assenza totale di discorsi diretti. Tutta la comunicazione tra Bergljot e la sua famiglia è indiretta, filtrata da lettere, messaggi e telefonate. Una cortina omertosa è stata così costruita negli anni, per non guardare in faccia un reale inaccettabile quanto impronunciabile, al di là della razionalità del linguaggio: insesto, dicono i suoi genitori. Nemmeno riescono a dare il nome a ciò che non si può sentire, rigettato a tal punto da non riuscire nemmeno a pronunciarlo.

Ogni cosa è connessa alle altre. Per chi si muove con le orecchie tese allo scopo di capire, nessuna frase risulta innocente.

Vigdis Hjorth ci conduce attraverso i cocci di quella che era una famiglia, facendoci inciampare su frammenti di vergogna, sensi di colpa, rabbia, gelosie e distanze. Eredità è un romanzo dall’impronta fortemente psicologica, spietato e peculiare nella narrazione. È una storia mostrata non descritta, che ci cattura sin dalle prime pagine per rivelare sul finale la trama in tutta la sua potenza simbolica.

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Titolo: Eredità
Autore: Vigdis Hjorth
Traduzione: Margherita Podestà Heir
Casa Editrice: Fazi Editore
Anno di edizione: 2020
Genere: romanzo
Pagine: 373
Voto: 4/5

Vigdis Hjorth è nata a Oslo nel 1959, è una delle scrittrici norvegesi più conosciute e stimate. Ha esordito nel 1983 con Pelle-Ragnar i den gule gÃ¥rden, grazie al quale il Ministero della Cultura norvegese le ha attribuito il premio per il miglior romanzo d’esordio. Ha pubblicato più di trenta libri, fra cui una ventina di romanzi, conquistando i premi letterari più svariati. Eredità, vincitore del Norwegian Booksellers’ Prize e del Norwegian Critics Prize for Literature – i due principali riconoscimenti norvegesi –, è il romanzo con cui ha ottenuto la fama internazionale, rientrando nella rosa dei finalisti del National Book Award for Translated Literature nel 2019.

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🖤 "Ogni cosa è connessa alle altre. Per chi si muove con le orecchie tese allo scopo di capire, nessuna frase risulta innocente". 🖤⁠ ⁠ Dopo aver tagliato i ponti con la propria famiglia, a far ripiombare Bergljot in un passato insanabile è la morte del padre e un’eredità da spartire con i suoi tre fratelli. ⁠ Il confronto attorno alla divisione dei beni sarà l’occasione per spezzare le catene del silenzio e dare voce a quelle parole alle quali nessuno dei familiari della protagonista aveva mai voluto credere in un atto di verità mancato. ⁠ ⁠ L’autrice Vigdis Hjorth, una delle più importanti scrittrici contemporanee della Norvegia, ci catapulta tra le correnti imprevedibili del flusso di pensieri della protagonista. In un tempo liquido, diluito tra un passato e un presente che si mescolano di continuo, riaffiorano frammenti di ricordi fluidi, attraverso i quali conosciamo il mondo interiore di Bergljot tenuto sotto scacco da una terribile verità.⁠ ⁠ Eredità è un romanzo dall’impronta fortemente psicologica, spietato e peculiare nella narrazione. È una storia mostrata non descritta, che ci cattura sin dalle prime pagine per rivelare sul finale la trama in tutta la sua potenza simbolica.⁠ ⁠ ⁠ ✏️ Si conclude con la recensione di cui trovate il LINK IN BIO una lettura intimamente coinvolgente.⁠ ⁠ Ringrazio tutte le ragazze che hanno partecipato al mio #GDL di luglio per questa bellissima condivisione.⁠ ⁠ ⁠ ❣️ ⁠L'avete letto? Fatemi sapere le vostre impressioni, vi leggo nei commenti!! ❣️⁠ ⁠ ⁠ ⁠ ⁠ ⁠ ⁠ ⁠ ⁠ ⁠ @fazieditore ⁠ ⁠ ⁠ ⁠ #bookstagramitalia #instabooker #libridaleggere #readers #readingaddict #book #bookstagram #booklover #libri #bookstagrammer #bookblogger #bookbloggeritalia #lemieletture #leggeretisalva #leggerechepassione #leggerefabene #lettori #librisuilibri #ioleggo #librodelgiorno #bookinfluencer #librisuilibri #booklife #luglioinpillole #fazieditore #vigdishjorth

