Cavie. Vol. 2 #Identità – Liliana Marchesi [Collaborazione]

…quando non sai chi sei, o cosa sei, non è facile comprendere il senso della tua esistenza. Ti sembra di camminare nel vuoto e l’unica cosa che ti sostiene è la consapevolezza che potresti cadere da un momento all’altro. E così, ogni goccia di energia viene riversata nell’estenuante tentativo di restare a galla, mentre con le poche forze che ti restano cerchi di individuare una via di salvezza.

Ciak. Azione!

Inizio a leggere le prime pagine di Identità ed è adrenalina all’istante. Sembra non sia trascorso molto tempo dalle ultime parole di Cavie, molti gli interrogativi rimasti in sospeso. Immediatamente vengo catapultata in un susseguirsi di eventi, colpi di scena ed entro nel vivo della storia.

In Cavie impariamo a conoscere la protagonista, Cora, che, svegliatasi in una teca di cristallo, senza sapere nulla di sé, deve affrontare un intricato labirinto di prove al limite della sopravvivenza, prima di comprendere, assieme al suo compagno Kurtis, di essere vittima di quello che viene definito “Progetto Pentagono”.

Nel seguito di Cavie la giovane ragazza cerca di rimettere assieme i frammenti della sua identità. È davvero la persona che crede di essere, di cui non le rimangono che istantanee di ricordi a tratti riemerse dall’oblio? Tormentata dai dubbi, sono troppe le domande che assillano la sua mente, alle quali sa di dover dare risposta per poter essere finalmente libera. Con l’aiuto di Roger, un uomo che sostiene di conoscerla, e della sua squadra pronta a tutto, Cora decide di tornare nel luogo in cui il suo incubo peggiore ha avuto inizio, riportandoci all’interno della KCALL per svelare il mistero che la riguarda. La domanda urgente di Cora diventa allora la nostra, quella di capire chi sia davvero.

Identità, il seguito di Cavie di Liliana Marchesi, non solo riconferma l’efficacia del linguaggio realistico e una grande abilità stilistica dell’autrice, ma ci ricorda quante sfaccettature possano coesistere all’interno di quel genere che chiamiamo distopico. Non solo. La Marchesi va oltre, accompagnando il lettore attraverso l’evoluzione della protagonista, trasforma l’empatia iniziale suscitata in Cavie in vera ammirazione: ci ritroviamo così affascinati dal coraggio e dalla caparbietà di Cora, riscoprendo quanta forza d’animo fosse celata in una giovane ragazza all’inizio sicuramente più fragile. Un personaggio che cambia, forte del desiderio di inseguire la verità. Cora porta con sé un messaggio: noi possiamo essere come desideriamo, possiamo vivere, liberi, il nostro presente se riusciamo ad accettare il nostro passato e i nostri errori.

In Identità, l’autrice conferma una fervida immaginazione e una grande capacità di scomporre la trama in mille tasselli, per poi abilmente trovare i giusti incastri che ci terranno col fiato sospeso fino all’ultima pagina.

Se con Cavie Liliana Marchesi mi aveva conquistato, lasciandomi con il desiderio che la storia non finisse, con Identità ha saputo appassionarmi ancora di più ad una storia sorprendente che, in un susseguirsi equilibrato di colpi di scena, apre orizzonti inaspettati.

Ora non resta che attendere il suo prossimo libro. Difficile immaginare di cosa tratterà, Liliana Marchesi non è mai prevedibile e dal cappello potrà solo far uscire una storia che sappiamo, questo sì, ci stupirà.

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LILIANA MARCHESI è nata nel 1983. Vive a Caravaggio, in provincia di Bergamo, insieme al marito e ai suoi due figli. Dopo aver mosso i primi passi nel genere del PARANORMAL ROMANCE, ha trovato fissa dimora nel regno della DISTOPIA. E proprio per questo ha fondato il primo sito italiano dedicato al genere Distopico: www.leggeredistopico.com . Curatrice di diverse rubriche ‘Distopiche’ sul web, fra cui Letture Divergenti per il sito ThrillerNord, collabora con alcune librerie nella promozione di questo genere letterario. Ogni Giovedì ci parla un libro Distopico su Radio Galileo e le sue recensioni vengono pubblicate su diversi blog, fra cui Sedotte dai Libri. OPERE PUBBLICATE:
•2012 – “Harmattan” Paranormal Romance autoconclusivo ambientato in una splendida quanto misteriosa Africa;
•2013 – “Trilogia del Peccato” (serie composta da tre volumi) Audace rivisitazione contemporanea del mito del Peccato Originale;
•2014 – “Lacrime di Cera” (ripubblicato nel 2018 dalla DZ Edizioni) Distopico autoconclusivo popolato da automi molto particolari;
•2015 – 2017 “Saga R.I.G.” (serie composta da tre volumi e uno spin-off) Un’epopea Distopica, tradotta anche in inglese e in spagnolo, che trae ispirazione dalla credenza secondo la quale l’uomo conosce e utilizza soltanto una minima parte delle reali capacità del proprio cervello.
•2019 – “CAVIE” un Distopico Sci-Fi edito da La Corte Editore. Fonte: https://www.lilianamarchesi.it/

