Bassa Marea – Enrico Franceschini [Collaborazione]

Il mare prende, il mare dà.

Un mattino di primavera, durante la sua solita corsa lungo la spiaggia di Borgomarina, Andrea Muratori detto Mura, giornalista in pensione squattrinato, trova sulla riva il corpo di una donna più morta che viva ma che ancora respira. Siamo in Romagna, la West Coast italiana. Tra piadine, Sangiovese e bagnasciuga, un clan di mafiosi calabresi traffica schiave del sesso e immigrati cinesi spacciano erba. In questo contesto fatto di lustri e ombre toccherà a Mura risolvere il mistero che si cela dietro il passato di Sasha, la russa restituita dalle onde. Chi trova un amico trova un tesoro e Mura sa che mai luogo comune fu più veritiero. Non lo lasceranno infatti solo i suoi amici storici, compagni dai tempi del liceo, con cui ha condiviso una vita intera: dai giorni adolescenziali in piena eruzione ormonale, alle partite di basket, alle cene e…alle donne, con annessi gioie e dolori, s’intende. Personaggi irresistibili e pittoreschi, ce n’è per tutti i gusti: il Barone spara balle di turno, il Professore permaloso, l’Ingegnere saputello nonché repubblicano inconfessato. Come i tre moschettieri il loro motto è “uno per tutti e tutti per uno”, che poi non erano quattro? Manca in fatti “l’arterio”: Mura per l’appunto.

Enrico Franceschini con Bassa Marea (Rizzoli, 2019) propone una detective novel davvero coinvolgente. Attraverso una sapiente combinazione tra gusto narrativo e humor, l’autore ci fa immergere in una Romagna “in fiore” ma tinta di noir.

In una trama ben congeniata, una struttura narrativa coerente, nell’uso di un linguaggio scorrevole e fortemente realistico, ritroviamo sicuramente tutta la solidità di un autore con una forte esperienza di scrittura, capace di “mostrare senza dire”.

La caratterizzazione dei personaggi è ben delineata, risultano veritieri nella loro psicologia, nelle loro azioni e nel loro passato. Oltre al mare che, ora placido e sornacchioso ora invece insidioso e irrequieto, si fa attento osservatore delle vicende, Andrea Muratori è il protagonista indiscusso della storia. La voce del narratore ci guida attraverso i suoi pensieri, i suoi desideri e le sue fragilità. Mura ha dedicato la vita alla professione, girovagando per il mondo tra ristoranti stellati e hotel di lusso. Due matrimoni, due divorzi, un figlio e una scopamica, giusto per non avere peli sulla lingua. Tornato nel paesino di villeggiatura dell’infanzia con pochi soldi in tasca, vive in un capanno di pescatori in pace col mondo seppure non manchi qualche rimpianto per una carriera più da mediano che da centravanti:

La verità è che ne aveva vissute troppe di vite, per ricordarle tutte. Troppe città, serate, incontri. Troppo tutto. Se almeno fosse sufficiente tornare al punto di partenza, per riannodare i fili. Non funzionava. Erano sciolti per sempre. Restava solo la filigrana, il contorno, la sensazione di qualcosa che stai per afferrare ma ti scappa. Come in sogno.

Ciò che contraddistingue i suoi amici d’infanzia e infonde loro realismo è l’uso di espressioni dialettali, Il modo in cui scherzano e si prendono in giro, sempre a sdrammatizzare, parlare di donne e “tirarsi dei nomi”. Legati da una profonda amicizia sono consapevoli che nella vita, se non cadranno sempre in piedi, ci sarà quel qualcuno ad attutire il colpo.

Formalmente danno la precedenza “alla figa”, come continuano a ripetere facendo il verso a se stessi, in realtà si consultano preoccupati al più piccolo problema sorto a uno del quartetto. Si vogliono bene come fratelli, evitando rigorosamente di confessarselo.

I comprimari vengono presentati con una loro solidità e ciascuno trova il proprio posto nell’intreccio della storia senza essere trascurato.

Da bolognese e irriducibile frequentatrice della movida romagnola, posso confermare che l’autore ha saputo farmi rivivere non solo le atmosfere della riviera, ma è riuscito a evocare la simpatia e affabilità tipica dei romagnoli, aspetti che hanno contribuito al mio coinvolgimento nella lettura.

I dialoghi sono congeniali all’evoluzione della storia. Franceschini ci guida alla risoluzione del caso legato al ritrovamento della donna misteriosa attraverso una narrazione che si fa sempre più incalzante. Una giusta dose di suspence, colpi di scena e ironia invogliano il lettore a voltare pagina e proseguire nella lettura con interesse. Non mancano i momenti d’azione, ben riusciti e del tutto adeguati alle caratteristiche del protagonista – sessantenne non particolarmente agile, una sorta di antieroe della riviera- in grado tuttavia di tenerci col fiato sospeso.