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Le Nostre Anime di Notte – Kent Haruf – Audiolibro

Quante volte vi è capitato di leggere un libro dalla storia appassionante e sulla scia di questo entusiasmo guardare il film omonimo? E qui l’eterna diatriba: c’è chi dice che i film non possano raggiungere il trasporto e la bellezza della narrazione dei libri, chi invece sostiene il contrario per via di incontri più fortunati. Per motivi fortuiti e strane coincidenze astrali, a volte mi è successo di intercettare prima il film e solo successivamente di leggere il libro da cui questo era tratto. Seppure il libro si fosse rivelato più coinvolgente perché più completo, probabilmente il film in qualche modo era riuscito a fare breccia. Perché questa premessa? Oggi voglio parlarvi di un libro da cui poi è stato tratto il film omonimo. Mi sarà piaciuto?

Il libro in questione è “Le Nostre Anime di Notte” grazie al quale è avvenuto il mio incontro con lo scrittore americano Kent Haruf. Per la prima volta sono stata a Holt , cittadina del Colorado, dove l’autore ha ambientato anche la fortunata “Trilogia della Pianura”.

Si può essere amici, amanti, intimi confidenti a Ottant’anni? Quando la vita sembra a tal punto aver dato tutto quello che poteva offrirti, quando non sembra più lecito desiderare, quando tutte le persone per cui ci si è sacrificati sono ormai distanti? Quale senso si può trovare nel vivere una relazione quando ormai ci si è rassegnati alla solitudine della notte, quando sembra scontato ritrovarsi nelle notti solitarie tra le lenzuola silenziose del propio letto? Questo romanzo è un leggero sussurro, una delicata ma allo stesso tempo profonda storia di vita che ci porta a conoscere un amore combattuto tra libertà e rimpianto.

Eddie Moore un giorno bussa alla porta del suo vicino da casa Louis Waters presentandosi con una domanda diretta quanto bizzarra: vuoi passare le notti da me? Anche lui vedovo, accetta l’inaspettata proposta. Ha così inizio una storia di affetto, condivisione e scoperta di due mondi fino a quel momento così distanti e solitari. Con la complicità della notte, ascoltati solo dalle stelle, i due protagonisti ci condurranno nelle pieghe più nascoste delle loro vite passate, animati dal desiderio di dare un senso al tempo che resta loro da vivere. Tuttavia la comunità della piccola Holt non accetterà questa relazione, considerata fuori luogo, ribelle e incresciosa. Presto i due amanti dovranno scontrarsi con una realtà che non può comprendere e accettare che la vita abbia ancora qualcosa da regalare quando tutto sembra prosciugato per via dell’età avanzata. Cosa sceglieranno Eddie e Louis tra la libertà delle loro emozioni e il rimpianto?

Un libro che mi ha emozionato e di cui consiglio la lettura. Haruf ha la grande abilità stilistica di farci entrare in punta di piedi nelle vite dei personaggi senza apparentemente descriverle. Eddie e Louis diventano reali e l’empatia con la loro storia è inevitabile.

Dopo aver letto il libro ho guardato il film omonimo con la coppia Robert Redford e Jane Fonda che già avevo amato nel film “A Piedi Nudi Nel Parco” del 1967 che vi consiglio di non perdervi: un’esilarante commedia che ci porta a spasso per il Greenwich Village.

Come anticipato nella mia premessa, non sempre il film risulta all’altezza del libro cui si ispira. Ammetto che è il caso anche di “Le Nostre Anime di Notte”, seppure con qualche riserva. Un elemento caratterizzante del libro è lo stile narrativo, che si avvale di un considerevole uso di dialoghi, bellissimi e coinvolgenti. Ciò che si legge tra gli scambi dei due personaggi rappresenta l’essenza del libro, aspetto che inevitabilmente si perde sulla pellicola. La trama del film non subisce modifiche invasive, seppure alcuni elementi secondari vengano modificati ai fini narrativi. Per quanto possa essere un buon film, grazie sicuramente a due interpreti di innegabile profondità artistica, vi confesso che non è riuscito a soddisfarmi pienamente. Sono stata contenta di aver letto il libro di Haruf per aver potuto godere appieno della meraviglia di questa storia.

