La Biblioteca di Parigi – Janet Skeslien Charles. Garzanti

Perché i libri? Perché nessun’ altra cosa possiede quella facoltà mistica di riuscire a far guardare la gente con gli occhi degli altri.

E’ attraverso gli occhi della giovane Odile, la protagonista de La Biblioteca di Parigi, che mi si sono spalancate le porte dell’American Library i cui dipendenti e volontari, durante l’occupazione nazista, fecero di tutto per tenerla aperta, mettendo anche a repentaglio la propria vita, sfidando il divieto di far circolare i libri. Grazie al loro coraggio e alla loro tenacia la cultura ha continuato a circolare, portando un po’ di luce in quello che si stava delineando come uno dei periodi più bui della nostra storia. Il personale straniero e gli utenti della Library erano considerati “stranieri nemici” dagli occupanti tedeschi e molti furono internati. Si pensa, ma non è stato documentato, che la biblioteca sia anche servita come rifugio per nascondere e quindi salvare alcune famiglie ebree.

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Bassa Marea – Enrico Franceschini. Rizzoli Editore [Collaborazione]

Il mare prende, il mare dà.

Un mattino di primavera, durante la sua solita corsa lungo la spiaggia di Borgomarina, Andrea Muratori detto Mura, giornalista in pensione squattrinato, trova sulla riva il corpo di una donna più morta che viva ma che ancora respira. Siamo in Romagna, la West Coast italiana. Tra piadine, Sangiovese e bagnasciuga, un clan di mafiosi calabresi traffica schiave del sesso e immigrati cinesi spacciano erba. In questo contesto fatto di lustri e ombre toccherà a Mura risolvere il mistero che si cela dietro il passato di Sasha, la russa restituita dalle onde. Chi trova un amico trova un tesoro e Mura sa che mai luogo comune fu più veritiero. Non lo lasceranno infatti solo i suoi amici storici, compagni dai tempi del liceo, con cui ha condiviso una vita intera: dai giorni adolescenziali in piena eruzione ormonale, alle partite di basket, alle cene e…alle donne, con annessi gioie e dolori, s’intende. Personaggi irresistibili e pittoreschi, ce n’è per tutti i gusti: il Barone spara balle di turno, il Professore permaloso, l’Ingegnere saputello nonché repubblicano inconfessato. Come i tre moschettieri il loro motto è “uno per tutti e tutti per uno”, che poi non erano quattro? Manca in fatti “l’arterio”: Mura per l’appunto.

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La Prossima Volta il Fuoco – James Baldwin

Noi non saremo liberi fino a quando gli altri non lo saranno.

Sono dirompenti le parole con cui James Baldwin apre uno squarcio all’interno della questione razziale, parole che trasudano una profondità di pensiero che solo può derivare da una memoria scritta sulla propria pelle. Passando attraverso la sua esperienza autobiografica, l’autore punta al cuore del controverso e infuocato dibattito che ha attraversato gli Stati Uniti negli anni ’60 riguardo alla lotta per i diritti civili. Momento che ha segnato una tappa fondamentale verso l’emancipazione del popolo afroamericano.

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Ma quanto è bello farsi raccontare una storia?

In Italia gli audiolibri stanno riscontrando una crescita esponenziale. Ormai il 14% degli italiani ne è fruitore abituale. Al primo posto in Europa la Germania, seguono Polonia e Regno Unito. ⁠Tra i paesi del sud del Mediterraneo l’Italia ha il tasso di crescita più alto.

Gli audiolibri forniscono nuove occasioni per leggere, anche per i lettori forti. Possono tornare utili a chi viaggia molto, essere ascoltati in macchina, mentre si corre al parco, mentre si cucina, la sera per rilassarsi prima di andare a letto o, come a volte mi capita, di notte quando non riesco a dormire! 😉 . I formati ibridi audio-ebook (Il Narratore) possono tornare molto utili per i vostri bambini che stanno imparando a leggere, per gli stranieri che vogliono studiare la nostra lingua, ma anche per tutti coloro che vogliono cimentarsi con una lingua straniera ascoltando un libro.