Un taglio fortemente cinematografico rende coinvolgente la lettura con tanto di colonna sonora: ogni capitolo presenta come sottotitolo una canzone, fino a dare vita ad una vera e propria compilation.

Bassa Marea si è rivelata una lettura estremamente piacevole, divertente, in grado di farmi evadere dalla quotidianità del lockdown. Ho potuto rivivere da casa le atmosfere della Romagna con un tocco del tutto nostrano di mistero e crime.

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Titolo: Bassa Marea
Autore: Enrico Franceschini
Casa Editrice: Rizzoli
Anno di edizione: 2019
Genere: giallo
Pagine: 336
Voto: 4/5

Enrico Franceschini (Bologna 1956) ha girato il mondo come corrispondente estero di un grande quotidiano, pur mantenendo sempre uno stretto legame con una località balneare della riviera romagnola. È autore di saggi e romanzi tra cui L’uomo della Città Vecchia, Vinca il peggiore e Vivere per scrivere.

DIFENDERSI. Una Filosofia della Violenza – ELSA DORLIN [Collaborazione]

Cosa fa la violenza, giorno dopo giorno, alle nostre vite, ai nostri corpi e ai nostri muscoli? E a questi ultimi, a loro volta, cosa è consentito fare all’interno della violenza e attraverso di essa?

Questa la domanda che sottende all’analisi storico-sociale che Elsa Dorlin elabora ricostruendo una genealogia dell’autodifesa. L’autrice focalizza l’attenzione su quei momenti cruciali che hanno segnato un passaggio alla violenza difensiva e che non possono essere letti attraverso la lente politica e morale della legittimità. Il comune denominatore di tali passaggi alla violenza difensiva risiede nella tutela della vita: l’uso della violenza fisica è concepito come necessità vitale, che si incarna in prassi di resistenza.

Chi ha il diritto di difendersi per il fatto di disporre di un’arma? Chi al contrario è escluso da questo potere?

La storia ci ha messo di fronte a quella linea di confine che ha opposto “corpi degni di difendersi” a coloro che, in quanto disarmati o resi disarmati, rimangono preda della violenza del potere dominante. Durante il periodo schiavista era proibito agli schiavi di trasportare qualsiasi oggetto che potesse fungere da arma offensiva. Questo processo traeva forza dalla condizione propria dell’essere schiavo come colui che non godeva del diritto e del dovere di conservazione di sé: gli schiavi non avevano più vita, avevano solo un valore. In Algeria, nel XIX secolo, lo stato coloniale proibiva le armi agli indigeni, dando ai coloni i diritto di armarsi, quello che l’autrice definisce come il “diritto di uccidere contro soggetti a mani nude”. Elsa Dorlin mette in luce come questo disarmo organizzato dei subordinati a vantaggio di una minoranza con il diritto di possesso e uso impunito delle armi, ponga una questione dell’uso della violenza per la difesa di ogni movimento di liberazione.

Ripercorrere la storia dell’autodifesa significa innanzitutto prendere in considerazione il concetto di “difesa del sé” attraverso due definizioni in antitesi tra loro: quello di legittima difesa e di autodifesa. La prima fa capo ad una tradizione giuridico-politica dominante. Sancisce che un corpo è degno di difendersi e pertanto è legittimato al porto d’armi e all’uso della violenza sotto “il paravento” della legittimità. Nel corso del libro viene messo in luce come una “tecnologia del potere” abbia utilizzato questa logica difensiva per salvaguardare la propria esistenza. La seconda, l’autodifesa, trae origine dal un substrato delle “etiche marziali di sé”, che nel corso della storia hanno attraversato quei movimenti politici per i quali l’uso della violenza per difendersi ha incarnato una necessità di sopravvivenza, divenendo prassi e loro punto di forza:

Edith Garrud promuove l’autodifesa come una tecnica incorporata che ha la vocazione di diventare una “seconda natura” – non è il mezzo per conquistare l’uguaglianza, è un processo continuo di incorporazione, di realizzazione, di uguaglianza.

Elsa Dorlin, nel suo percorso di ricostruzione storica, non attinge agli eventi più eclatanti, bensì mette in evidenza quelle lotte in cui i corpi stessi dei dominati hanno costituito l’essenza della memoria di questa subcultura: i saperi e le tradizioni dell’autodifesa schiava, la prassi dell’autodifesa femminista, le tecniche di combattimento elaborate nell’Europa dell’Est dalle organizzazioni di Ebrei contro i pogrom; e ancora il movimento delle Black Panters e le pattuglie di autodifesa queer negli anni ’70.