A mio avviso il fatto che un film riesca a soddisfare pienamente un lettore dell’opera originale, dipende ma molte variabili: dalla storia, da come nel libro è narrata, da scelte di regia etc. A volte ci sono risultati più riusciti, altre meno. Sicuramente in questo va considerato che si tratta di due mezzi comunicativi diversi e che ognuno ha le sue regole, punti di forza, punti deboli e soprattutto che funzionano in modo diverso. Per questo alle volte forse può risultare non molto appropriato un paragone così immediato. Voi cosa ne pensate?

Se volete fare un’esperienza diversa ma tuttavia coinvolgente, vi consiglio di ascoltare l’audiolibro letto dalla voce ammaliante di Sergio Rubini, capace di infondere grandissimo spessore ai personaggi e di lasciare un segno ancora più coinvolgente attraverso la bellezza delle parole di Kent Haruf.

Dov’è la tua mano?

Propio qui accanto a te, dove sta sempre.

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Titolo: Le Nostre Anime di Notte
Autore: Kent Haruf
Traduzione: Fabio Cremonesi
Casa Editrice: NNE
Anno di edizione: 2017
Genere: romanzo
Pagine: 176
Voto: 4/5

Kent Haruf (1943-2014) è stato uno dei più apprezzati scrittori americani, ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui il Whiting Foundation Award e una menzione speciale dalla PEN/Hemingway Foundation. Con il romanzo Il canto della pianura è stato finalista al National Book Award, al Los Angeles Times Book Prize, e al New Yorker Book Award. Con Crepuscolo, secondo romanzo della Trilogia della Pianura, ha vinto il Colorado Book Award. Benedizione è stato finalista al Folio Prize. NN Editore ha pubblicato tutti i libri della trilogia ambientata nella cittadina di Holt, compreso Le nostre anime di notte, uscito postumo nel 2017.

Cambiare L’Acqua ai Fiori – Valerie Perrin

L’autunno è una ninnananna per la vita che tornerà.

Quanta forza, quanto desiderio dirompente di vita può nascondersi nel fiore che attende la primavera? In un cuore che affronta la perdita e sceglie di non lasciarsi andare nell’abisso della disperazione? Violette, la protagonista di Cambiare L’Acqua ai Fiori, ci mostrerà proprio questo: come è possibile resistere agli urti violenti della vita se nel proprio animo si coltiva la forza di donarsi, di condividere, anche il dolore.

Guardiana di un cimitero della Borgogna, Violette Toussaint, si prende cura non solo dei fiori e delle piante che ornano le tombe, segno ultimo di volti che non sono più se non nel ricordo, quanto piuttosto delle tante persone che passando dalla sua casetta accogliente, si recano a trovare i propri congiunti ormai trapassati. C’è sempre una parola di conforto, a volte anche il silenzio, che con un caffè caldo darà la possibilità a queste persone di raccontarsi e svelare i segreti della propria storia. Ma anche Violette ha il suo passato, fatto di amore sempre inseguito e mai corrisposto. Un giorno un poliziotto farà irruzione nella sua sua vita, presentandosi con una richiesta insolita: sua madre recentemente scomparsa, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel paesino, nella tomba di uno sconosciuto signore del luogo. Da questo momento si dispiegherà una storia nelle storie, che come un bocciolo rivelerà a poco a poco legami fino allora taciuti tra vivi e morti e mostrerà quanta vita in realtà ci sia dietro alla morte.

Mi piace ridere della morte, prenderla in giro. E’ il mio modo di esorcizzarla, così si dà meno arie. Burlandomi di lei permetto alla vita di prendere il sopravvento, di avere il potere.