C’è tuttavia una distinzione da fare: gli audiolibri sono romanzi che vengono letti, spesso da attori famosi, i podcast invece vengono scritti appositamente e costituiscono al momento un mercato più ristretto rispetto a quello degli audiolibri.⁠

Dove trovarli? Ecco alcuni suggerimenti:⁠


-Audible e Storytell. Sono distributori di audiolibri e producono titoli a loro volta. Propongono una formula stile Netflix con abbonamento mensile. Solitamente propongono una prova gratuita. Sono disponibili anche in applicazioni per smartphone. ⁠

Emons Edizioni, Salani Editore, Il Narratore

-Su Radio Rai 3 si possono ascoltare online i podcast della trasmissione “Ad Alta Voce” in cui attori famosi leggono libri. ⁠

-Ci sono anche piattaforme per scaricare gratuitamente e legalmente gli audiolibri tra queste:

Libroaudio.it dove si possono scaricare audiobook per ragazzi narrati da Ginzo Robiginz arricchiti da effetti sonori e suoni buffi;

Librivox è un sito no profit americano, in cui si possono reperire i classici della letteratura internazionale, letti dai volontari che sostengono l’iniziativa. Gli audiobook disponibili sono in varie lingue, tra cui c’è anche l’italiano.

Nel sito Audiolibri.org è possibile scaricare 3000 audiolibri in modo gratuito, di cui 1800 in lingua italiana.


Per me sono stati una vera e propria rivelazione! ⁠

Viaggiando molto per lavoro quello degli audiolibri si sta rivelando un sistema estremamente piacevole di scoprire nuovi romanzi!! ⁠


A questo proposito, a partire da questo mese, sul mio blog verrà dedicata una sezione agli audiolibri ascoltati, recensiti e consigliati da me!!⁠

❣️Voi li ascoltate?? Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate!! ❣️⁠

🖤

Intervista a Yannick Roch, autore de “Il Maestro dei Morti”, Les Flâneurs Edizioni, 2017

Il Maestro dei Morti” rappresenta il tuo esordio letterario con Les Flâneurs Edizioni. Com’è nata l’idea di scrivere questo libro?

La nascita de “Il Maestro dei morti” è paradossale: l’avevo scritto per il primo concorso letterario organizzato dalla casa editrice nel 2015, anno nel quale avevo avuto molte delusioni a livello della scrittura con delle bocciature in altri concorsi. Quando una persona

mi ha segnalato quello organizzato dai “Flâneurs”, mi ci sono buttato dicendomi che sarebbe stata l’ultima volta! Quindi ho abbandonato il mondo del Fantasy (e dei suoi vari sottogeneri) per cimentarmi nella scrittura di un giallo “vecchio stile”, lontano dagli odierni romanzi, film e serie TV. Ho voluto portare il giallo alle sue origini (Gaboriau, Poe…) nella città di Lecoq e Dupin (anche se non conosco molto Parigi: la mia ultima visita risale al 2001 per una gita scolastica), con un investigatore ispirato ad Holmes ma con molti tratti personali e alle prese con il caso della scomparsa di una persona. Come ho detto prima, la nascita di questo libro è paradossale perché doveva essere il mio ultimo lavoro, ma ha inaugurato l’inizio di una vita da scrittore, anche se non professionale!

Quali sono gli elementi che maggiormente ricerchi nella tua scrittura, nel tuo stile?

Per me, il realismo è importante: ogni personaggio deve essere più di un nome e un cognome, deve essere una persona con il suo passato, le sue motivazioni, la sua ragione di esistere nella storia e qualche dettaglio che lo caratterizza (come gli occhi gialli di Renard, il caratteraccio di Rosalie e la superbia di François, ad esempio), senza pertanto farne una descrizione millimetrica… Il lettore deve anche lasciar correre la propria immaginazione! Anche i luoghi sono molto importanti: non faccio descrizioni molto approfondite perché voglio che chi legge possa immaginarsi la scena come lo desidera, ma con qualche paletto. Poi, naturalmente, se scelgo un’ambientazione specifica, insisto un po’ di più sui particolari. La trama è fondamentale: come in ogni libro (e non solo per i gialli), ci devono essere delle pieghe e delle zone d’ombra che porteranno a qualche colpo di scena, ma senza  prendere il lettore alle spalle: bisogna che l’autore semini qualche indizio, senza svelare troppo.