Titolo: Cavie – #2 Identità
Autore: Liliana Marchesi
Casa Editrice: la Corte Editore
Anno di edizione: 2020
Genere: Distopico Sci-Fi
Formato: ebook
Voto: 4/5

La Prossima Volta il Fuoco – James Baldwin

Noi non saremo liberi fino a quando gli altri non lo saranno.

Sono dirompenti le parole con cui James Baldwin apre uno squarcio all’interno della questione razziale, parole che trasudano una profondità di pensiero che solo può derivare da una memoria scritta sulla propria pelle. Passando attraverso la sua esperienza autobiografica, l’autore punta al cuore del controverso e infuocato dibattito che ha attraversato gli Stati Uniti negli anni ’60 riguardo alla lotta per i diritti civili. Momento che ha segnato una tappa fondamentale verso l’emancipazione del popolo afroamericano.

Pubblicato nel 1963 La Prossima Volta il Fuoco elabora una raffinata e chirurgica analisi della società americana, mettendo in luce le forti contraddizioni di un sistema che con una mano impugna la bandiera della libertà e con l’altra, dietro alla parola “integrazione”, soffoca la coscienza di un’intero popolo, confinandolo in un ghetto tomba del suo destino:

Questo paese innocente ti ha confinato in un ghetto, e in questo ghetto è stabilito che tu marcisca. Sarò più preciso, perché qui è il nocciolo della questione, è qui l’origine della polemica mia col mio paese: tu sei nato dove sei nato e hai di fronte a te il futuro che hai perché sei nero, per questa e per nessun’altra ragione.

Lo scrittore statunitense pone l’accento su come un intero popolo, privato del senso del proprio valore, rappresenti il prodotto più pericoloso di una società. Fino a che punto infatti potrà spingersi colui che non ha più nulla da perdere? Di qui il rifiuto delle tesi di movimenti, come ad esempio quello della Nation of Islam, che fondano la libertà degli afroamericani su un’idea di razzismo al contrario:

La glorificazione di una razza e la conseguente degradazione di un’altra – o di altre – ha sempre spianato la strada al delitto.

Baldwin, auspica la libertà del proprio popolo all’interno degli Stati Uniti ma questo deve avvenire attraverso la salvaguardia della dignità e delle anime della propria gente, rifiuta pertanto qualsiasi tentativo da parte dei neri di fare ciò che è stato loro inflitto. In questo risiede il potente messaggio del suo pensiero. L’autore è fermamente convinto che l’occasione per il popolo americano di riscattarsi dalle ombre di un passato atroce sia quello dell’amore. Amore inteso come aspirazione universale a cercare, osare ed evolversi. Gli afroamericani potranno essere liberi solo una volta che l’uomo bianco si sarà liberato dalla tirannia del suo passato, solo una volta che avrà accettato di riesaminare ciò in cui è convinto di credere, accettando di essere giudicato da chi bianco non è e di essere visto nella sua vera realtà:

Il bianco d’America proietta sul negro le proprie intime paure ed aspirazioni, quelle che lui stesso non riconosce e che gli sembrano incomunicabili. L’unica maniera per liberarsi dalla tirannica influenza che il negro esercita su di lui è di accettare, a tutti gli effetti, di diventare negro egli stesso, di diventare parte di quella nazione martoriata e danzante…

Il prezzo della liberazione dei bianchi è la libertà dei neri. Per diventare realmente una nazione hanno bisogno gli uni degli altri.