Valerie Perrin ci fa conoscere l’evoluzione di una donna che nella resilienza sprigiona una profonda forza d’animo. Non è stata amata Violette, per gran parte della sua vita, ma nonostante questo è sempre stata capace di donarsi. Conosciamo l’evoluzione di un personaggio che seppure apparentemente sembrerà soccombere agli aventi della vita, il suo restare in piedi di fronte alle tempeste, il suo piegarsi senza mai spezzarsi sarà ciò che le permetterà di rinascere. Riuscire a guardare la vita davanti a sé, perché prima o poi la primavera arriva sempre.

Cambiare L’Acqua ai Fiori è un libro che racconta l’importanza della condivisione per non cadere nella disperazione della solitudine. Donarsi agli altri è ciò che infonde valore alla nostra esistenza e che può farci superare la perdita di una persona amata. È un riparo sicuro dietro cui attendere che passi l’inverno. La storia di Violette, come quella degli altri personaggi che in qualche modo si intrecciano con la sua vita, mostrano come il passato, se non accettato, possa rappresentare un ostacolo nel vivere e far germogliare il presente. Ci sono alcuni dolori che non si potranno mai rimarginare ma siamo sempre davanti ad una scelta: se soccombere di fronte a questi o accettarli, viverli, per poter finalmente realizzare il proprio futuro.

Il passato è il veleno del presente. Rivangare vuol dire un po’ morire.

Una vita senza condivisione è una vita destinata alla disperazione. Violette ci fa comprendere come si possa ritrovare la forza di sorridere aggrappandosi all’essenzialità delle piccole cose. Il prendersi cura è ciò che può ricondurci alla felicità e farci riappacificare anche con chi ci ha fatto del male.

Cambiare L’Acqua ai Fiori è un libro che suona la ninnananna dell’autunno in attesa della vita che tornerà. Una storia dentro altre storie che raccontano l’importanza del donarsi, del vivere nell’essenziale. ⁠
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E’ strano come di fronte alla morte i pensieri vadano a rifugiarsi sui ricordi più semplici. Come se la nostra mente avesse bisogno di resettare tutto per non impazzire, di aggrapparsi a quei gesti piccoli che ci riportano lentamente alla cura e all’amore per la vita, come spalancare la finestra facendo entrare l’aria fresca, come cambiare l’acqua ai fiori. ⁠

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Titolo: Cambiare L’Acqua ai Fiori
Autore: Valerie Perrin
Traduzione: Alberto Bracci Testasecca
Casa Editrice: Edizioni E/O
Anno di edizione: 2019
Genere: romanzo
Pagine: 476
Voto: 5/5

Valérie Perrin lavora da sempre nel mondo del cinema e per anni è stata fotografa di scena delle più importanti produzioni cinematografiche francesi, tra cui quelle del marito Claude Lelouch. Con Cambiare l’acqua ai fiori ha vinto il Prix Maison de la presse, il Prix Jules-Renard e il Prix des lecteurs du Livre de poche.

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🖤 "Perché si va verso certi libri come si va verso certe persone? Perché siamo attratti da determinate copertine come lo siamo da uno sguardo, da una voce che ci sembra conosciuta, già sentita, una voce che ci distoglie dal nostro percorso, ci fa alzare gli occhi, attira la nostra attenzione e cambierà forse il corso della nostra esistenza?" 🖤⁠ ⁠ È stato proprio così. Come andare verso una persona che mi avrebbe accompagnato ad affrontare un momento difficile, di perdita.⁠ ⁠ "Cambiare L'Acqua ai Fiori " è un libro che come un bocciolo si schiude a poco a poco rivelando tutta la sua essenza, la sua fragranza dolce e intensa. ⁠ È un luogo in cui ripararsi e trovare conforto nell'attesa di ciò che verrà. Una storia che racconta di quanta vita ci sia dietro la morte.⁠ ⁠ Violette, la protagonista, che veste la notte ma sotto indossa il giorno, mi ha fatto riflettere sull'importanza della condivisione, della bellezza delle piccole cose che racchiudono il segreto della felicità.⁠ ⁠ La vita può colpire duramente e lasciare cicatrici che mai si rimargineranno ma se si sceglie di vivere questo dolore, passarci attraverso e accettarlo, si troverà la forza di accogliere la vita davanti a sé e rinascere.⁠ ⁠ Un libro che suona la ninnananna dell'autunno in attesa della vita che tornerà. Una storia dentro altre storie che raccontano l'importanza del donarsi, del vivere nell'essenziale. ⁠ ⁠ ✏️ E' strano come di fronte alla morte i pensieri vadano a rifugiarsi sui ricordi più semplici. Come se la nostra mente avesse bisogno di resettare tutto per non impazzire, di aggrapparsi a quei gesti piccoli che ci riportano lentamente alla cura e all'amore per la vita, come cambiare l'acqua ai fiori. ⁠ ⁠ ⁠ ❣️ Vi è mai capitato che un libro vi aiutasse ad affrontare un momento della vostra vita? ❣️⁠ ⁠ ⁠ ⁠ ⁠@edizioni_eo⁠ ⁠ #bookstagramitalia #instabooker #libridaleggere #readingaddict #bookstagram #booklover #bookstagrammer #bookblogger #bookbloggeritalia #lemieletture #leggeretisalva #leggerechepassione #leggerefabene #lettori #librisuilibri #librodelgiorno #bookinfluencer #librisuilibri #booklife #luglioinpillole #cambiarelacquaaifiori #edizionieo #valerieperrin #smallhoursread #gdl