Insegnante di lingua francese, traduttore, sei anche ideatore del blog Inchiostronoir. Da dove nasce tua la passione per questo genere?

Forse sarà l’imprinting del film “Basil l’investigatopo” e, più tardi, dell’anime “Il fiuto di Sherlock Holmes“! (risata). Sono appassionato dalle storie dei detective di finzione (supereroi inclusi), dai loro nemici (uno come Mortiarty ha sempre il suo fascino) e dalle storie nelle quali il mistero fa la parte del leone. Stranamente, il mio lavoro d’insegnante di lingua francese e di traduttore mi obbliga ad essere un po’ detective: sono “casi” da risolvere, tutti differenti (fare lezioni ad un adulto per lavorare all’estero non è come preparare un ragazzo all’esame di certificazione B2) e nei quali devo inquadrare ogni profilo per arrivare ai risultati migliori (ogni studente è diverso da un altro). Inoltre, la traduzione può trasformarsi in una vera indagine per riuscire a trascrivere con la parola giusta nell’altra lingua… e non sono ammessi errori! Il blog “Inchiostronoir” è nato per promuovere “Il Maestro dei morti“, ma ho capito che un blog è un vero punto d’incontro con i lettori (o futuri lettori). Quindi, parlo di molte cose (libri, fumetti, giochi vari), ci sono delle recensioni e segnalazioni, interviste e consigli per gli autori con dei bandi per i concorsi letterari. Naturalmente, si parla anche dell’universo del giallo e la serie di articoli “I protagonisti del giallo” è molto letta. 

C’è stato un libro, o un personaggio letterario, che più di altri, ti ha fatto appassionare alla scrittura e ha fatto nascere in te il desiderio di diventare uno scrittore?

Un libro, no. Ma i libri, sì: credo che sia stato l’amore per la lettura che ho fin da piccolo ad avermi contagiato con la passione per la scrittura. Da adolescente mi piaceva scrivere piccoli racconti (anche se ora non me li ricordo più), poi mi sono appassionato ai vari wargames e successivamente ai giochi di ruolo che mi hanno aiutato in questo senso. Ma è stata la lettura dei romanzi dell’autore francese Serge Brussolo (prima i noir, poi la fantascienza) ad avermi dato la spinta per voler scrivere “sul serio”, con il sogno di essere pubblicato un giorno.

Uno sguardo al futuro. Altri progetti in vista? Puoi fornirci qualche anticipazione?

Vorrei continuare con le inchieste di Renard e Tortue: vari lettori e recensori hanno espresso il loro desiderio di tornare in questa Francia di quasi 90 anni fa, con le sue luci e le sue ombre. Se vogliamo parlare di progetti concreti, direi che tutto dipende da Alessio Rega,  il mio editore. In un futuro non determinato, mi piacerebbe scrivere ancora delle inchieste per il mio duo (le idee ci sono), ma forse anche qualcosa di genere Steampunk, di supereroi (ce ne sono davvero pochi nella letteratura) o un librogame, ma questo è un altro paio di maniche.

🖤 LEGGI LA RECENSIONE DE “IL MAESTRO DEI MORTI” ! 🖤

Un Altro Tamburo – William Melvin Kelley [Collaborazione con Thrillernord.it]

Se un uomo non marcia allo stesso passo dei suoi compagni, forse è perché sente il ritmo di un altro tamburo. Lasciatelo seguire la musica che sente, comunque sia scandita e per quanto sia distante.

H.D. THOREAU

Immaginate. Anni Cinquanta. Una cittadina di uno stato segregazionista. La vita scorre lenta, scandita dallo stesso ritmo di sempre. Da quelle regole che, perpetrate per decenni, sanciscono una linea di separazione tra bianchi e neri che, pur vivendo a stretto contatto, nella vita pubblica devono mantenere ciascuno le proprie posizioni: chi al di là, chi al di qua di questo confine, invisibile eppure così tangibile. I neri sono ora uomini liberi, non più schiavi, ma quelle catene con cui arrivarono i loro avi, non più visibili, li tengono ancora soggiogati al potere dell’uomo bianco, in una società in cui passare inosservati è una garanzia di sopravvivenza.