Quella di James Baldwin è un’indagine che guarda al futuro del popolo americano attraverso gli occhi della riconciliazione, possibile solo attraverso l’accettazione e il riconoscimento da parte dei bianchi delle atrocità commesse. Solo se non verranno meno al proprio dovere, i due popoli saranno in grado di porre fine all’incubo razziale e cambiare in questo modo la storia. Se non avranno il coraggio di realizzare questo incontro non faranno altro che fomentare l’odio e la separazione, adempiendo a quella profezia biblica divenuta poi un canto di schiavi:

Dio mandò a Noè il segno dell’arcobaleno. Non più acqua: la prossima volta il fuoco!

Titolo: La Prossima Volta il Fuoco
Autore: James Baldwin
Traduzione: Attilio Veraldi
Casa Editrice: Fandango Libri
Anno di edizione: 2020
Genere: saggio
Pagine: 118
Voto: 5/5

James Baldwin (1924 – 1987) di Harlem, dopo il diploma si trasferisce al Greenwich Village dove incontra lo scrittore Richard Wright che, resosi conto del suo talento, gli procura una borsa di studio per Parigi. A partire dal 1948 Baldwin vivrà fra il sud della Francia e gli Stati Uniti dove diventa uno degli esponenti più autorevoli del movimento per i diritti civili. Autore prolifico, saggista, drammaturgo e romanziere, nella sua scrittura si intrecciano i temi dell’omosessualità, del razzismo e del blues. Fandango Libri sta ripubblicando l’intera opera dell’autore. Nel 2017 è uscito La stanza di Giovanni, nel 2018 Se la strada potesse parlare e nel 2019 Un altro mondo

Il Museo Delle Promesse Infrante – Elizabeth Buchan

Che cos’è l’amore? E com’è, il suo amore? Profondo, infinito, bruciante, tenero…quante parole. Colpevole?

Quante volte Laure si sarà fatta queste domande. Lei che ha deciso di creare un museo, senza statue né quadri, ma di promesse, promesse non mantenute, speranze svanite. Un museo dove sono custoditi cimeli, offerti da uomini e donne che, con un rimpianto sul cuore, cercano in qualche modo di esorcizzare il passato nella speranza di riconciliarsi con il proprio dolore. Oggetti simbolo di frammenti di vite che non sono andate come previsto, segni di disperazione, rabbia, rassegnazione ma a volte anche di liberazione. C’è un museo a Parigi, cui Laure ha dato vita per custodire la sua promessa infranta: il ricordo della notte in cui ha dovuto dire addio al suo amore.

Questi oggetti t’invitano ad affacciarti sull’orlo di un abisso.

La storia si svolge nella Parigi dei giorni nostri, intervallata da alcuni flashback che aprono una finestra sui ricordi della protagonista, portandoci nella Berlino dopo la caduta del Muro e nella Praga comunista del 1986. Propio qui, appena ventenne, Laure aveva conosciuto per caso ad uno spettacolo di marionette l’affascinante Tomas. Sullo sfondo politico di una Cecoslovacchia soffocata dalla pesante mano del regime comunista, viviamo l’appassionante storia d’amore di Laure e di quel giovane ragazzo, musicista rock rivoluzionario, per cui sarà pronta a mentire, lottare, tradire, inconsapevole di cosa possa essere capace il regime e senza sapere fino a che limite dovrà spingersi per salvare la sua vita.

Quanto può essere dolorosa la convivenza con i fantasmi del proprio passato? Quanto possono indurire il nostro cuore il rimpianto e il senso di colpa? Laure è convinta che non potrà mai più cancellare la scelta che ha dovuto compiere tanti anni prima: non potrà mai più cambiare il passato. Il Museo delle Promesse Infrante è un luogo in cui le storie continuano a vivere e possono rinascere con nuovo slancio verso strade inattese, un luogo dove è possibile ricucire i dolorosi strappi del passato:

…un posto in cui vengono le persone che non sanno dove andare. Che forse pensano di non avere radici. È un posto in cui puoi tendere una mano e sentire che puoi ripartire da zero.

Un passato che Laure potrà lasciarsi alle spalle solamente dimenticando quei fantasmi e trovare finalmente consolazione ricucendo quegli strappi che, per troppo tempo, hanno messo una pietra sul suo cuore.

Terminare un libro e subito avere voglia di rileggerlo? Ebbene sì. A me è accaduto proprio con Il Museo delle Promesse Infrante. Un libro che mi ha coinvolto, facendomi commuovere e lasciandomi con un sospiro abbandonato alle lacrime. Che emozione. Una storia intensa, che profuma degli amori travolgenti che solo una volta nella vita puoi vivere, se hai questa fortuna. Come Laure.

