La Strada di Casa – Kent Haruf. NN Editore

Forse aveva oltrepassato il punto in cui le lacrime di un essere umano hanno un senso, difatti girò la testa, chiuse gli occhi e dopo un po’ si addormentò.

E così sono tornata a Holt. Dopo aver ascoltato l’audiolibro de Le Nostre Anime di Notte, letto dalla voce profonda di Segio Rubini, subito la scrittura di Kent Haruf, sobria ma profondamente evocativa, mi ha conquistata.⁠ Ho deciso quindi di leggere La Strada di Casa, secondo romanzo dell’autore (dopo Vincoli) ma l’ultimo ad essere stato pubblicato in Italia.

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Primi acquisti del 2020!

Ciò che da sempre mi appassiona è scoprire aneddoti legati ai libri stessi, alle vite degli scrittori e, perché no, alle storie delle case editrici. Oltre a ciò che racconta, un libro ha la sua storia e questo mi ha sempre affascinato moltissimo.⁠ ⁠

Lo sapevate che la vita di Lorna Nicholl Morgan, autrice di “Un Piccolo Omicidio Di Natale” è avvolta nel mistero?⁠ Scrisse quattro romanzi tra il 1944 e il 1947, dopodiché non si seppe più nulla di lei. Ciò nonostante divenne una delle penne più apprezzate della Golden Age della crime fiction britannica. ⁠ ⁠

“La Baby Sitter e Altre Storie” ripercorre attraverso trenta racconti la carriera di Robert Coover, uno dei padri della letteratura postmoderna americana. Ha insegnato per più di trent’anni alla Brown University dove fondò un programma rivolto a scrittori internazionali perseguitati per le loro idee e i loro scritti. La particolarità di questa edizione è che la NN Editore ha affidato la traduzione di ciascun racconto a un traduttore differente, proprio per fare in modo che potesse emergere, più fedelmente possibile, la voce dello scrittore nelle sue molteplici sfumature.⁠ ⁠

“Le Sette Morti Di Evelyn Hardcastle” è edito dalla Neri Pozza. La storia di questa casa editrice ha origini che risalgono alla lotta contro le leggi razziali del 1938. ⁠ Le edizioni nascono con lo scopo ben preciso di pubblicare un libro che un editore ebreo, costretto alla fuga dalle leggi razziali, non poteva più dare alle stampe. In questo modo viene ereditato il compito di un editore ebreo, vittima della stupidità e della crudeltà dell’epoca, Neri Pozza scopre la sua vocazione d’editore fino a dare vita alla casa editrice che porta il suo nome.⁠ ⁠

Questi sono stati i miei primissimi acquisti del 2020 e già non vedo l’ora di cominciarli.⁠

⁠ 🖤 Anche voi avete già fatto compere? Come me siete appassionati di aneddoti legati ai libri e alla loro storia? Fatemi sapere nei commenti!! 🖤⁠ ⁠ ⁠

Un Altro Tamburo – William Melvin Kelley [Collaborazione con Thrillernord.it]

Se un uomo non marcia allo stesso passo dei suoi compagni, forse è perché sente il ritmo di un altro tamburo. Lasciatelo seguire la musica che sente, comunque sia scandita e per quanto sia distante.

H.D. THOREAU

Immaginate. Anni Cinquanta. Una cittadina di uno stato segregazionista. La vita scorre lenta, scandita dallo stesso ritmo di sempre. Da quelle regole che, perpetrate per decenni, sanciscono una linea di separazione tra bianchi e neri che, pur vivendo a stretto contatto, nella vita pubblica devono mantenere ciascuno le proprie posizioni: chi al di là, chi al di qua di questo confine, invisibile eppure così tangibile. I neri sono ora uomini liberi, non più schiavi, ma quelle catene con cui arrivarono i loro avi, non più visibili, li tengono ancora soggiogati al potere dell’uomo bianco, in una società in cui passare inosservati è una garanzia di sopravvivenza.

Cosa accadrebbe se un giorno, all’improvviso, come un fiume silenziosamente dirompente, tutti i neri abbandonassero il loro lavoro, le loro case, i loro terreni, per migrare al nord? Questa è la brillante e provocatoria ipotesi sulla quale William Melvin Kelley costruisce il suo romanzo pubblicato negli USA nel 1962, durante una delle fasi più accese delle lotte per i diritti civili degli afroamericani.