Cosa accadrebbe se un giorno, all’improvviso, come un fiume silenziosamente dirompente, tutti i neri abbandonassero il loro lavoro, le loro case, i loro terreni, per migrare al nord? Questa è la brillante e provocatoria ipotesi sulla quale William Melvin Kelley costruisce il suo romanzo pubblicato negli USA nel 1962, durante una delle fasi più accese delle lotte per i diritti civili degli afroamericani.

Non una rivolta, nessun tumulto. Nessun predicatore o leader politico. Un nome soltanto: Tucker Caliban. Un nero al servizio, come suo padre e i suoi antenati, nella piantagione della famiglia Willson di cui è riuscito ad acquistarne un appezzamento. Basso, occhialuto, taciturno, servizievole. Un giovedì, sotto gli occhi increduli di alcuni suoi concittadini, inizia a spargere sale sul raccolto, uccide il suo bestiame, dà fuoco alla sua casa e con la sua famiglia parte per sempre. Cosa può averlo spinto ad agire il quel modo? Quale demone l’avrà posseduto? Follia? No: coraggio, amor proprio, dignità. Questa sua azione provocherà a effetto domino, la dipartita di tutte le famiglie di colore della cittadina.

Il racconto si sviluppa attraverso la voce di personaggi di varia estrazione sociale. La serie di reazioni all’ inaspettato comportamento di Tucker, mette a nudo il loro rapporto intrinseco e contraddittorio nei confronti della questione razziale. In primis la famiglia dei Willson, dalle idee piuttosto progressiste per l’epoca. Saranno in grado di credere fino in fondo ai loro ideali? Il gruppo di uomini bianchi, mezzadri e sfaccendati sgrammaticati che si ritrova ogni giorno a ciondolare sulla veranda dello store Thomason. Increduli assistono alla migrazione in massa dei neri senza riuscire a comprenderne la vera causa. Dove li condurrà la rabbia e l’angoscia scatenate dal profondo senso di vacuità che a poco a poco comincerà a impadronirsi di loro?

Il gesto di Tucker Caliban avrà ripercussioni anche sul reverendo Bradshaw, dai tempi dell’università militante per i diritti dei neri. Una vita spesa per la lotta in favore dei più deboli, una carriera costruita sulla difesa degli ideali di libertà e riscatto per il suo popolo, per poi vedere la Sua causa sfuggirgli di mano: rimpiange di non essere stato lui l’iniziatore, di non essere lui alla guida di una mobilitazione così imponente. In qualche modo anche il reverendo aveva qualcosa da guadagnare dalla condizione di subalternità dei neri: a chi avrebbe dato conforto se il suo popolo si fosse una volta per tutte riscattato?

la scelta di Tucker Caliban, sarà l’atto risolutore che cambierà per sempre, nel bene o nel male, le vite dei personaggi. Non serve nessuna organizzazione, nessun leader politico, nessun dio. Il singolo individuo è l’unico che possa spezzare le catene che lo tengono soggiogato. Non c’è tempo per i discorsi, non è tempo di pensare alla ragione o al torto. Bisogna farlo e basta, come unica ed estrema azione per porre fine allo sfruttamento ed essere finalmente padroni del proprio destino.

Chiunque, chiunque si può liberare dalle catene. Quel coraggio, per quanto sia nascosto in profondità, aspetta sempre di essere chiamato fuori.

Tucker Caliban aveva sentito questa chiamata, dirompente come il ruggito di una tigre. Quale sarà stato l’evento scatenante di questa consapevolezza? Si rende conto di aver perso qualcosa, quella cosa che prima di allora non aveva mai pensato di avere.