L’autrice propone un’analisi fondamentale per interpretare ciò che ancora oggi viene perpetrato, nonostante gli insegnamenti della storia: il rovesciamento del senso dell’attacco e della difesa. La cronaca contemporanea lo dimostra: alcune vite vengono considerate di così poco valore che è possibile linciare un tassista nero (Rodney King), disarmato, sostenendo che fosse aggressivo e minaccioso nel momento in cui cercava di ripararsi dai colpi di manganello e dalle scosse elettriche del teaser degli agenti (più di venti sul luogo dell’arresto), rimasti impuniti.

Difendersi di Elsa Dorlin è un libro di grande levatura e raffinata analisi, che mi ha offerto un’importante occasione di riflessione sulla storia e sulla realtà in cui vivo.

Un’argomentazione densa, che ci porta a comprendere perché

non possiamo chiederlo gentilmente.

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Titolo: DIFENDERSI
Autore: Elsa Dorlin
Traduzione: Annalisa Romani
Casa Editrice: Fandango Libri
Anno di edizione: 2020
Genere: saggio
Pagine: 304
Voto: 5/5

Elsa Dorlin è professoressa di Filosofia all’Università di Parigi VIII. È autrice di La matrice de la race. Généalogie sexuelle et coloniale de la Nation française (La Découverte, 2006, 2009) e Sexe, genre et sexualités. Introduction à la théorie féministe (PUF, 2008). È una delle collaboratrici del lavoro collettivo Vulnerability in Resistance (Duke U.P., 2016).

Naila di Mondo9 – Dario Tonani [Collaborazione per il Dystopian Day 2020 organizzato da leggeredistopico.com e la libreria Il Covo della Ladra (Mi) ]

Arriverà una sola Grande Onda. Come una cometa che rotola in un’orbita di sabbia.

Antica profezia nomade

Sconfinate distese di sabbia velenosa solcate da imponenti navi a ruote che, ibridi tra esseri senzienti e macchine, attraversano i deserti da una città all’altra. Un pianeta insidioso i cui abitanti nel corso del tempo hanno dovuto adattarsi per sopravvivere, sviluppando l’arte della meccanica, e trasformandolo in un regno dominato dalle macchine, dal metallo e dalla ruggine, nel tentativo di sfuggire alle terribili conseguenze di un Morbo che infetta gli esseri umani mutandoli in creature di latta. In questo mondo inospitale e ricco di pericoli, la cui memoria è custodita sulla superficie del metallo, vive Naila, la “Signora delle Onde”, capitano della nave Syraqq.

Una profezia nel petto e un passato da vendicare. Un destino indissolubilmente legato alla Grande Onda sulla cui scia, attraverso le rotte delle megattere, Naila insegue il suo sogno di rivincita, disposta a mettere in gioco tutto per lottare contro i fantasmi del suo passato, e restituire a Mondo9 la possibilità di una nuova vita.

Naila di Mondo9 offre al lettore diversi spunti di riflessione. Il rapporto tra distopia e femminismo, ad esempio. Attraverso l’ostinazione della protagonista scopriamo quanta utopia possa risiedere nella distopia, se intesa come speranza, determinazione, nel fare tutto il possibile per raggiungere il proprio obiettivo, senza alcuna garanzia di successo. Nel momento in cui tutte le certezze saltano, il desiderio di vita rappresenta l’unico appiglio per tentare l’impossibile. Coraggiosa, ambiziosa ma allo stesso tempo fragile e materna, Naila è un esempio per tutti noi: una donna che non rinuncia alla propria femminilità nonostante il ruolo di grande responsabilità che ricopre in qualità di comandante di una nave, che su Mondo9 è prerogativa maschile.

Anche gli altri personaggi che incontriamo nel corso della storia sono frutto della brillante creatività di Dario Tonani, ciascuno con il proprio passato con cui fare i conti e la propria personalità. Scopriamo così i valori della paternità al di là del legame biologico e dell’amore nella diversità. Ma riflettiamo allo stesso tempo sugli aspetti oscuri dell’avidità umana:

L’amore, a volte, fa miracoli. Ma l’odio non gli è da meno, anche se non esiste un termine unico e altrettanto universale per identificare i suoi frutti.