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Bookinfluencer: i nuovi ambasciatori della lettura

Se ne è parlato molto sui giornali. Chi li loda, chi li “sbroda”, chi li maltratta chi li corteggia. Ma chi sono davvero questi bookinluencer? Perché se ne parla così tanto e perché uffici stampa e editori li cercano? Come li scelgono?

Sono lettori, lettori forti, amanti dei libri. I primi grandi acquirenti che stilano infinite wishlist tra classici, nuove uscite e mercatini dell’usato. Amano condividere la loro passione per la lettura, parlarne e fotografare i libri che hanno amato cercando di trasmettere attraverso un’immagine l’emozione provata. Tanta passione quindi ma non basta. Servono capacità organizzative, professionalità, puntualità, responsabilità e soprattutto saper comunicare un libro. Non poca cosa, per chi era ancora rimasto a fiocchetti e tazze. Sì perché negli ultimi anni quella dei bookblogger è una realtà profondamente cambiata nel suo valore, nella sua essenza e nel forte impatto a livello sociale.

I tempi cambiano, l’essere umano si evolve e con lui il modo di comunicare muta nel tempo e, grazie all’avvento dei social, quello che vent’anni fa avveniva nelle biblioteche di paese, con i circoli letterari, ora avviene fuori dalle quattro mura, nel vasto mondo della rete in cui ognuno può trovare il proprio posto e sopratutto può confrontarsi e scambiare idee con sempre più persone.

Quello dei bookinfluencer è un universo trasversale che coinvolge persone di tutte le età, formazione, estrazione culturale. Spesso sono laureati, lavoratori, studenti, tutti con un comune denominatore: una capacità di parlare dei libri tale da orientare le scelte della loro community e a volte anche ad avvicinare le persone alla lettura.

Non sono critici letterari e nemmeno si arrogano il diritto di essere considerati tali. Esprimono il proprio parere dopo aver letto un libro orientando indirettamente le letture di chi li segue. La loro passione è talmente coinvolgente che le persone si affezionano e si fidano. Passaparola. Nulla di tanto misterioso, da sempre il mezzo più potente del marketing. Se dunque la loro passione è così travolgente e diffonde cultura, poco si comprende perché c’è chi arricci il naso. Quando poi sono le donne a parlare di libri, e sono davvero tante nel mondo di Instagram, per alcuni (fortunatamente in minoranza) diventa ancora più scomodo. C’è posto per tutti nel mondo della rete e unicuique suum come dicevano i romani: a ciascuno il suo.

Ma non è tutto. Un bookinfluencer sa che dietro i profili di Instagram ci sono delle persone ed è capace di uscire dal mondo incantato dei feed per conoscerle, creare con loro gruppi di lettura e parlare di libri come tra vecchi amici. E a volte amici si diventa. Non male vero?