Devo ammettere che nella lettura delle prime quaranta pagine ero un po’ scettica, non sapevo bene cosa aspettarmi. Superate queste pagine iniziali, la storia e i suoi personaggi hanno cominciato a rivelarsi in un crescendo seducente. La struttura narrativa è ben articolata e tiene viva la nostra curiosità accompagnandoci con suspense alle battute finali. Ve lo assicuro: vi lascerà con una grandissima emozione nel cuore. I protagonisti sono definiti egregiamente, ciascuno con le proprie contraddizioni, realistici nelle loro fragilità e convinzioni. Un libro scritto ad arte e con un’ambientazione originale e resa benissimo. Elizabeth Buchan attraverso i personaggi che ruotano attorno alle figure di Laure e Tomas, apre uno squarcio nel passato, senza tuttavia andare troppo lontano. Ci porta nella Cecoslovacchia occupata dal regime comunista, mostrando la forte paranoia di un sistema che reprimeva qualsiasi dissidenza politica, dove ogni persona viveva con l’angoscia di essere spiata. Emergono le forti contraddizioni di uno Stato che con una mano accudiva i suoi cittadini e con l’altra soffocava la loro voce. Una realtà che Laure, una “sana ragazza inglese” ha imparato a conoscere sulla propria pelle:

…precipitata in un Paese che lotta per sopravvivere e vive sotto una tirannia travestita da paradiso in Terra.

Tutto ciò che ricordo di questo passato è la caduta del Muro di Berlino. Avevo 9 anni. Tutto il resto è scritto sulle pagine della Storia. Ma l’ho vissuto, con il cuore di Laure.

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Titolo: Il Museo delle Promesse Infrante
Autore: Elizabeth Buchan
Traduzione: Valentina Zaffagnini
Casa Editrice: Editrice Nord
Anno di edizione: 2020
Genere: romanzo
Pagine: 396
Voto: 4,5/5

Elizabeth Buchan è nata a Guildford, nel Surrey, e si è laureata in Lettere e in Storia alla University of Kent. Ha lavorato a lungo come redattrice e editor per il gruppo Penguin Random House, prima di dedicarsi a tempo pieno alla narrativa. Grazie al successo dei suoi racconti e dei suoi romanzi, è stata nominata madrina del Guildford Book Festival e della National Academy of Writing. Attualmente vive a Londra con il marito e i figli. In Italia sono stati pubblicati i romanzi La rivincita della donna matura (Piemme, 2006) e Il museo delle promesse infrante (Nord, 2020).

Intervista a Dario Tonani, autore di "Naila di Mondo9", Mondadori, 2018 [Collaborazione per il Dystopian Day 2020 organizzato da leggeredistopico.com e la libreria Il Covo della Ladra (Mi)]

Laureato in Economia Politica alla Bocconi, hai successivamente intrapreso la strada del giornalismo e della scrittura. Vuoi raccontarci di questa scelta, come è avvenuta?

Quando si è giovani si matura l’erronea convinzione che la scrittura sia più o meno uguale – nelle sue forme e nelle sue dinamiche – in qualsiasi campo la si applichi. Da noi non esiste un percorso formativo (scolastico o universitario) per diventare scrittori, per cui si cerca di avvicinarsi al “boccino” seguendo via traverse: per me, il giornalismo è stato uno di queste. Tant’è che mi è sembrata allora la scelta più naturale. Ma presto ci si accorge che è una professione completamente diversa, che non ha nulla a che spartire con lo scrivere narrativa. Certo, ha un humus comune; insegna a osservare e raccontare, a vivere in mezzo ai testi, a pulire il proprio modo di esprimersi in forma scritta. Ma le logiche che improntano il lavoro giornalistico sono completamente differenti da quelle del narratore. 

Il libro, se c’è, che ti ha fatto pensare: voglio scrivere anch’io! Quali sono state le influenze letterarie e cinematografiche che ti hanno formato come scrittore?

Non ce n’è uno in particolare, la consapevolezza si crea sull’accumulo. A un certo punto scopri che la stratificazione dei libri che hai letto ti ha portato a vedere tutto da un punto di vista diverso. È un po’ come camminare in montagna: un passo alla volta ti ritrovi in quota e il panorama al quale ti affacci cambia radicalmente. Ti piace, ti affascina, vuoi andare ancora più in alto. Quello che hai letto ti induce a provare a scrivere, scopri un mondo di prospettive nuove. Influenze letterarie? Tantissime: il primo King, Richard Matheson, Philip K. Dick, James Ballard, Cormac McCarthy. Ma quanti autori potrei citare…

Quello di Naila è un pianeta con una caratterizzazione peculiare, aspetto enfatizzato dalla Miscellanea Enciclopedica che arricchisce brillantemente il libro e che ci guida alla scoperta delle sue regole. Dove prendi le idee in generale e in particolare da dove è nato il Mondo9?