Tradotto e pubblicato per la prima volta in Italia da NN Editore nel 2019, “Un Altro Tamburo” di William Melvin Kelley è stato per me una rivelazione. L’autore, attraverso un uso del linguaggio fortemente realistico, attribuisce vita e spessore alle storie dei personaggi. Con grande maestria riesce a far entrare il lettore nella loro psicologia, a volte senza nemmeno farli parlare. Il linguaggio di Kelley penetra, come una freccia, dritto al cuore del lettore.

Una narrazione ricca di sfumature, di metafore e messaggi profondi. Un inno alla libertà, al riscatto di se stessi e alla dignità umana. La presa di coscienza di un popolo che marcia verso l’autodeterminazione, al ritmo di un altro tamburo.

🖤

Titolo: Un Altro Tamburo
Autore: William Melvin Kelley
Traduttore: Martina Testa
Casa Editrice: NN Editore
Anno di edizione: 2019
Genere: narrativa moderna, contemporanea
Pagine: 256
Voto: 5/5

William Melvin Kelley (1937-2017) è stato un autore afroamericano, esponente del Black Arts Movement. Dopo aver studiato Letteratura inglese ad Harvard, nel 1962 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Un Altro Tamburo, che gli è valso il Rosenthal Foundation Award e il John Hay Whitney Foundation Award. Autore di romanzi e racconti, giornalista e professore universitario, nelle sue opere ha esplorato il tema della segregazione razziale e della discriminazione.

Intervista a Liliana Marchesi autrice di “Cavie”, La Corte Editore, 2019

Quello di scrivere è sempre stato un sogno nel cassetto, o è stata una passione rivelatasi nel tempo? Come sei diventata scrittrice?

La passione per la scrittura è sempre stata dentro di me. Si è nascosta a lungo nei meandri del mio cuore come un animale dormiente, finché un giorno

ha deciso che ne aveva abbastanza del silenzio. Da allora sono trascorsi 10 anni, e la sua necessità di mostrarsi si fa sempre più insistente.

Dopo aver mosso i primi passi nel genere Paranormal Romance, ti sei dedicata principalmente al genere distopico. Qual è stata la scintilla che ha fatto nascere l’amore per questo genere letterario?

Nel genere Distopico mi ci sono ritrovata quasi per caso, ma ho da subito riconosciuto questo genere come “casa”. Le possibilità di comunicazione che offre la distopia sono infinite, così come le sfumature di cui è fatta.

Il tuo processo di scrittura è sempre stato lo stesso per ogni tuo libro o ciascuna storia ti ha posto sfide o metodologie differenti?

Dal primo romanzo all’ultimo sono cambiate molte cose. E attraverso questi nove romanzi sono cresciuta molto, sia come autrice che come persona. Ogni storia mi rende più consapevole di ciò che so fare e di ciò che invece devo ancora imparare. Ma quando ci sono passione e determinazione, il processo di crescita è un’evoluzione naturale, che ha bisogno di studio, ma naturale.

Come è nata l’idea di Cavie?

L’idea di Cavie è nata dalla mia convinzione che ciò che ci è dato sapere, parlo di cose terrene e non paranormali, è solo la punta dell’iceberg. Infatti in Cavie, uno dei protagonisti è l’ignoto.

Scrittrice, sei anche redattrice e fondatrice di leggeredistopico.com. Collabori con altri siti di divulgazione letteraria, con librerie e anche con una radio. Sicuramente attività che richiedono molto tempo e dedizione. Oltre a queste attività, sei anche moglie e madre. Come riesci a conciliare questi due ruoli con quello di donna lavoratrice?

Non è sempre stato facile. Ci sono stati momenti in cui il tilt era garantito di tanto in tanto, ma se impari a organizzarti e sei hai la fortuna di avere accanto persone che comprendono quanto la scrittura sia parte di te, allora tutto è possibile!

Uno sguardo al futuro. Qualche anticipazione sui tuoi prossimi lavori? Un nuovo romanzo? Personalmente spero in un Cavie 2…! 😉

Ahimè non posso dare anticipazioni, ma chi mi segue da un po’ sa che ho sempre qualcosa che bolle in pentola 😉

🖤 LEGGI LA RECENSIONE DI “CAVIE”! 🖤