Non una rivolta, nessun tumulto. Nessun predicatore o leader politico. Un nome soltanto: Tucker Caliban. Un nero al servizio, come suo padre e i suoi antenati, nella piantagione della famiglia Willson di cui è riuscito ad acquistarne un appezzamento. Basso, occhialuto, taciturno, servizievole. Un giovedì, sotto gli occhi increduli di alcuni suoi concittadini, inizia a spargere sale sul raccolto, uccide il suo bestiame, dà fuoco alla sua casa e con la sua famiglia parte per sempre. Cosa può averlo spinto ad agire il quel modo? Quale demone l’avrà posseduto? Follia? No: coraggio, amor proprio, dignità. Questa sua azione provocherà a effetto domino, la dipartita di tutte le famiglie di colore della cittadina.

Il racconto si sviluppa attraverso la voce di personaggi di varia estrazione sociale. La serie di reazioni all’ inaspettato comportamento di Tucker, mette a nudo il loro rapporto intrinseco e contraddittorio nei confronti della questione razziale. In primis la famiglia dei Willson, dalle idee piuttosto progressiste per l’epoca. Saranno in grado di credere fino in fondo ai loro ideali? Il gruppo di uomini bianchi, mezzadri e sfaccendati sgrammaticati che si ritrova ogni giorno a ciondolare sulla veranda dello store Thomason. Increduli assistono alla migrazione in massa dei neri senza riuscire a comprenderne la vera causa. Dove li condurrà la rabbia e l’angoscia scatenate dal profondo senso di vacuità che a poco a poco comincerà a impadronirsi di loro?

Il gesto di Tucker Caliban avrà ripercussioni anche sul reverendo Bradshaw, dai tempi dell’università militante per i diritti dei neri. Una vita spesa per la lotta in favore dei più deboli, una carriera costruita sulla difesa degli ideali di libertà e riscatto per il suo popolo, per poi vedere la Sua causa sfuggirgli di mano: rimpiange di non essere stato lui l’iniziatore, di non essere lui alla guida di una mobilitazione così imponente. In qualche modo anche il reverendo aveva qualcosa da guadagnare dalla condizione di subalternità dei neri: a chi avrebbe dato conforto se il suo popolo si fosse una volta per tutte riscattato?

la scelta di Tucker Caliban, sarà l’atto risolutore che cambierà per sempre, nel bene o nel male, le vite dei personaggi. Non serve nessuna organizzazione, nessun leader politico, nessun dio. Il singolo individuo è l’unico che possa spezzare le catene che lo tengono soggiogato. Non c’è tempo per i discorsi, non è tempo di pensare alla ragione o al torto. Bisogna farlo e basta, come unica ed estrema azione per porre fine allo sfruttamento ed essere finalmente padroni del proprio destino.

Chiunque, chiunque si può liberare dalle catene. Quel coraggio, per quanto sia nascosto in profondità, aspetta sempre di essere chiamato fuori.

Tucker Caliban aveva sentito questa chiamata, dirompente come il ruggito di una tigre. Quale sarà stato l’evento scatenante di questa consapevolezza? Si rende conto di aver perso qualcosa, quella cosa che prima di allora non aveva mai pensato di avere.

Tradotto e pubblicato per la prima volta in Italia da NN Editore nel 2019, “Un Altro Tamburo” di William Melvin Kelley è stato per me una rivelazione. L’autore, attraverso un uso del linguaggio fortemente realistico, attribuisce vita e spessore alle storie dei personaggi. Con grande maestria riesce a far entrare il lettore nella loro psicologia, a volte senza nemmeno farli parlare. Il linguaggio di Kelley penetra, come una freccia, dritto al cuore del lettore.

Una narrazione ricca di sfumature, di metafore e messaggi profondi. Un inno alla libertà, al riscatto di se stessi e alla dignità umana. La presa di coscienza di un popolo che marcia verso l’autodeterminazione, al ritmo di un altro tamburo.

🖤

Titolo: Un Altro Tamburo
Autore: William Melvin Kelley
Traduttore: Martina Testa
Casa Editrice: NN Editore
Anno di edizione: 2019
Genere: narrativa moderna, contemporanea
Pagine: 256
Voto: 5/5

William Melvin Kelley (1937-2017) è stato un autore afroamericano, esponente del Black Arts Movement. Dopo aver studiato Letteratura inglese ad Harvard, nel 1962 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Un Altro Tamburo, che gli è valso il Rosenthal Foundation Award e il John Hay Whitney Foundation Award. Autore di romanzi e racconti, giornalista e professore universitario, nelle sue opere ha esplorato il tema della segregazione razziale e della discriminazione.