Lo dico in tutte le mie presentazioni: ogni scrittore finisce per scrivere o dei propri sogni o delle proprie paure. Di norma è questo che muove gli ingranaggi, il carburante. Per tutta la carriera ci si sposta lungo questa retta ideale. Mondo9 è molto vicino allo spettro più tetro delle mie paure… Dove prendo le idee? Dalle mie piccole fobie quotidiane, dai tic più o meno consapevoli, ma anche dalla fame e dalla sete di curiosità. Dal gusto del paradosso, della provocazione. E anche da una buona dose di rabbia interiore, un autentico fuoco…

Naila, la protagonista, è segnata da una perdita traumatica che le ha trasmesso un profondo desiderio di rivincita. E’ una donna coraggiosa e ambiziosa, ma allo stesso tempo fragile e materna. Come mai hai scelto una donna come protagonista del tuo libro? Quanto c’è di distopico nel tuo romanzo e che relazione vedi tra distopia e femminismo?

Non è la prima volta che scelgo una protagonista donna per un mio romanzo, era già accaduto con “Toxic@” (Urania del 2011). La differenza è che “Naila di Mondo9”, prendendo spunto dalla dedica personalissima a mia moglie, è un romanzo rivolto a tutte le donne, alla loro crociata quotidiana per affermare ogni giorno – sui luoghi di lavoro, ma non solo – il loro ruolo, il loro valore e la loro identità professionale contro un sessismo becero e dilagante. Una lotta titanica, improntata a un rispetto e a una parità che spesso sono soltanto sulla carta. Anche in un ambito prettamente maschile, come quello della marineria, Naila non rinuncia alle sue prerogative femminili: è orgogliosamente donna, madre, amante. Ed è l’unica comandante donna di tutto Mondo9. E sarà proprio il suo punto di vista a muovere la leva giusta. Un piccolo aneddoto per darti la misura dell’attenzione con cui viene confezionato un titolo destinato a una collana prestigiosa come gli Oscar Mondadori: una decina di giorni prima di andare in stampa, uno dei miei editor fu colto da uno scrupolo che mi fece tremare le gambe. Mi disse, “Beh, tu hai creato una protagonista donna. Ma sei un uomo, e come tale finisci inconsapevolmente per ragionare anche quando scrivi. Sarei più tranquillo che il libro venisse letto rapidamente anche da un editor donna, per scovare le eventuali incongruenze di genere soprattutto nel parlato e nel pensato. Così passammo il PDF a una grande autrice – e amica – come Nicoletta Vallorani, che lesse “Naila” in cinque giorni, e mi restituì il tutto dicendo che non aveva trovato nulla di… incongruente, pur parlando io di sesso, di gestazione e di parto. Per me fu una gioia enorme. 

Navi che cavalcano onde di sabbie velenose, capitani, megattere. Il linguaggio narrativo richiama fortemente quello nautico. Ciò che mi ha colpito è la dimestichezza e la precisione con cui utilizzi questo vocabolario. Si tratta di conoscenze che ti appartenevano già prima di inventare il mondo di Naila o hai studiato appositamente?

Adoro il mare, perché ho un famelico (e forse patologico) bisogno di nutrire lo sguardo di orizzonti ampi. E le grandi aree urbane questo non te lo possono dare. Mare e deserto sono i miei luoghi d’elezione. Li ho visti e frequentati entrambi, ma ho dovuto documentarmi molto per dare non dico verosimiglianza, ma coerenza al mio universo narrativo. 

Hai mai pensato ad una trasposizione cinematografica di Naia di Mondo9? In questo caso a chi penseresti nel ruolo di Naila e chi vorresti come regista?

Sì ci ho pensato, come un sogno, come un gioco. Ti faccio qualche nome, ma ne potrei fare tanti. Emily Blunt per il ruolo di Naila, e assolutamente Christopher Nolan o Denis Villeneuve come regista. Di quest’ultimo sono dannatamente curioso di vedere il suo Dune…

Tra i personaggi del libro, quale ti rispecchia maggiormente?