Dario Tonani, giornalista e prolifico scrittore, attraverso Naila di Mondo9 ci porta in un universo peculiare, enfatizzato dalla Miscellanea Enciclopedica che arricchisce brillantemente il libro e che ci guida alla scoperta delle sue regole. Una scrittura fortemente cinematografica, che con stile accattivante e realistico tiene sulle spine il lettore, desideroso di conoscere cosa accadrà pagina dopo pagina. Navi che cavalcano onde di sabbia, capitani, megattere. Il linguaggio usato dall’autore richiama fortemente quello nautico, conferendo solidità e coerenza all’universo narrativo di Mondo9. Una trama sapientemente congeniata si rivela a poco a poco in una narrazione di grande suspence, attraverso una scrittura consapevole e raffinata che con sicurezza conferma a pieno titolo il posto di Dario Tonani nel mondo della fantascienza italiana (e non solo).

Il ciclo di Mondo9 è già conosciuto ai suoi lettori. Tradotto in inglese, acclamato dal pubblico e dalla critica negli USA, ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti letterari, riscuotendo nel 2014 un grande successo anche in Giappone. Le due prime pubblicazioni su Mondo9 sono da ritenersi dei prequel: storie, romanzi brevi e racconti tutti pubblicati nel 2015 in “Cronache di Mondo9” primo Millemondi interamente dedicato a un autore italiano. Naila di Mondo9, terza parte del ciclo, pubblicato nel 2018 per la collana “Fantastica” di Oscar Mondadori, costituisce un romanzo vero e proprio, indipendente dalle storie che l’hanno preceduto, pur riprendendo una parte dei personaggi.

Sono felice di aver potuto offrire uno sguardo da lettrice non prettamente “esperta” di fantascienza, per potervi dire che Naila di Mondo9 è un libro per una tipologia molto ampia di lettori, non solo di appassionati a questo genere. Un romanzo per tutti coloro che sono aperti a un’ esperienza di lettura originale, capaci di lasciarsi guidare attraverso la scrittura di un autore dotato di grande sensibilità, capace di farci entrare nel cuore e nella mente di una donna, come la sua nave Syraqq, dotata di grande tempra ma allo stesso tempo di una femminilità dirompente:

Siamo fatte della stessa pasta noi due. Femmine e belve, non ci ferma nessuno!

Issate le vele: si parte!

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Vuoi saperne di più? Leggi la mia intervista a Dario Tonani

Titolo: Naila di Mondo9
Autore: Dario Tonani
Illustratore: Franco Brambilla
Casa Editrice: Mondadori
Anno di edizione: 2018
Genere: fantascienza
Pagine: 328
Voto: 4,5/5

Dario Tonani è giornalista professionista. Milanese, una laurea in Economia politica alla Bocconi, ha pubblicato diversi romanzi e un centinaio di racconti in antologie, quotidiani nazionali e sulle principali testate di genere italiane (“Urania”, “Giallo Mondadori”, “Segretissimo”, “Robot”). Per Mondadori sono usciti i romanzi Infect@ (2007), L’algoritmo bianco (2009) e Toxic@ (2011), ma la sua opera più conosciuta, già tradotta con successo in Giappone e presto anche in lingua inglese, è il ciclo di Mondo9, riunito nel 2015 sotto il titolo di Cronache di Mondo9 nel primo “Urania Millemondi” interamente dedicato a un autore italiano. In Giappone Mondo9 è stato inserito tra i migliori dieci titoli di fantascienza occidentale dell’anno. Tra i numerosi riconoscimenti, Tonani ha ricevuto il Premio Europa come miglior scrittore di fantascienza del 2017.

Lady Day – La Vita e i Tempi di Billie Holiday

“Mi hanno detto che nessuno canta la parola “fame” e la parola “amore” come le canto io. Forse è perché so cosa han voluto dire queste parole per me, e quanto mi sono costate”.⁠⁠

Billie Holiday, la voce del jazz. Questo libro mi fu regalato da una persona speciale, un ragazzo innamorato della musica e del jazz, quel ragazzo che oggi è diventato un uomo e mio marito. Un libro e mi sono innamorata anch’io del jazz, di questa musica profonda e ricca di storie. Storie di vita. Credo sia stato questo che mi fece appassionare alle voci e alle note del jazz: scoprire che dietro ogni nota, ogni inflessione della voce, c’erano le vite autentiche di chi diede tutto per poter suonare o poter cantare.

⁠⁠Un libro che racconta non solo la vita di Billie Holiday ma anche i tempi in cui visse e ci riporta tra le strade di Harlem, la Harlem della Grande Depressione.⁠⁠

🖤 Vi è mai capitato di leggere un libro che vi ha aperto le porte verso una nuova passione? Lasciatemi i vostri commenti! 🖤

Titolo: Lady Day – La Vita e i Tempi di Billie Holiday
Autore: Julia Blackburn
Traduttore: Sebastiano Pezzani
Casa Editrice: Il Saggiatore
Anno di edizione: 2005
Genere: musica
Pagine: 349
Voto: 4/5