Ma attenzione a non incappare nell’abbaglio dei grandi numeri. Eh sì, perché indagini di mercato hanno scoperto che non sempre il tanto agognato numerino in alto a destra del profilo rispecchia quello che viene definito engagement, ovvero il coinvolgimento. Sicuramente un profilo con numeri più piccoli riesce ad interagire direttamente e molto di più con i propri follower instaurando con loro un legame più stretto.

Non tutti sono affidabili e professionali, come succede in molti ambiti lavorativi del resto. Diventa allora fondamentale non solo che se ne parli ma che il ruolo dei bookinfluencer venga approfondito, che gli venga attribuita quella dignità che merita, perché dietro a quella che potrebbe sembrare una semplice foto c’è in realtà spesso molta dedizione, ricerca, ore di lettura, studio dei social, delle tecniche di comunicazione, relazioni e tanta forza d’animo nel saper gestire eventuali critiche.

Spesso i bookinfluencer ricevono libri in omaggio da scrittori, uffici stampa, editori perché li recensiscano. Ma attenzione: regalare un libro non significa assicurarsi una recensione positiva e una buona pubblicità. Diffidate da chi parla sempre bene dei libri e per loro sono sempre tutti pazzeschi. La serietà di un bookinfluencer si distingue prima di tutto da questo: l’onestà verso la propria community; Il fatto che esprima il proprio parere sincero anche quando un libro non l’ha trovato piacevole e ne spieghi in modo critico il perché. Questo è l’aspetto fondamentale su cui si basa la credibilità del suo lavoro. Prima di tutto deve esserci il rispetto del rapporto di fiducia con i propri follower che non sono delle marionette (come a volte vengono dipinti su alcuni articoli che ho letto) ma esseri pensanti che comprendono benissimo se un bookinfluencer è sincero o meno. E’ un sistema che in questo modo si autoregola alla fine: se mi freghi non ti seguo.

Quando Giovanna Burzio de La Corte Editore mi ha contattata per domandarmi se fossi interessata a far parte del progetto di pubblicazione di una guida ai bookinfluencer italiani, oltre alla felicità, mi sono resa conto che tutto il lavoro svolto con il blog fino a quel momento aveva iniziato a dare i suoi frutti, in questo caso inaspettati quindi ancora più graditi.⁠ Ritengo che questa attenzione sia un passo importante verso la concezione di quella dei bookinfluencer come una vera e propria professione, perché a ispirare il lavoro di chi parla di libri è sicuramente un grande amore ma fondamentale è un approccio responsabile e consapevole di ciò che si fa. E diciamolo, è anche giusto che la professionalità venga riconosciuta e valorizzata laddove c’è.

In questo libro troverete le schede-interviste in cui più di 250 bookblogger italiani si raccontano e tra questi a pagina 110 troverete anche quella di The Wee Small Hours Book Blog. Potrete leggere gli interventi di alcune personalità competenti nell’ambito della comunicazione, dell’editoria, delle strategie di instagram. Alcuni nomi? Chiara Beretta Mazzotta alias @bookblister, @grace_theamazing, Teresa Martini di SEM, Yari Brugnoni di @ninjalitics e altri.⁠


Si parla anche di strategie di collaborazione, di come ottimizzare il proprio profilo instagram, di come gestire le critiche e vengono dati consigli su come redigere una buona recensione.
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Una guida per scrittori, case editrici, per chi vuole orientarsi in questo mondo complesso, per chi inizia ma anche per noi bookblogger: perché non si finisce mai di imparare!!⁠

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Titolo: Bookinfluencer
Curatrice: Giovanna Burzio
Casa Editrice: La Corte Editore
Anno di edizione: 2020
Genere: varia
Pagine: 336
Voto: 5/5

Giovanna Burzio è laureata in Filosofia, materia che ha costituito il suo unico grande amore finché non è stata catapultata nel mondo dell’Editoria. Per anni ha lavorato in un’importante casa editrice di saggistica torinese, con qualche incursione nella narrativa, finché non ha capito che proprio questa era la sua vita e ha fondato una casa editrice tutta sua. Da tre anni è editor a tempo pieno per La Corte Editore, dove fin dal suo ingresso si occupa anche della gestione della comunicazione con i bookblogger.
Vive a Torino, ma sogna di trasferirsi in campagna, con i suoi tre gatti e la sua setterina tutto pepe.