Ho messo un semino in ognuno. Il bello dello scrivere un romanzo è che ti puoi nascondere dietro ogni volto, e alla fine ti accorgi che non hai scelto tu, consapevolmente, che ruolo incarnare. Sei stato una battuta e una scena di tutti loro… Sono in genere i lettori a riconoscerti in questo o in quel personaggio.

Ai lettori, perché leggere il tuo libro?

Perché per scriverlo mi sono ispirato alle grandi avventure marinaresche di autori con Herman Melville, Joseph Conrad, Robert Louis Stevenson, Patrick O’Brian. E allo stesso tempo è una struggente storia d’amore; in luoghi remoti e sconfinati sui quali fare spaziare lo sguardo. Ed è quello che adesso, chiusi in casa, ci manca di più.

Da lettore cosa ricerchi in un libro e da scrittore cosa provi a trasmettere ai tuoi lettori?

Da lettore cerco emozioni, prospettive ampie, magie, ed è lo stesso impasto che tento di dare al mio pane quando scrivo…

Quando scrivi pensi a chi leggerà il tuo libro? E questo influisce eventualmente su alcune tue scelte?

C’è un momento nella vita professionale di un autore in cui, se vuole davvero rivolgersi a una platea più ampia, deve necessariamente smettere di scrivere quello che gli piace e cominciare a scrivere quello che piace agli altri. Mi considero molto fortunato per il fatto che al momento, stando a quello che scrivo, ci sia una notevole sovrapposizione tra questi due obiettivi. Non ho dovuto né cedere a compromessi né fare alcunché controvoglia…

Quale fase della scrittura di un romanzo ti risulta più faticosa e quale invece ti cattura e ti appassiona maggiormente?

Forse è curioso a dirsi, ma a parte la fase di massima creatività espressa dal mettersi alla tastiera e vedere dove ti porteranno in quella seduta storia e personaggi, adoro la fase di editing fino. L’unico momento in cui la lettura di uno scrittore si avvicina davvero a quella di chi comprerà il tuo libro… Non amo le attese, ma il mestiere di scrittore si nutre di periodi di semina molto lunghi e di raccolta estremamente brevi.

Quanto è importante leggere per uno scrittore?

Una parola. O se vuoi, una sfilza di sinonimi: fondamentale, indispensabile, essenziale, imprescindibile, basilare, capitale…

Com’è cambiato il mondo letterario della fantascienza da quando l’hai scoperto ad oggi?

Non mi basterebbe una pagina per risponderti. Proverò a essere estremamente sintetico: una volta la science fiction si basava su alcuni pilastri dominanti: sense of wonder, avventura, fascinazione per lo spazio, l’incontro con civiltà aliene, l’ignoto, le meraviglie di una scienza in cui riporre le nostre speranze di un futuro migliore. Poi virò verso le prime grandi paure, l’uso distorto della tecnologia, il post-apocalittico, gli effetti delle derive autoritarie sulla società (le prime distopie), l’inner space ballardiano, l’ucronia. Toccò poi al cyberpunk conquistare la scena, con la sua visione cupa e pessimistica di un uomo succube della grande interconnessione, dei big data, dei poteri forti delle multinazionali in grado di manipolare l’informazione, la verità, le coscienze. Oggi risentiamo della spinta espressa dalla locuzione “orizzonte degli eventi”: la fantascienza è speculazione anche un po’ intellettualistica. Ma ci sono – guarda caso, all’orizzonte – approcci nuovi: la riscoperta della space opera, lo steampunk, il solarpunk o al suo opposto la distopia pura, carica però di avventura e di voglia di riscatto. Non esiste al mondo genere letterario che sia più sfaccettato, ricco di punti di vista e variegato della fantascienza. 

Scrittore prolifico, hai alle spalle un’affermata carriera, avendo assistito, fra l’altro, alla traduzione di alcune tue opere in altre lingue. Fra prestigiosi premi e riconoscimenti ricevuti, nel 2014 Mondo9 è uscito in Giappone e sei stato il primo autore italiano ad approdare sulla celebre testata mondadoriana Millemondi con un volume dedicato. C’è qualcos’altro ancora nel cassetto da realizzare?

Ci sono grosse novità in arrivo, a cominciare dal fatto che Mondo9 continuerà alla grande, dato che “Naila di Mondo9” avrà un seguito, ormai è ufficiale. Al momento di più non posso dire, spero di poter fornire i dettagli molto presto. Intanto, grazie della chiacchierata. Alla prossima e stay tuned!

Leggi la mia recensione a Naila di Mondo9 di Dario Tonani